In attesa del film Klimt & Schiele. Eros e Psiche, nelle sale il 22, 23 e 24 ottobre

Storia di un celebre bacio: il capolavoro di Klimt visto da vicino

Gustav Klimt, Il Bacio, 1907-1908, Österreichische Galerie Belvedere, Wien | Courtesy of Österreichische Galerie Belvedere
 

Samantha De Martin

17/10/2018

Un uomo e una donna inginocchiata su di un prato fiorito, gli occhi chiusi dal piacere intenso scaturito da un momento estatico, si abbandonano a un appassionato bacio, circondati da una pioggia di stelle, come in una favola fuori dal tempo.
Ha qualcosa di magnetico questo Il Bacio, tra i più celebri della storia dell’arte, realizzato da Gustav Klimt tra il 1907 e il 1908 e conservato alla Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.

Per soli tre giorni, il 22, 23 e 24 Ottobre lo si potrà ammirare da vicino, sul grande schermo, nelle sale di tutta Italia in occasione del film Klimt & Schiele. Eros e Psiche, l'ultima produzione firmata 3D Produzioni e Nexo Digital. Un appuntamento della stagione della Grande Arte al Cinema, che guiderà lo spettatore tra i più rappresentativi musei della capitale austriaca - e naturalmente anche al Belvedere dove Il Bacio è custodito - ripercorrendo un periodo di intenso fermento per l’arte, la letteratura, la musica.
 FOTO: Klimt & Schiele. Eros e Psiche - Erotismo nell'arte viennese del primo '900
Se si potesse ascoltare Il Bacio di Klimt avrebbe la potenza di un'opera di Richard Strauss e precisamente di quella Salomè che, nel maggio del 1906, destò non poco scandalo nella Vienna benpensante che la bandì come il parto di una natura sessualmente perversa. E mentre l’Austria, profondamente cattolica storceva il naso di fronte a quell’opera inaccettabile, Klimt ne fu ispirato e dopo poco realizzò Il Bacio, il suo capolavoro.

In questa luminosa atmosfera cosmica dominata dal colore oro, che caratterizza tutta la produzione del «periodo aureo» dell’artista, l’uomo, stretto nella sua tunica a mosaico - dove i motivi allungati e rettangolari alluderebbero alla forma degli spermatozoi - cinge la sua amata, protendendosi verso di lei nell’atto di stringerle la testa con dolcezza.
La veste della donna è costellata di motivi circolari, probabilmente una chiara allusione alla cellula uovo. Sebbene il tema delle passioni fosse già ampiamente presente in buona parte della produzione klimtiana è solo in questo capolavoro che attraverso l’inteso amplesso, l’artista riesce a celebrare in pittura il trionfo della potenza vivificatrice dell’eros. Una forza capace di trascendere e superare la dicotomia tra l’universo maschile e quello femminile in un fuggente attimo di sympatheia amorosa.
E anche se i confini tra i due emergono dalle mani nodose e affusolate dell'uomo, in contrasto con la lucentezza femminile della pelle, dalla diversità dei motivi e dei colori sulle vesti, la netta separazione viene superata grazie all'utilizzo dallo sfondo oro - invenzione tecnica del maestro - che avvolge le due figure.

Il Bacio di Klimt sarà presto reinterpretato dal suo pupillo Egon Schiele che riprenderà il tema caricandolo tuttavia di un contenuto esplosivo. A baciarsi non saranno più due giovani amanti ma un cardinale e una suora. Un’immagine sacrilega, inaccettabile per l’Austria del tempo, ma assolutamente rispondente ai precetti rivoluzionari della Secessione viennese, il movimento di avanguardia che per primo aveva interpretato il malessere e l’inquietudine del tempo, mettendo allo specchio l'anima e le passioni dell'uomo del Novecento.


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