Dal 7 agosto al 24 gennaio al MASI Lugano Museo d’arte della Svizzera italiana

Umberto Boccioni verso la liberazione futurista. Presto una mostra a Lugano

Umberto Boccioni, Ritratto femminile, 1911, Olio su tela Collezione della Fondazione Cariverona, Italia
 

Samantha De Martin

10/07/2026

Mondo - “Cerco, cerco, cerco, e non trovo. Troverò?”
Questo interrogativo, annotato in una pagina del suo diario nel marzo 1907 racchiude tutta l’inquietudine di Umberto Boccioni in quegli anni.
E questa domanda attraversa, come un filo conduttore, la mostra che dal 7 agosto al 24 gennaio il MASI Lugano Museo d’arte della Svizzera italiana accoglierà nell’ambito del ciclo di approfondimenti sulla storia dell’arte del Ticino e delle sue collezioni con un focus dedicato a Umberto Boccioni.
Il percorso si concentra su una fase decisiva dell’evoluzione artistica del pittore, restituendo le tensioni, le incertezze e le contraddizioni immediatamente precedenti alla sua adesione al movimento futurista, di cui fu tra i principali fondatori e teorici. Dalle prime prove del 1903-1904 al difficile triennio 1907-1909 fino alle soluzioni formali e compositive del 1911, il progetto espositivo cristallizza quindi la traiettoria artistica di Boccioni, dal progressivo superamento della lezione divisionista con i temi paesaggistici e rurali, alla definizione di un linguaggio nuovo, in grado di dare forma alla modernità e al dinamismo della vita contemporanea.

In mostra al MASI è possibile sfogliare un corpus di quindici lavori: un nucleo di dipinti prefuturisti donati alla città di Lugano dagli eredi di Gabriele Chiattone, sostenitore e committente dell’artista durante gli anni milanesi, e una selezione di opere cardine dei primi anni futuristi provenienti da importanti collezioni pubbliche e private.


Umberto Boccioni, Campagna romana o Meriggio, 1903, Olio su tela Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano, Donazione Chiattone

Per il luganese Chiattone, titolare di una stamperia a Milano, l’artista aveva infatti realizzato diversi progetti grafici tra il 1907 e il 1909, anni cruciali del suo percorso, segnati da incertezze economiche e dalla difficile ricerca di un nuovo linguaggio pittorico, a cui avrebbe posto termine solo la svolta futurista nel 1910. Dalle annotazioni del suo diario del 1907 emerge un giovane artista nauseato da quel «sentimentalismo moderno» popolato da campi, quiete, boschi e casette, e desideroso piuttosto di dipingere «il nuovo» e il «tempo industriale».

«Campagna romana o Meriggio», del 1903, una delle sue prime prove a olio, nasce nel solco del divisionismo e risente ancora della lezione di Giacomo Balla, maestro di Boccioni in quegli anni romani, durante i quali frequenta anche l’Accademia di Belle Arti. Prima della vendita a Chiattone Boccioni interviene nuovamente sul dipinto con una pennellata più rapida e decisa che esalta la brillantezza del colore e sembra segnare un primo allontanamento dal divisionismo realista del maestro. Se nel dipinto «Campagna lombarda» o «Sinfonia campestre» del 1908 pennellate di colore puro riproducono in maniera meticolosa e attenta le diverse tipologie di piante e insetti, in altri lavori si insinua una visione diversa dello scorcio paesaggistico. In «Casolare» (1908), la pennellata filamentosa restituisce la visione in movimento del paesaggio, colto dal finestrino di un treno.

In «Treno che passa» (1908) la sagoma di un convoglio a vapore irrompe nella scena come un’ombra fuggevole imprimendo un forte senso di dinamismo che sembra preludere a successivi temi futuristi. Nel celebre «Nudo di spalle» (Controluce) del 1909, in cui l’artista ritrae la madre Cecilia Forlani, l’ansia compositiva di Boccioni si risolve nella totale eliminazione dell’ambientazione di sfondo attraverso la luce, che trasfigura il dato visivo in senso poetico.


Umberto Boccioni, Nudo di spalle (Controluce), 1909, Olio su tela Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Collezione L.F.

"A partire dalla fine del 1911 (fino a esaurimento nel 1914) - sottolinea la curatrice della mostra Cristina Sonderegger - la svolta al Futurismo di Boccioni appare definitivamente compiuta. Con il prosieguo delle ricerche apre nuovi orizzonti trovando, forse, soprattutto in ambito plastico gli esiti più originali e unici". Nel dipinto «Visioni simultanee» Boccioni si misura con la possibilità di rappresentare simultaneamente “le forme dell’ambiente esterno intessute all’estensione temporale della realtà interiore”. Questa visione nasce dal confronto con la lezione cubista, scoperta dall’artista durante il soggiorno parigino dell’autunno 1911, espressione del clima culturale del tempo, segnato dal progresso scientifico e dalla nuova coscienza della quarta dimensione elaborata da Einstein.

 
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