Un programma ampio e vitale che punta sulla ricerca

Il MaXXI accende i motori: 17 mostre nel 2016

YAP MAXXI – Orizzontale, 8 ½, foto Musacchio Ianniello courtesy Fondazione MAXXI
 

Ludovica Sanfelice

24/02/2016

Roma - La grande manovra del 2015 aveva riguardato l'accessibilità della Collezione, esposta in forma permanente e gratuita anche grazie all'ingresso nel CdA di Enel in qualità di primo socio fondatore privato della Fondazione. Il MaXXI adesso corre alla velocità della luce e non si ferma se non per stringere la mano al 2016 e presentarsi con un programma ampio ma dal tiro preciso: 17 rassegne tra impegno sociale, ricerca, qualità, condivisione e collaborazioni internazionali.

Si va da Jimmie Durham a Pier Luigi Nervi, da Amos Gitai a WIlliam Kentridge, dal Superstudio ad Alvaro Siza. E il cammino è punteggiato di eventi come il focus su Beirut e il Libano o l'omaggio ai 70 anni della Repubblica con la mostra fotografica "L'Italia ci guarda" dedicata al nostro Paese osservato e immortalato da grandi fotografi italiani e internazionali come Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Franco Fontana, Gianni Berengo Gardin, Hiroshi Sugimoyo, Armin Linke, Jordi Bernadò, Massimo Vitali e altri.

Il direttore artistico Hou Hanru è un giocatore di squadra e insieme allo staff del MaXXI Arte e del MaXXI Architettura adotta strategie per la creazione di un museo aperto che sia protagonista e partecipe del dibattito politico e culturale con iniziative esemplari come quelle dedicate al bacino del Mediterraneo e al Medioriente volte ad abbracciare i temi dell'immigrazione, dell'accoglienza, della sostenibilità, dell'urbanizzazione che al MaXXI trovano voce attraverso esposizioni collettive e personali, incontri e progetti speciali.

L'arte, del resto, può e deve farsi strumento di diplomazia culturale. Le sue pratiche sono il laboratorio del futuro, come dice Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI. E il confronto con le sfide della realtà di oggi è la linea inseguita da Hanru anche attraverso acquisizioni, installazioni site specific, con retrospettive mirate a valorizzare il lavoro di chi si è fatto interprete di temi attuali e con programmi di sostegno per giovani talenti elaborati attraverso importanti partnership con istituzioni internazionali come MoMA e MoMA PS1, MMCA di Seul e Constructo di Santiago del Cile.

E tra i progetti speciali, una mostra dedicata alla cooperazione italiana in Iraq a difesa del patrimonio culturale; i focus temporanei di Expanding Horizons che stabiliscono un dialogo tra le maggiori collezioni corporate e private nazionali e
internazionali e l’allestimento permanente della Collezione MAXXI; la divisione The Independent concentrata sui gruppi indipendenti italiani e internazionali che “fanno cultura” fuori dalle dinamiche tradizionali.

E' stato concretamente attivato un modello di ricerca a tutto campo che accende diversi radar e promuove il MaXXI tra le eccellenze lavorando con impegno anche sulla rete di collaborazioni del Museo nel mondo. Una rete tessuta con la produzione e coproduzione di mostre esposte in luoghi di prestigio. E' già successo con "Bellissima. L'Italia dell'alta moda 1945-1968" attualmente in programma al Museo NSU di Fort Lauderdale - Miami; con "HUANG YONG PING. Bàton Serpent" co-prodotta e riallestita al Red Brick Art Museum di Beijing e al Power Station of Art di Shangai; con "OLIVO BARBIERI. Immagini 1978-2014" in programma al Centro Culturale Recoleta di Buenos Aires dal prossimo 2 marzo: e con "AMOS GITAI. Chronicle of an Assassination Foretold", coprodotta con il museo BOZAR di Bruxelles, che apre in Belgio il 17 giugno 2016.

Ques'ultimo appuntamento offre lo spunto per tornare sulla specifica posizione di avamposto che il MaXXI si incarica di coprire con i suoi studi sul Mediterraneo e il Medioriente a cui si faceva accenno poco fa e a cui vale la pena dedicare attenzione. In questo segmento unico si inseriscono "Unedited History. Iran 1960 - 2014" la mostra sull’arte contemporanea in Iran realizzata nel 2014/15 ; "Istanbul. Passione, gioia, furore", in corso fino al 30 aprile 2016, il progetto di GITAI appunto, e nel 2017, la mostra sulla scena artistica contemporanea di Beirut e del Libano e l’esposizione dei capolavori del TMOCA di Teheran, con opere di Francis Bacon, Jackson Pollock, Andy Warhol, Alberto Giacometti, Mark Rothko, alcune delle quali mai uscite prima dal Paese.

A questo si aggiungano i Public Programs portati avanti attraverso talks e lezioni come Le Storie dell'Arte, Le Storie dell'Architettura, le Conversazioni d'Artista, Le Storie della Fotografia, Le Storie del Design, tutti arricchiti dalla presenza di esperti, accademici e artisti, oltre ai laboratori, i progetti legati all'educazione.

L'arte NON è morta. Viva l'arte.

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