Riforma Franceschini

Paolucci sulle nomine dei 20 direttori dei Musei: "provincialismo esterofilo"

Il Prof. Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani nella Cappella Sistina. Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei
 

L.Sanfelice

21/08/2015

Roma - “Mi pare che tutta l'operazione portata avanti da Franceschini denunci un atteggiamento di grande provincialismo esterofilo. L'amministrazione italiana dei beni culturali è di assoluta qualità ed è lì dentro che bisognava selezionare i migliori”.

L’AdnKronos raccoglie il pensiero del direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, sulle nomine dei nuovi 20 direttori dei principali musei del nostro Paese, 7 dei quali stranieri. Gli incarichi assegnati per effetto della riforma Franceschini, hanno diviso il mondo dell’arte. Il caso più eclatante riguarda l’arrivo alla Galleria degli Uffizi del tedesco Eike Schmidt in sostituzione di Antonio Natali che lascia la guida del più importante museo italiano senza celare il proprio disappunto.

Paolucci commenta: "Se c'è un settore in cui gli italiani non hanno nulla da imparare dall'estero è proprio questo. È stata liquidata tutta una classe sovrintendenziale. È chiaro che tra gli esperti italiani del settore questa scelta è stata avvertita come una sorta di delegittimazione del funzionariato tecnico-scientifico del Mibact. Questo è dispiaciuto: è come se molti non siano stati ritenuti all'altezza”.

A queste critiche Franceschini ha già risposto dichiarando che i direttori scelti sono europei, nessuno è “straniero”, e si potrebbe far notare che lo stesso Paolucci è “straniero” nella Città del Vaticano.

Tuttavia il professore conclude: “Le mie considerazioni non tolgono nulla al fatto che alcuni di questi direttori nominati li conosco anche personalmente e so che sono bravi. E a questo punto bisognerà dargli credito e giudicare sulla base di quello che faranno”.

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