A Torino dal 18 aprile al 26 gennaio

Alla Reggia di Venaria il trionfo dell'Art Nouveau

Eugène Grasset, L'Éventail, 1897, litografia a colori, 82 x 126 cm, Londra,
Gretha Arwas Collection © Arwas Archives
 

Samantha De Martin

18/04/2019

Torino - Con la sua ode al mondo vegetale, al misticismo di una natura celebrata da forme floreali stilizzate, alla linea curva utilizzata nelle metropolitane come nei caffè, negli arredi e nelle suppellettili, l’Art Nouveau porta alla Reggia di Venaria la sua travolgente fioritura artistica.
Era il 1902 quando, proprio nella città piemontese, l’Esposizione internazionale di Arte Decorativa Moderna dava il via al Liberty in Italia.
Da oggi fino al 26 gennaio l’arte della libertà, fondata sulla rottura con l'eclettismo e lo storicismo ottocenteschi, che ha travolto il gusto, dalla pittura alla musica, verso la fine dell'Ottocento, sarà il fil rouge che guida il corpus di 200 opere provenienti dagli Arwas Archives, dalla Fondazione Arte Nova, dalla Collezione Rodolfo Caglia.

A ricreare le atmosfere e il gusto dell’epoca è un allestimento innovativo che riproduce gli ambienti abitativi della Parigi di inizio Novecento illustrandone la vita quotidiana. Il percorso offre al pubblico la riflessione intorno alle arti decorative di una ristretta élite di architetti, artisti e intellettuali che hanno avviato la stagione del Liberty in Italia e, in particolare, a Torino.

Attraverso 200 opere distribuite in cinque sezioni, la mostra Art Nouveau ripercorre gli sconvolgimenti nel campo delle arti figurative tra fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento.
La radicale visione della natura - da rifugio sicuro per gli artisti a luogo mistico, da reinterpretare all’interno di un contesto urbano in evoluzione - la donna, femme damnée, protagonista della pubblicità, con la sua femminilità fuori dai canoni, e ancora l’arte, la letteratura simbolista, il periodo intenso di esplorazione di religioni alternative, costituiscono alcuni importanti temi affrontanti dal percorso.

L’Art Nouveau inaugura la figura dell’artista-designer che sfrutta tutti i nuovi mezzi che la tecnologia mette a disposizione. Le arti decorative si avviano così verso l’affrancamento dall’essere semplicemente puro prodotto d’uso e di fattura artigianale, per accedere alla produzione seriale, se non addirittura industriale, divenendo modello e strumento dell’abitare moderno.
Da Paul Berthon ad Alphonse Mucha, da Eugene Grasset a Emile Gallè, passando per Majorelle e William Nicholso, la mostra ripercorre le produzioni di artisti e designer per poi esplorare, infine, nell’ultima sezione, la differenza tra l’Art Nouveau francese e il Liberty italiano, uno stile che si trasforma in particolare nell’architettura urbana di Torino.

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