A Trieste dal 12 maggio al 30 dicembre

Manet e Massimiliano d’Asburgo al Castello di Miramare

Édouard Manet, L'esecuzione dell'imperatore Massimiliano, 1868. National Gallery, Londra
 

Francesca Grego

20/04/2018

Trieste - Per Édouard Manet l’assassinio di Massimiliano d’Asburgo fu una vera ossessione. Venuto a sapere della fucilazione dell’imperatore del Messico per mano dei ribelli guidati da Benito Juàrez, dedicò all’evento ben tre dipinti di grande formato, più uno schizzo a olio e una lastra litografica.
A 150 anni dalla morte di Massimiliano, il Castello di Miramare ricostruisce in un ricco viaggio multimediale “l’incontro impossibile” tra il grande pittore francese e il monarca legato a doppio filo con la storia della residenza triestina: fu proprio il principe imperiale e arciduca d’Austria, infatti, a far edificare il castello, da cui salpò alla volta del Messico dopo averne accettato la corona e dove le sue spoglie fecero ritorno, quattro anni dopo, a bordo della stessa fregata.
 
A partire dal 12 maggio, ricostruzioni teatrali, proiezioni, suoni, dipinti ripercorreranno la storia sfortunata e controversa di Massimiliano, insieme a documenti originali, lettere, giornali, libri d’epoca e agli scatti di François Aubert, l’unico fotografo autorizzato a immortalare il corpo dell’imperatore sul luogo della fucilazione.
Con Manet come testimone speciale, ritratto nel suo studio parigino mentre s’informa e s’indigna insieme a gran parte dell’opinione pubblica europea per il ruolo svolto da Napoleone III nella vicenda: prima promotore dell’ascesa al trono dell’arciduca, poi disinteressato alla sua sorte al punto da ritirare le truppe francesi dal Messico. Nascono così i quadri della Fucilazione dell’Imperatore Massimiliano, di cui i visitatori del Castello di Miramare potranno seguire l’evoluzione. Man mano che il pittore approfondisce la conoscenza dei fatti, per esempio, i membri del plotone di esecuzione si cambiano d’abito, abbandonando i panni borghesi per indossare la divisa dell’esercito francese: una chiarissima allusione alle responsabilità del Secondo Impero. Se il volto dell’ufficiale dietro il plotone richiama quello di Napoleone III, tra i due generali ribelli Massimiliano finisce per assomigliare a un Cristo tra i due ladroni, sacrificato sull’altare dell’imperialismo francese. Impossibile non notare l’influsso della pittura spagnola di Goya, specie nella versione finale del dipinto, quella più grande e dal tratto più definito.

Censurati dal Salon di Parigi e mai esposti finché Manet fu in vita a causa della loro vis polemica, nell’allestimento di Miramare i quadri rivivono nel confronto con le video installazioni di due artisti contemporanei, Calixto Ramìrez ed Enrique Méndez de Hoyos, intrecciando la prospettiva messicana con quella europea, il passato con il presente, la storia con l’arte.
 
Prodotto da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International, Manet e Massimiliano. Un incontro multimediale sarà in programma a Trieste dal 12 maggio al 30 dicembre.


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