Fino al 29 settembre nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale

A Venezia una mostra racconta il potere dell’acqua per Etruschi e Veneti, tra culti e santuari

Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, Allestimento | Foto: Luca Chiandoni
 

Samantha De Martin

06/03/2026

Venezia - a sempre ambienti privilegiati di contatto con il divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della collettività, mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali hanno svolto per le grandi civiltà dell’Italia preromana un ruolo fondamentale.
Lo sanno bene Etruschi e Veneti, al centro di un dialogo che riunisce, fino al 29 settembre nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale, a Venezia, reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti.
Prestiti concessi da importanti istituzioni museali italiane mettono in dialogo due civiltà diverse per geografie e radici culturali, che hanno tuttavia intrattenuto scambi e relazioni grazie a vie commerciali, ma anche di idee, culture, saperi.


Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, Allestimento | Foto: Luca Chiandoni

Curato da Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, e realizzato in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà una seconda tappa espositiva nell’autunno del 2026 (14 ottobre - 10 gennaio 2027), il percorso accoglie oltre settecento reperti. Se l’introduzione al mondo religioso etrusco è segnata dalla presenza della Testa di Leucothea da Pyrgi, straordinario prestito giunto dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, l’esposizione integrale del deposito votivo della Banditella presenta al pubblico la più antica testimonianza nota in Etruria di un culto all’aperto connesso a una sorgente. Viaggiando alla scoperta delle acque miracolose, il visitatore attraversa i grandi santuari salutari dell’Etruria interna, Chianciano e Chiusi, fino a San Casciano dei Bagni, protagonista della mostra con un nucleo di bronzi provenienti dagli scavi più recenti di uno dei più importanti complessi termali dell’antichità, esposti per la prima volta al pubblico.
Il filo narrativo raggiunge Marzabotto, l’antica Kainua, con l’esposizione di preziose ceramiche di importazione greca, tra cui una raffinata kylix attica a figure nere, prestata dal monumentale complesso del santuario Fontile.


Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, Allestimento | Foto: Luca Chiandoni

L’attenzione si sposta quindi sul mondo veneto antico, a partire dall'esposizione di alcuni reperti emblematici della religiosità veneta, come il disco bronzeo di Montebelluna. Le acque sananti sono rappresentate rispettivamente dal santuario termale di Montegrotto - caratterizzato dalla presenza di numerosissime coppe e tazze miniaturistiche, di bronzetti di cavalieri e di cavalli, a documentare probabilmente come il potere salutifero delle acque venisse ricercato anche per gli animali - e dal luogo di culto delle sorgenti terapeutiche di Lagole di Calalzo. Ultima tappa di questo avvincente percorso narrativo è il santuario nord-adriatico di Altino, porto sacro dei Veneti, perno di un culto finalizzato ad accogliere e integrare comunità diverse, come attestano bronzetti provenienti dall’area etrusca, centro-italica e celtica, lamine figurate e monumenti votivi di grande valore.


Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, Allestimento | Foto: Luca Chiandoni

"Oltre settecento reperti provenienti da numerosi musei del territorio nazionale - commenta Margherita Tirelli, curatrice della mostra - consentiranno al pubblico dei visitatori di Palazzo Ducale, agli appassionati e agli addetti ai lavori di affrontare, approfondire e apprezzare questo particolare aspetto della sfera religiosa etrusca e veneta che si estrinseca nel multiforme e articolato rapporto tra le acque e il sacro. Ciò è stato reso possibile in quanto queste sono entrambe due realtà archeologiche di cui ora possiamo dire di conoscere molto grazie alla capillarità delle ricerche sul campo e al proliferare degli studi. È stato quindi solo con il concorso appassionato dei protagonisti di tali ricerche e degli autori delle più recenti pubblicazioni, funzionari di soprintendenze e docenti di università, che è stato possibile realizzare".