Andreoli. Facebook_Sculpture
Andreoli. Facebook_Sculpture, 28 Piazza di Pietra, Roma
Dal 27 September 2014 al 1 November 2014
Luogo: 28 Piazza di Pietra
Indirizzo: p.zza di Pietra 28
Orari: da martedì a sabato 11-13 / 16-20
Telefono per informazioni: +39 06 94539281
E-Mail info: info@28piazzadipietra.com
Sito ufficiale: http://www.28piazzadipietra.com
FACEBOOK_SCULPTURE è una scultura. Come ogni altra scultura ha una forma. Come ogni altra scultura è fatta di un materiale. Come ogni altra scultura è l’espressione di un pensiero, di una ricerca, di una nuova visione.
E’ così da migliaia di anni, dalle arcaiche statuette di fango alle più straordinarie opere in marmo di Michelangelo fino alle contemporanee ed irriverenti realizzazioni di Hirst o Cattelan.
Tutte le sculture sono immerse in un tempo a loro impercettibile, sono silenziose, immobili, in- sensibili alla luce e ai luoghi. Ci attraggono magicamente, quasi volessimo impossessarci della loro bellezza e soprattutto della loro immortalità. Siamo come naufraghi del tempo aggrappati a questi relitti.
FACEBOOK_SCULPTURE è una scultura. E’ un gigante di oltre due metri, grande rispetto alle consuete realizzazioni di Andreoli. Una scultura per certi versi “diversa internamente” da quelle che l’uomo ha realizzato da milioni di anni. FACEBOOK_SCULPTURE è senza sesso e la sua for- ma fisica non è perfettamente definita, è un’idea vestita da un drappo di pelle e da una rete fili di rame quasi invisibili che si estendono in lontananza. FACEBOOK_SCULPTURE nascerà in gal- leria il 26 settembre del 2014. FACEBOOK_SCULPTURE potrà sicuramente vederti ed ascoltarti come non ha fatto mai nessuna opera. Per 100 anni porterà fisicamente dentro di sé i ricordi, il tuo volto, la tua voce. Permetterà a tutti di sbarcare in un nuovo mondo. Non importa se si tratti dell’impresa del 20 luglio del 1969 o del banale taglio di una tela di un quadro, anche in questo caso si cerca un nuovo mondo, scoprire inediti punti di vista, guardare oltre dove si è sempre fermato il pensiero. Probabilmente perdiamo parte della presunzione della nostra superiorità di esseri pensanti. FACEBOOK_SCULPTURE ribalta e mette in discussione l’uso dell’opera d’arte, demolisce la distanza e le gerarchie che ha con noi tutti. La distanza fisica dall’opera non è più un limite per la “fruizione” dell’arte. Da quando è nata l’era digitale fino ad ora nei monitors ab- biamo visto solo la riproduzione dell’immagine dell’arte. Immagine reale e immagine riprodotta sono la stessa cosa. L’arte con i suoi strumenti arcaici riesce sempre a guardare nell’inesistente. Alla fine dell’ottocento per la prima volta Georges Seurat aveva immaginato, prefigurato un mondo di puntini, di pixel appunto. Neanche lui poteva immaginare milioni di tele “digitali” co- lorate con piccoli puntini di colore. Prima ancora Diego Velasquez con “Las Meninas” nel 1656 per la prima volta realizza un “fotogramma”, il pezzetto di una pellicola in celluloide di un film. La scena e congelata come in un set con più telecamere. La tela che sta dipingendo nell’immagine è la stessa che vediamo appesa al muro. Qui, oggi, forse per la prima volta, succederà qualcosa. Lo speriamo. Andreoli cerca ingenuamente un nuovo punto di vista dell’arte, inedito. Quello del- l’opera stessa, un autoritratto capovolto. Quello che vedete è quello che vede idealmente l’auto- re, immedesimato al tal punto nella sua opera da rinunciare a se stesso. Un occhio artificiale, un buco nero che comprime luce e materia trasformandola in sostanza quasi immateriale. Conser- vata in confezioni di plastica. Per la prima volta l’uomo entra nella vita di una scultura. Per la prima volta una scultura entra nel- la vita di un uomo.
In mostra ci saranno anche altre sculture “classiche”, chiamate per questa occasione “FRIENDS”, realizzate con tecniche e materiali diversi. I loro nomi richiamano ed interpretano figure non precisamente definite, DRAKE, ANOTHER BRICK IN THE WALL, WOODSTOCK, AZTEC. E’ un la- voro diverso, una ricerca ossessiva della rappresentazione della figura umana e delle ragioni della sua esistenza. Figure che sono immerse nelle profondità abissali della nostra coscienza, alla ricerca del nostro “big bang” esistenziale. Andreoli può solo portarle tre metri sotto la su- perficie. Solo chi se ne impossessa può farle emergere.
E’ così da migliaia di anni, dalle arcaiche statuette di fango alle più straordinarie opere in marmo di Michelangelo fino alle contemporanee ed irriverenti realizzazioni di Hirst o Cattelan.
Tutte le sculture sono immerse in un tempo a loro impercettibile, sono silenziose, immobili, in- sensibili alla luce e ai luoghi. Ci attraggono magicamente, quasi volessimo impossessarci della loro bellezza e soprattutto della loro immortalità. Siamo come naufraghi del tempo aggrappati a questi relitti.
FACEBOOK_SCULPTURE è una scultura. E’ un gigante di oltre due metri, grande rispetto alle consuete realizzazioni di Andreoli. Una scultura per certi versi “diversa internamente” da quelle che l’uomo ha realizzato da milioni di anni. FACEBOOK_SCULPTURE è senza sesso e la sua for- ma fisica non è perfettamente definita, è un’idea vestita da un drappo di pelle e da una rete fili di rame quasi invisibili che si estendono in lontananza. FACEBOOK_SCULPTURE nascerà in gal- leria il 26 settembre del 2014. FACEBOOK_SCULPTURE potrà sicuramente vederti ed ascoltarti come non ha fatto mai nessuna opera. Per 100 anni porterà fisicamente dentro di sé i ricordi, il tuo volto, la tua voce. Permetterà a tutti di sbarcare in un nuovo mondo. Non importa se si tratti dell’impresa del 20 luglio del 1969 o del banale taglio di una tela di un quadro, anche in questo caso si cerca un nuovo mondo, scoprire inediti punti di vista, guardare oltre dove si è sempre fermato il pensiero. Probabilmente perdiamo parte della presunzione della nostra superiorità di esseri pensanti. FACEBOOK_SCULPTURE ribalta e mette in discussione l’uso dell’opera d’arte, demolisce la distanza e le gerarchie che ha con noi tutti. La distanza fisica dall’opera non è più un limite per la “fruizione” dell’arte. Da quando è nata l’era digitale fino ad ora nei monitors ab- biamo visto solo la riproduzione dell’immagine dell’arte. Immagine reale e immagine riprodotta sono la stessa cosa. L’arte con i suoi strumenti arcaici riesce sempre a guardare nell’inesistente. Alla fine dell’ottocento per la prima volta Georges Seurat aveva immaginato, prefigurato un mondo di puntini, di pixel appunto. Neanche lui poteva immaginare milioni di tele “digitali” co- lorate con piccoli puntini di colore. Prima ancora Diego Velasquez con “Las Meninas” nel 1656 per la prima volta realizza un “fotogramma”, il pezzetto di una pellicola in celluloide di un film. La scena e congelata come in un set con più telecamere. La tela che sta dipingendo nell’immagine è la stessa che vediamo appesa al muro. Qui, oggi, forse per la prima volta, succederà qualcosa. Lo speriamo. Andreoli cerca ingenuamente un nuovo punto di vista dell’arte, inedito. Quello del- l’opera stessa, un autoritratto capovolto. Quello che vedete è quello che vede idealmente l’auto- re, immedesimato al tal punto nella sua opera da rinunciare a se stesso. Un occhio artificiale, un buco nero che comprime luce e materia trasformandola in sostanza quasi immateriale. Conser- vata in confezioni di plastica. Per la prima volta l’uomo entra nella vita di una scultura. Per la prima volta una scultura entra nel- la vita di un uomo.
In mostra ci saranno anche altre sculture “classiche”, chiamate per questa occasione “FRIENDS”, realizzate con tecniche e materiali diversi. I loro nomi richiamano ed interpretano figure non precisamente definite, DRAKE, ANOTHER BRICK IN THE WALL, WOODSTOCK, AZTEC. E’ un la- voro diverso, una ricerca ossessiva della rappresentazione della figura umana e delle ragioni della sua esistenza. Figure che sono immerse nelle profondità abissali della nostra coscienza, alla ricerca del nostro “big bang” esistenziale. Andreoli può solo portarle tre metri sotto la su- perficie. Solo chi se ne impossessa può farle emergere.
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