Metafore di altrove

Isabella Asaro, Frattura, 2016, Acrilico su tela, cm 40x40

 

Dal 4 Aprile 2026 al 30 Aprile 2026

Luogo: Visioni Altre

Indirizzo: Campo del Ghetto Novo 2918

Orari: Mer - Giov 11 – 14 | Ven - Dom 11 – 14 e 16 – 19

Telefono per informazioni: +39 349 8682155

E-Mail info: infovisionialtre@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.visionialtre.com


Un invito a guardare verso orizzonti diversi.
Un’esposizione che unisce arte e artisti, memoria collettiva, originalità e contemporaneità.
L’arte è il luogo della condivisione di pensieri ed esperienze, un arcipelago collaborativo che crea forme di appartenenza umana capaci di riconoscere, includere, abbracciare tutti.
Μetafore di Altrove, interpretare il titolo non come riferimento a un luogo metafisico, ma come un campo di transizione continua. L’«aldilà» non è qui definito come una destinazione; è il momento del superamento, la soglia in cui l’esperienza si trasforma in simbolo e la materia in veicolo di significato.

La mostra raccoglie opere che fungono da conduttori tra il visibile e l’inesprimibile.
Superfici pittoriche che pulsano come tracce di memoria, forme scultoree che sembrano fluttuare tra la gravità e la sua perdita, interventi artistici che registrano il tempo non come narrazione lineare ma come frattura. Ogni opera è una metafora, non descrittiva ma esperienziale. Non spiega, ma suggerisce.

La spazializzazione delle opere segue un percorso di crescente spogliazione. Dalla densità dell’immagine all’astrazione, dal rumore al silenzio. La luce funziona come materiale immateriale, mentre gli spazi vuoti tra le opere non sono assenze ma luoghi di contemplazione.

Lì, lo sguardo si riorganizza e il significato si sposta.
“Metafore dell’Aldilà” non cerca di fornire risposte su ciò che si trova oltre il visibile. Propone invece un modo di vedere: stare al limite, accettare l’incertezza come condizione creativa, riconoscere che ogni opera d’arte è un ponte – non per attraversarlo, ma per rendersi conto che l’aldilà esiste già dentro di noi. In un’epoca di sovraccarico di informazioni e visibilità superficiale, questa mostra insiste sul valore dell’enigma.

L’”aldilà” non è una fuga; è un approfondimento. E le sue metafore non sono figure retoriche, ma atti di transizione – dalla semplice visione all’esperienza cosciente.
Il luogo VISIONI ALTRE rappresenta luogo simbolo della ricerca produttiva e culturale veneziana, opera nel campo dell’arte contemporanea, che non nasce da motivi commerciali, ma da un’idea più estesa concepita anche in funzione degli altri, per offrire la possibilità di godere della Bellezza, di attivare il dialogo e lo scambio, di potenziare la visione culturale che abbraccia a 360° le arti contemporanee.

ALEJANDRO ARAUZ, AMERICA LATINA
“Coloro che sono partiti” si basa su una storia che ho appreso durante il mio soggiorno in Louisiana, attraverso interviste con membri di diverse comunità della diaspora. Un uomo cubano, Samuel, mi ha raccontato di come si sia assicurato un posto su una zattera da Cuba alla Florida vincendo una partita a palla e bicchiere. Il suo racconto riflette le reali condizioni della migrazione, plasmate dal rischio, da sistemi informali di scambio e dal limitato accesso a percorsi legali. L’opera collega l’esperienza di Samuel al movimento del tarpon atlantico (linea rossa con varie date), una specie che migra tra Cuba e la Florida. Questo parallelismo colloca la migrazione umana all’interno delle rotte ecologiche esistenti attraverso lo Stretto della Florida, sottolineando come sia le persone che la vita marina si muovano attraverso lo stesso corridoio geografico. Visivamente, l’opera è realizzata attraverso la serigrafia a strati. Combina frammenti di mappe, immagini ripetute e bordi irregolari per alludere a come il movimento viene tracciato, documentato e spesso controllato. Un campo blu centrale rappresenta l’oceano sia come barriera fisica che come via di passaggio. La palma è utilizzata come elemento di ostruzione visiva. Le ripetute immagini di navi coloniali spagnole rimandano a una storia più ampia di movimenti migratori nei Caraibi, plasmati dalla colonizzazione, che continuano a influenzare le esperienze odierne in questa regione. L’opera si ispira a modelli latini, ispanici e latinoamericani che pongono al centro l’esperienza vissuta, le storie orali e la conoscenza comunitaria come forme di documentazione. Affronta il concetto di diaspora come un processo continuo piuttosto che statico, plasmato dallo spostamento, dall’adattamento e dalla sopravvivenza. “Those Departed” presenta la migrazione come un processo ripetuto e collettivo, radicato in storie specifiche della diaspora latinoamericana, piuttosto che come un singolo evento.

MARIA ISABELLA ASARO, AUSTRIA
Le due opere che presento, “Soglia” e “Frattura”, nascono come un dialogo sul tema del passaggio e della trasformazione.
“Soglia” rappresenta un momento di tensione tra due forze, sospeso prima della rottura. “Frattura” sposta invece questo passaggio all’interno, come una linea che non arriva dall’esterno ma si rivela. Le due opere sono unite dall’idea di soglia come spazio di attraversamento, in cui qualcosa cede e qualcosa si apre, in linea con il tema della mostra. Anche i testi che le accompagnano non hanno una funzione descrittiva, ma cercano di suggerire questa dimensione di passaggio.

Tra le dita
qualcosa resiste
qualcosa cede
non è la rottura
ma il momento prima
a fare rumore
un filo teso
tra ciò che eravamo
e ciò che non sappiamo ancora
qui
nel punto esatto
in cui si spezza
comincia altrove
n sorriso accennato
le mani ferme
in attesa
non è rottura
non ancora
è un taglio sottile
che attraversa
e apre
la strada
che altrove
ti porta


LUANA BAGNASCO, ITALIA
In omaggio esplicito a Lewis Carroll, (Through) The Looking Glass tratta il vetro dello scanner come lo specchio mitico attraverso cui Alice è passata. Lo scanner diventa così un portale visivo dove, come nel mondo invertito di Carroll, la logica del familiare viene sospesa. Oggetti quotidiani, attraversati questa soglia digitale, si reinterpretano in geometrie astratte e speculari, rivelando macro-realtà nascoste e forme perturbanti. La serie indaga come questa mediazione digitale riconfiguri la percezione, trasformando l’ordinario in uno spazio evocativo e liminale. La luce diventa elemento strutturale e poetico insieme, guidando lo sguardo attraverso riflessi, stratificazioni e simmetrie inattese di un mondo dall’altra parte dello specchio.
La ricerca (Through) The Looking Glass appartiene a Origins, la fase empirica che ha preceduto la formlizzazione del framework teorico The Architecture of a Choice (Zenodo, 2025. DOI: 10.5281/zeno do.17507953).
La mia pratica muove da un interrogativo fisico: è possibile opporre una resistenza metodica all’entropia? La luce non è qui intesa come mero soggetto estetico, ma come il vettore entropico attorno a cui si struttura l’intera ricerca — un terreno sperimentale in cui ordine e disordine si scontrano materialmente. All’interno di questo sistema, ho sviluppato un set di archetipi intesi come categorie operative: modelli di comportamento della luce e della materia che ho codificato per guidare la selezione artistica. In questa serie, il processo si incarna nell’archetipo dell’Alchemist: la luce agisce come forza trasmutatrice che riorganizza la percezione e converte la materia ordinaria in forma “altra”. In questo contesto, lo scanner non registra — trasmuta.


GIORGIO BINDA, ITALIA

LARIA BRANDOLISIO
“Consumo ergo sum”
Le immagini veicolate dai media e dalla pubblicità si impongono sempre più nel nostro vivere quotidiano come forze in grado di plasmare la nostra visione e il nostro immaginario. La loro pervasività si traduce in una ricostruzione del mondo e del suo significato sulla base della rappresentazione e dei valori da esse veicolati: non mangiamo la carne, ma l’idea che ci siamo fatti di essa, la sua immagine ripensata in base alle aspettative del consumatore, la quale ci è stata consegnata acriticamente. Con il progetto Consumo ergo sum intendo riflettere su queste dinamiche, indagando l’uso che si fa dell’immagine nella creazione di una visione del mondo.

IOANNIS CHRYSSANTHOU, GRECIA

ANDREA CORELLI, ITALIA

Ricciola argentata

Dal mare nasce e al mare ritorna
Questa ricciola argentata prende forma da legno recuparato tra le onde e da oggetti di scarto trasformati in materia viva.
Le pinne, ricavate da un vecchio cartello di uno stabilimento balneare, conservano la memoria della costa e dell’intervento umano sul paesaggio.
L’opera invita a riflettere sul fragile equilibrio tra uomo e ambiente marino: ciò che viene abbandonato può diventare nuova vita, nuova forma, nuovo significato.
Il ciclo diventa gesto creativo e atto di rispetto verso il mare, che restituisce storie attraverso ciò che lascia sulla riva.
Un pesce nato dai resti dell’uomo che nuota simbolicamente verso un futuro più consapevole.


ALBERTO CURTOLO, ITALIA

BRIANNA DAVIS, USA
Questo orsetto gommoso, traslucido e sovradimensionato, di colore azzurro chiaro, ciclamino e viola evoca un’ondata di piacere nostalgico e zuccherino. Ingrandita oltre la sua scala familiare, la forma si trasforma in un oggetto di desiderio, bilanciando giocosità e una accentuata seduzione visiva e sensoriale, iradiando dolcezza intensificata che che sfiora il surreale.
La forma familiare diventa più ricca ed enigmatica, spostandosi da una nostalgia leggera verso un’esperienza più contemplativa di colore, profondità e desiderio.
Il lavoro di Brianna esplora l’interazione tra colore, forma e texture come linguaggio dell’esperienza. Attraverso cinema, editoria e arti visive, ha creato mondi immersivi, dalle produzioni premiate ai vivaci libri per bambini come POP ART 123’s e POP ART ABC’s. I suoi attuali pannelli dipinti e rivestiti in resina, con elementi in resina colata, trasformano superficie e forma in oggetti di percezione e memoria.
Ogni opera invita lo spettatore a entrare in dialogo con colore, materia e narrazione.
Brianna è un’artista multidisciplinare il cui lavoro abbraccia cinema, editoria e arti visive. Con una formazione in Interior Design e studi formali su colore e design, la sua pratica esplora il rapporto tra forma, superficie e linguaggio visivo.
Ha lavorato come scenografa, costumista e property master in film premiati, tra cui l’Emmy winning Belly of the Beast, Black Pioneer (Miglior Production Designer ai Festival di Istanbul e Tampa Bay Underground) e Limone (Miglior Film al Rome International Film Festival). Il suo lavoro in Riddle of Fire ha debuttato al Festival di Cannes nel 2023.
È inoltre autrice e illustratrice di dieci libri per bambini, tra cui POP ART 123’s e POP ART ABC’s. Il suo lavoro attuale combina pittura e resina colata per creare opere dimensionali che esplorano colore, percezione e l’esperienza sensoriale della forma.

NICOLETTA DE GRANDIS, ITALIA
L’opera esplora l’acqua, tema caro all’artista, come archivio di memoria, un vortice che custodisce le speranze di chi parte e il dramma di chi naufraga. Tra i gorghi emergono riflessi di luce dati dall’impegno di chi soccorre, intrecciando trame di pace in un mare che ci rende tutti fragili. Dal gorgo si può uscire insieme, trasformando l’abisso in un approdo di umana solidarietà.

Nicoletta De Grandis inizia la sua formazione all’Istituto d’Arte di Venezia, inizia poi a lavorare a Murano dove apprende le svariate tecniche pittoriche sul vetro e di fisione. Partecipa a Numerose esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero con opere di solo vetro o assemblato ad altri materiali. Una sua opere è esposta in modo permanente al Museo del Vetro di Murano.

ADOLFINA DE STEFANI e ANTONELLO MANTOVANI, ITALIA
L’ opera mette in discussione la distinzione fra arte e non-arte, ridicolizzando ogni idea di esclusività, di unicità, di individualità dell’artista, ironizzando sulla perizia tecnica, sulla ricercatezza, sull’altezza o profondità d’ispirazione.

ALESSANDRO FERRARI

AGATINO FURNARIAGATINO FURNARI
Il visibile è ciò che l’artista ci mostra concretamente.
Vediamo il corpo della donna, la stanza la luce che entra e il buio che incombe.
E’ la realtà tangibile della scena.
L’inesprimibile è il mondo interiore della protagonosta.
Cosa sta guardando? A cosa sta pensando? Prova speranza verso quella luce o paura di lasciare l’ombra?
Questa sfera emotiva non può essere spiegata a parole o mostrata chiaramente, può solo essere intuita da chi guarda il quadro.
Vediamo il corpo della donna, la stanza la luce che entra e il buio che incombe.
E’ la realtà tangibile della scena.

FULVIO GALLETTA
Frame da video animazione
Il video è composto da 3017 disegni tra acquarelli e tavoletta grafica.
È ispirato da una canzone “Maria Mitu’”. Di Versolato/ Galletta .
Tratta di una donna “ pescaora e marinera” che viveva a Caorle ed era considerata un mito. Ora non c’è più e sia nella canzone che nel video la immaginiamo che continui a vogare nell’ universo.
Il video è inedito verrà distribuito dopo l’inaugurazione della mostra.

MARIA RINA GIORGI, ITALIA
“… in mezzo alla tempesta, alla neve, al gelo,
è la luce che trema all’orizzonte nostro oscuro;
è la locanda famosa scritta nel libro,
ove si potrà mangiare e dormire e riposare; ...”
Baudelaire, La morte dei poveri.

FERNANDA MANCINI, ITALIA

MARIA MARIANO, BRASILE
Ci accorgiamo dell’aria soltanto quando questa manca, possiamo vederla attraverso il movimento delle chiome degli alberi, il volo degli uccelli o delle foglie che si sono staccate dagli alberi; o ancora attraverso il movimento delle nuvole che scivolano nel cielo, perché “il vento è l’aria in movimento” come ha scritto Watson nella Storia del vento (2022).
Ovviamente non possiamo pensare di preservare i venti come accade con gli animali, con le piante o gli ecosistemi in generale. I venti non sono controllabili. Se fosse possibile preservare i venti, nella remota possibilità di conservarli così come sono, penserei a un contenitore per custodire ogni vento del mondo. Con questa riflessione nasce il progetto “Scatole del venti”, una serie di diorami che ha lo scopo di rendere visibile, o di dare una forma, al movimento dei venti.
Per la costruzione dei diorami sui venti ci sono diversi elementi che si combinano nello stesso tempo: la leggerezza della carta ritagliata con la tecnica del papercut, il colore cyan della tecnica della cianotipia che emerge quando la carta viene sensibilizzata dai sali, gli elementi della natura nelle fotografie scattate in differenti momenti della mia vita, la trasparenza del vetro che funge da barattolo/contenitore e l’illuminazione al centro del diorama che valorizza la forma dei venti.

GIULIANA NATALI, ITALIA

QUIRINO POLLASTRINI, ITALIA

FEDERICA REPETTO, ITALIA

FRANCESCA SACCANI, ITALIA

AGGELIKI TOLIOPOULOU, GRECIA

PAOLO VITALE, ITALIA

DORIS WEGLEHNER

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