Lee Miller
Poughkeepsie, New York, USA 23/04/1907 — Chiddingly, East Sussex, UK 21/07/1977
Elizabeth “Lee” Miller nasce il 23 aprile 1907 a Poughkeepsie, nello stato di New York. Figlia di Theodore Miller, ingegnere e appassionato fotografo, entra molto presto in contatto con la fotografia: posa per il padre e impara da lui le tecniche di sviluppo in camera oscura. Questa familiarità precoce con il mezzo segna profondamente il suo rapporto con l’immagine, fin dall’inizio ambiguo e consapevole. Dopo studi irregolari e un carattere indipendente che la porta a essere espulsa da più istituti, si trasferisce a New York dove frequenta l’Art Students League. Nel 1927 incontra Condé Nast e inizia una carriera di successo come modella per Vogue, diventando uno dei volti più riconoscibili della nuova femminilità moderna: androgina, autonoma, urbana. Proprio in questo periodo decide di adottare il nome “Lee”, più neutro e contemporaneo. Nel 1929 si trasferisce a Parigi con l’intenzione di diventare fotografa. Qui incontra Man Ray, con cui avvia una relazione sia sentimentale che professionale. Lavora come sua assistente ma, rapidamente, sviluppa una propria autonomia artistica. I due collaborano alla sperimentazione della solarizzazione, tecnica che altera i valori tonali dell’immagine creando effetti di inversione luminosa. In questi anni frequenta il gruppo surrealista e partecipa attivamente alla scena d’avanguardia parigina, collaborando anche con Jean Cocteau nel film Le Sang d’un poète (1930-32). Nel 1930 apre un proprio studio fotografico a Montparnasse e lavora per Vogue, affermandosi con immagini caratterizzate da inquadrature insolite, giochi di riflessi e accostamenti inattesi. Espone in diverse mostre internazionali e si impone come una delle voci più originali della fotografia tra le due guerre. Nel 1932 torna a New York, dove apre un nuovo studio e tiene la sua prima mostra personale alla Julien Levy Gallery. Nel 1934 sposa l’uomo d’affari egiziano Aziz Eloui Bey e si trasferisce al Cairo. Dopo un periodo di pausa, riprende a fotografare realizzando alcune delle sue immagini più radicali: paesaggi desertici, architetture e frammenti che diventano composizioni astratte e visionarie, lontane da ogni esotismo convenzionale. Nel 1937 conosce il surrealista britannico Roland Penrose, con cui intraprende una relazione che la riporta in Europa. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale decide di restare a Londra, dove lavora per British Vogue. Le sue fotografie di moda durante il Blitz integrano elementi della distruzione urbana, trasformando il linguaggio editoriale in un campo di tensione tra estetica e realtà. Nel 1942 ottiene l’accreditamento come corrispondente di guerra per l’esercito americano, diventando una delle poche donne a operare in prima linea. Documenta il conflitto in Europa, dalla liberazione della Francia ai campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. Le sue immagini, pubblicate su Vogue e altre riviste, sono tra le prime a mostrare al pubblico internazionale l’orrore dei campi nazisti. Nel 1945 realizza, insieme al fotografo David E. Scherman, la celebre fotografia che la ritrae nella vasca da bagno dell’appartamento di Adolf Hitler a Monaco, immagine divenuta iconica della fine della guerra. Nel dopoguerra, profondamente segnata dall’esperienza del conflitto, si ritira progressivamente dalla fotografia. Si stabilisce con Penrose a Farleys House, nel Sussex, che diventa un punto di incontro per artisti e intellettuali, tra cui Pablo Picasso. Continua a realizzare ritratti in ambito privato, ma si allontana dall’attività professionale e si dedica anche alla cucina, ambito in cui ottiene un certo riconoscimento. Per molti anni la sua opera resta in secondo piano, spesso oscurata dalla sua relazione con Man Ray e dalla narrazione che la vuole principalmente musa o testimone. Solo a partire dagli anni Ottanta, grazie anche al lavoro del figlio Antony Penrose e alla valorizzazione dei Lee Miller Archives, il suo contributo viene progressivamente riconsiderato. Oggi Lee Miller è riconosciuta come una delle figure più complesse e rilevanti della fotografia del Novecento: artista capace di attraversare e mettere in crisi i confini tra avanguardia, moda e reportage, anticipando molte delle tensioni che caratterizzeranno la fotografia contemporanea.
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