X anni. Immagini, video, documentari dall'archivio CRAC
X anni. Immagini, video, documentari dall'archivio CRAC, Cremona
Dal 11 January 2014 al 30 January 2014
Cremona
Luogo: CRAC - Centro Ricerca Arte Contemporanea
Indirizzo: via XI Febbraio 80
Orari: da lunedì a venerdì 10-12/ 15-19; sabato 10-12 e su appuntamento; chiuso festivi
Telefono per informazioni: +39 0372 34190
E-Mail info: crac.cremona@artisticomunari.it
Sito ufficiale: http://www.crac-cremona.org
Nel 2014, il CRAC compie dieci anni di attività, un’occasione che anticipa, in modo sintetico, ciò che sarà invece mostrato in un corposo evento che si sta preparando per il prossimo autunno.
Attraverso documenti, video e immagini, si può avere un’idea di ciò che è conservato nell’archivio del Centro e della singolarità di un contenitore culturale nato in una scuola, di come attraverso l’attivazione di un progetto sull’arte contemporanea, si siano prodotti riflessioni sulla didattica, sui modelli educativi alternativi, sull’idea di formazione.
La storia scorre tra eventi e progetti, ma soprattutto si parla delle persone che sono state protagoniste di questa umana avventura, della comunità scuola, degli incontri, delle testimonianze degli artisti e dei curatori, delle difficoltà e delle resistenze a proseguire nell’esperienza. Il lavoro prodotto all’interno di un contenitore così anomalo, è stato quello di immaginare la scuola come un centro di produzione di idee aperto e plurale, un territorio meticcio che tenta di ridare voce a un luogo di esistenze smarrite, per essere parte attiva dei fatti di una comunità e della città.
Probabilmente si può identificare questa pratica, in quello che Pier Luigi Sacco chiama processo di cultural planning, quando parla di Arte Pubblica, cioè: “la capacità di integrare gli interventi all’interno di una strategia complessiva di mobilitazione culturale di un territorio”. Si potrebbe parlare del contenitore CRAC proprio in questi termini, cioè di un progetto di arte pubblica in divenire, una sperimentazione permanente che dalla scuola si estende alla città, nel tentativo di costruire una fitta rete di relazioni tra comunità diversificate.
In questo senso la comunità scuola non è solo un sistema integrato, ma un sistema formativo interagente.?La nostra riflessione e la nostra azione sono un tentativo di re-immaginare l’educazione, la formazione e l’arte come mezzi, per attivare canali relazionali fuori dagli spazi artefatti standardizzati e mercificati che obbediscono alla legge del profitto; probabilmente, come ci suggerisce Paolo Perticari, il fine è di allenarsi a modi di vita che favoriscano forme estreme e clandestine se si vuol sfuggire all’impero del prevedibile. Questa è la società del sapere: milioni di persone quotidianamente operano nel settore dell’educativo, del cosiddetto “educational”, e da qui nasce l’importanza, in questi anni, di iniziare a riflettere sull’educativo in un senso generale, sull’educativo inteso come qualche cosa che non è solo un oggetto storico didattico, gnoseologico, ma può essere considerato come un oggetto teorico concreto.
Le pratiche dell’educativo e le pratiche artistiche contemporanee coincidono, il nostro impegno negli ultimi dieci anni ha prodotto forme di riflessione e di azione intorno all’educativo e alle pratiche artistiche, per dirla con Bourriaud, per “inventarci strumenti più efficaci e punti di vista più corretti, per capire le trasformazioni che operano oggi nel campo del sociale”.
Non si possono immaginare le pratiche dell’educativo e le pratiche artistiche contemporanee, senza comprendere le
profonde trasformazioni prodotte dalla globalizzazione, occorre chiedersi come vedere le diverse pratiche, l’arte, la scuola, la produzione culturale, e cioè il modo di portare al linguaggio tanto la società quanto le singole maniere di stare insieme, la socialità in quanto tale.
Per la serata dell’inaugurazione, che coincide con la giornata della scuola aperta – Sabato 11 Gennaio h. 18.30 - sono stati predisposti dei laboratori guidati dagli studenti, a cui potranno partecipare i genitori e tutto il nostro pubblico abituale. Durante il periodo di permanenza della mostra, le scuole o singoli gruppi possono prenotare le visite e i laboratori.
Attraverso documenti, video e immagini, si può avere un’idea di ciò che è conservato nell’archivio del Centro e della singolarità di un contenitore culturale nato in una scuola, di come attraverso l’attivazione di un progetto sull’arte contemporanea, si siano prodotti riflessioni sulla didattica, sui modelli educativi alternativi, sull’idea di formazione.
La storia scorre tra eventi e progetti, ma soprattutto si parla delle persone che sono state protagoniste di questa umana avventura, della comunità scuola, degli incontri, delle testimonianze degli artisti e dei curatori, delle difficoltà e delle resistenze a proseguire nell’esperienza. Il lavoro prodotto all’interno di un contenitore così anomalo, è stato quello di immaginare la scuola come un centro di produzione di idee aperto e plurale, un territorio meticcio che tenta di ridare voce a un luogo di esistenze smarrite, per essere parte attiva dei fatti di una comunità e della città.
Probabilmente si può identificare questa pratica, in quello che Pier Luigi Sacco chiama processo di cultural planning, quando parla di Arte Pubblica, cioè: “la capacità di integrare gli interventi all’interno di una strategia complessiva di mobilitazione culturale di un territorio”. Si potrebbe parlare del contenitore CRAC proprio in questi termini, cioè di un progetto di arte pubblica in divenire, una sperimentazione permanente che dalla scuola si estende alla città, nel tentativo di costruire una fitta rete di relazioni tra comunità diversificate.
In questo senso la comunità scuola non è solo un sistema integrato, ma un sistema formativo interagente.?La nostra riflessione e la nostra azione sono un tentativo di re-immaginare l’educazione, la formazione e l’arte come mezzi, per attivare canali relazionali fuori dagli spazi artefatti standardizzati e mercificati che obbediscono alla legge del profitto; probabilmente, come ci suggerisce Paolo Perticari, il fine è di allenarsi a modi di vita che favoriscano forme estreme e clandestine se si vuol sfuggire all’impero del prevedibile. Questa è la società del sapere: milioni di persone quotidianamente operano nel settore dell’educativo, del cosiddetto “educational”, e da qui nasce l’importanza, in questi anni, di iniziare a riflettere sull’educativo in un senso generale, sull’educativo inteso come qualche cosa che non è solo un oggetto storico didattico, gnoseologico, ma può essere considerato come un oggetto teorico concreto.
Le pratiche dell’educativo e le pratiche artistiche contemporanee coincidono, il nostro impegno negli ultimi dieci anni ha prodotto forme di riflessione e di azione intorno all’educativo e alle pratiche artistiche, per dirla con Bourriaud, per “inventarci strumenti più efficaci e punti di vista più corretti, per capire le trasformazioni che operano oggi nel campo del sociale”.
Non si possono immaginare le pratiche dell’educativo e le pratiche artistiche contemporanee, senza comprendere le
profonde trasformazioni prodotte dalla globalizzazione, occorre chiedersi come vedere le diverse pratiche, l’arte, la scuola, la produzione culturale, e cioè il modo di portare al linguaggio tanto la società quanto le singole maniere di stare insieme, la socialità in quanto tale.
Per la serata dell’inaugurazione, che coincide con la giornata della scuola aperta – Sabato 11 Gennaio h. 18.30 - sono stati predisposti dei laboratori guidati dagli studenti, a cui potranno partecipare i genitori e tutto il nostro pubblico abituale. Durante il periodo di permanenza della mostra, le scuole o singoli gruppi possono prenotare le visite e i laboratori.
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