Giovanni Korompay. Un'antologica
Giovanni Korompay, Aeropittura, 1936, olio su compensato, cm 120 × 132, Wolfsoniana – Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova, GX1993.497
Dal 29 March 2026 al 1 November 2026
Genova
Luogo: Wolfsoniana – Musei di Nervi
Indirizzo: Via Serra Gropallo 4
Orari: (Aprile/Ottobre) Mar - Ven 11 - 18 | Sab - Dom 12 - 19 | (Novembre / Marzo) Mar - Dom 11 - 17 | Lun chiuso
Curatori: Alex Casagrande, Matteo Fochessati, Franco Tagliapietra, Anna Vyazemtseva
Telefono per informazioni: +39 010 557 5595
E-Mail info: info@wolfsoniana.it
Sito ufficiale: http://www.wolfsoniana.it
A quasi cinquant’anni dalla mostra antologica alla Galleria d’arte moderna di Bologna (1979), l’esposizione dedicata nelle sale della Wolfsoniana di Genova Nervi a Giovanni Korompay (Venezia 1904 – Rovereto 1988) intende proporre una nuova e aggiornata rilettura dell’opera di uno tra i maggiori esponenti del secondo futurismo: un’esegesi che, supportata dai più recenti inquadramenti critici sul movimento fondato nel 1909 da Filippo Tommaso Marinetti, intende ricostruire le principali fasi espressive della sua esperienza pittorica, mettendo in evidenza la sua adesione al fenomeno dell’aeropittura e analizzando gli sviluppi linguistici della sua successiva ricerca negli anni del dopoguerra.
Il percorso espositivo prende le mosse dai suoi esordi artistici nei primi anni venti, epoca in cui, nonostante aderisca ancora a una pittura di ambito tradizionale, si possono tuttavia già riconoscere gli esiti stilistici e iconografici della sua ricerca più matura. Korompay d’altronde nel 1922, anno del suo incontro a Venezia con Marinetti e dei suoi primi contatti con il movimento futurista (in seguito strinse stretti legami con Balla, Bragaglia, Caviglioni, Crali, Depero, Dottori, Fillia e Prampolini), dipinge l’olio su tavola Rumore di locomotiva (in mostra), nel quale si intravvedono i segni di un’analitica scomposizione dell’immagine e di una graduale tendenza all’astrazione.
Le opere a cavallo tra gli anni venti e trenta, come documentato in mostra da vari dipinti, rivelano infatti la sua progressiva inclinazione a decostruire, attraverso astratti moduli strutturali, alcuni ricorrenti temi iconografici: i rilievi montani; le sagome architettoniche dei palazzi di Venezia che si rispecchiano nella laguna; i cantieri, le officine e i luoghi del lavoro in genere.
A partire dagli anni trenta – decennio in cui rafforza la sua adesione al futurismo e durante il quale dà avvio alle prime sperimentazioni plastiche, come Cantiere navale (1930) e Carro armato (1934), esposti in mostra – Korompay sviluppa una personale interpretazione della poetica aeropittorica e partecipa nelle sale futuriste alle Biennali veneziane del 1936, 1938, 1940 e 1942 e alle Quadriennali romane del 1935, 1939 e 1943.
Dai dinamici scorci di paesaggio, catturati dalla carlinga dell’aereo, che connotano le due note tavole in mostra del 1935 e del 1936 (quest’ultima, esposta alla XX Biennale di Venezia, della Collezione Wolfsoniana), le sue aeropitture traslano verso visioni più astratte, caratterizzate da una rigorosa sintesi compositiva, e talvolta si caricano di espliciti rimandi ad atmosfere di matrice surrealista, come ad esempio nei due olii Atmosfera marina (1938) e Aeropittura (aerofemmina) della fine degli anni Trenta.
A cavallo tra gli anni trenta e quaranta, nelle sue opere, connotate da temi legati ai luoghi di lavoro, si manifesta una più accentuata attitudine all’astrazione, sviluppata poi nel dopoguerra attraverso un’impostazione geometrica che, organizzata attraverso simmetriche strutture cromatiche, mantiene tuttavia intatti, nel sintetico impianto compositivo, gli echi delle dinamiche tensioni dei suoi dipinti futuristi.
La mostra, che mette in dialogo i dipinti aeropittorici di Korompay con le opere dei futuristi presenti nella collezione permanente del museo, tra i quali Gerardo Dottori, Enrico Prampolini, Ernesto Thayaht, Nicolaj Diulgheroff e Tullio D’Albissola, è stata organizzata da Wolfsoniana – Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Korompay, Rovereto, e si avvale, oltre che delle opere provenienti dalle raccolte del museo e dalla Collezione degli eredi, di prestiti provenienti da importanti musei e istituzioni e da collezioni private.
L’esposizione è accompagnata da un ricco catalogo (edito da Sagep Editori) illustrato e corredato dai testi dei curatori e dai regesti relativi all’attività artistica di Korompay.
Il percorso espositivo prende le mosse dai suoi esordi artistici nei primi anni venti, epoca in cui, nonostante aderisca ancora a una pittura di ambito tradizionale, si possono tuttavia già riconoscere gli esiti stilistici e iconografici della sua ricerca più matura. Korompay d’altronde nel 1922, anno del suo incontro a Venezia con Marinetti e dei suoi primi contatti con il movimento futurista (in seguito strinse stretti legami con Balla, Bragaglia, Caviglioni, Crali, Depero, Dottori, Fillia e Prampolini), dipinge l’olio su tavola Rumore di locomotiva (in mostra), nel quale si intravvedono i segni di un’analitica scomposizione dell’immagine e di una graduale tendenza all’astrazione.
Le opere a cavallo tra gli anni venti e trenta, come documentato in mostra da vari dipinti, rivelano infatti la sua progressiva inclinazione a decostruire, attraverso astratti moduli strutturali, alcuni ricorrenti temi iconografici: i rilievi montani; le sagome architettoniche dei palazzi di Venezia che si rispecchiano nella laguna; i cantieri, le officine e i luoghi del lavoro in genere.
A partire dagli anni trenta – decennio in cui rafforza la sua adesione al futurismo e durante il quale dà avvio alle prime sperimentazioni plastiche, come Cantiere navale (1930) e Carro armato (1934), esposti in mostra – Korompay sviluppa una personale interpretazione della poetica aeropittorica e partecipa nelle sale futuriste alle Biennali veneziane del 1936, 1938, 1940 e 1942 e alle Quadriennali romane del 1935, 1939 e 1943.
Dai dinamici scorci di paesaggio, catturati dalla carlinga dell’aereo, che connotano le due note tavole in mostra del 1935 e del 1936 (quest’ultima, esposta alla XX Biennale di Venezia, della Collezione Wolfsoniana), le sue aeropitture traslano verso visioni più astratte, caratterizzate da una rigorosa sintesi compositiva, e talvolta si caricano di espliciti rimandi ad atmosfere di matrice surrealista, come ad esempio nei due olii Atmosfera marina (1938) e Aeropittura (aerofemmina) della fine degli anni Trenta.
A cavallo tra gli anni trenta e quaranta, nelle sue opere, connotate da temi legati ai luoghi di lavoro, si manifesta una più accentuata attitudine all’astrazione, sviluppata poi nel dopoguerra attraverso un’impostazione geometrica che, organizzata attraverso simmetriche strutture cromatiche, mantiene tuttavia intatti, nel sintetico impianto compositivo, gli echi delle dinamiche tensioni dei suoi dipinti futuristi.
La mostra, che mette in dialogo i dipinti aeropittorici di Korompay con le opere dei futuristi presenti nella collezione permanente del museo, tra i quali Gerardo Dottori, Enrico Prampolini, Ernesto Thayaht, Nicolaj Diulgheroff e Tullio D’Albissola, è stata organizzata da Wolfsoniana – Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Korompay, Rovereto, e si avvale, oltre che delle opere provenienti dalle raccolte del museo e dalla Collezione degli eredi, di prestiti provenienti da importanti musei e istituzioni e da collezioni private.
L’esposizione è accompagnata da un ricco catalogo (edito da Sagep Editori) illustrato e corredato dai testi dei curatori e dai regesti relativi all’attività artistica di Korompay.
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