Jewel. Matriclysm: An Archeology of Connections Lost - Biennale Arte Venezia 2026

Behind the scenes with Heart of the Ocean, a piece for Matriclysm : An Archeology of Connections Lost. Photo by Matthew Takes

 

Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026

Luogo: Salone Verde

Indirizzo: Calle Regina 2258

Curatori: Joe Thompson

Enti promotori:

  • Realizzata in collaborazione con il Crystal Bridges Museum of American Art


L’artista visiva e cantautrice pluripremiata disco di platino Jewel presenta presso il Salone Verde di Venezia una grande installazione che segna il debutto della sua pratica artistica visiva, in occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Allestita in collaborazione con il Crystal Bridges Museum of American Art e curata da Joe Thompson, curator-at-large del museo, Matriclysm: An Archeology of Connections Lost esplora temi quali la maternità, il potere femminile e le conseguenze della sua perdita.

La mostra presenta dipinti, sculture, arazzi, installazioni e opere sonore inedite, realizzate da Jewel appositamente per questa esposizione, la più ampia mai dedicata finora a questa poliedrica artista.

«A prima vista, questa mostra sembra riguardare i temi della femminilità, del potere e della sensibilità ecologica, ma nel suo nucleo parla di memoria, al contempo intima e di portata globale», commenta Jewel. «Se può essere letta come una sorta di monito, la mia speranza è che l’esposizione ci ricordi cosa significhi vivere in armonia, invitandoci a riscoprire modi per riconnetterci con noi stessi, con gli altri e con il mondo che ci circonda».

Attraverso forme scultoree in continua trasformazione, paesaggi sonori ritmici, tessuti e dipinti ispirati ai miti e opere basate su dati scientifici, l’intera esposizione è accompagnata da una colonna sonora ipnotica, con musiche e interpretazioni vocali originali di Jewel, a tratti astratte e in altri momenti melodiche, ispirate dall’osservazione diretta dei mari e delle stelle, effettuata tramite sensori oceanografici e dati astronomici.

Una volta all’interno della mostra, i visitatori entrano in uno spazio oscurato, illuminato dal tenue bagliore di sette sfere di vetro soffiato a mano. Si tratta dell’opera Seven Sisters, che rappresenta le sette sorelle della costellazione delle Pleiadi, realizzate da Jewel a Toledo, Ohio, presso il laboratorio di vetreria del Toledo Art Museum durante una residenza artistica. Jewel ha creato un paesaggio sonoro meditativo originale della durata di dodici minuti per accompagnare l’installazione, convertendo in suoni i dati relativi alle lunghezze d’onda della luce della costellazione, raccolti dalla NASA e dall’Università della California, Berkeley. La colonna sonora è concepita per alterare in modo sottile gli stati delle onde cerebrali umane, attraverso una tecnica che l’artista definisce “neuro-ceutica”.

Ad accompagnare le Seven Sisters vi è un corpus di nuovi dipinti realizzati da Jewel nel suo stile distintivo, realistico con accenti surreali, che invitano alla riflessione sulla maternità e sul femminile divino. Tra i dipinti: un ritratto dell’artista e uno del figlio, uno di fronte all’altro; una collezione di piccoli dipinti miniaturistici, simili a gemme, caratterizzati da immagini surreali e talvolta discordanti (un uovo; un orologio; un corvo; Henrietta Lacks; Mileva Maric, moglie di Albert Einstein; una carta dei tarocchi; un flacone di pillole e altri elementi). Su un’altra parete sono esposti quattro dipinti più grandi che raffigurano un gruppo di donne dall’aspetto di anziane sagge, con alberi della vita che sbocciano dai loro capelli come corna, decorati con oggetti della cultura pop e della vita quotidiana. Di fronte a queste anziane donne, una serie digitale di quattro figure femminili fluttua nel cielo, sospesa a vari metodi di contraccezione, forse riferendosi sia alla libertà offerta dalla contraccezione, sia al distacco dal proprio corpo, e ai possibili effetti negativi che può comportare. Lo spettatore è chiamato a decifrare e attribuire significato a queste immagini attraverso la propria esperienza personale e interpretazione.

Una seconda galleria si concentra sulla connessione dell’umanità con la natura e ospita Heart of the Ocean, una scultura alta due metri e mezzo che trasforma dati oceanici in tempo reale in un coinvolgente spettacolo visivo e sonoro che riflette lo stato sempre mutevole del mare. Per incarnare la relazione dinamica tra attività umana e oceano, Jewel ha lavorato a stretto contatto con scienziati di spicco di NASA, NOAA, Stanford University e UC Berkeley, raccogliendo dati su variazioni di temperatura, schemi migratori, attività delle onde, salinità e altri indicatori della salute oceanica. Combinando dati in tempo reale e storici con algoritmi musicali creati da Jewel, Heart of the Ocean produce un paesaggio sonoro di dodici minuti che evolve lentamente, conferendo al mare una voce propria, risonante, con una presenza sorprendente, quasi animale. Ad accompagnare la scultura vi è un arazzo che raffigura una donna avvolta dalle fiamme, vestita con abiti da ufficio. L’opera sintetizza la galleria precedente, riproponendo molti dei simboli chiave e dei reperti raccolti in una borsa di emergenza, creando un legame intenso con il dramma di Heart of the Ocean.

L’opera centrale della mostra, che apre e chiude idealmente il percorso espositivo, è una scultura monumentale di una donna incinta inginocchiata, dal titolo First Mother, realizzata in collaborazione con l’artista congolese Patrick Bongoy, con base a Città del Capo. La scultura fa riferimento alla cosiddetta madre mitocondriale, la singola donna a cui possono essere ricondotti i filamenti cromosomici di tutta l’umanità. L’opera sarà esposta all’aperto per gli otto mesi della mostra, sottoposta a sole e pioggia, con i suoi elementi organici lasciati crescere, trasformarsi e decadere. Jewel e Patrick Bongoy hanno collaborato per tessere la pelle della First Mother con fili di juta, inserendo emblemi di creazione, rinnovamento e morte, a simboleggiare il cammino dell’umanità, con particolare attenzione alle madri.

Joe Thompson, curatore della mostra commenta: «Attraverso un’incredibile varietà di tecniche, e con un tocco particolarmente delicato nelle sue sorprendenti miniature – per non parlare della splendida colonna sonora (che, considerata l’autrice, sorprende meno) – Jewel, a prima vista, sembra documentare i rischi e le perdite che si accumulano quando la società perde il contatto con l’essenziale forza e carattere matriarcale. Ma chi osserva con attenzione scoprirà un tema molto più personale e, in un certo senso, ancora più potente: il potere e la promessa fondamentale, talvolta spezzata, della maternità stessa».

«Per me, la mostra propone tre opere che rappresentano il potere femminile nella sua forma più pura: First Mother, Seven Sisters e Heart of the Ocean. Da queste rappresentazioni piuttosto solenni, la mostra esplora il disfacimento, sia a livello personale sia globale», afferma Jewel.

«Al Crystal Bridges, ci impegniamo a valorizzare la voce degli artisti e a creare spazi in cui curiosità ed esplorazione possano prosperare. Matriclysm invita il pubblico a confrontarsi con temi urgenti e a scoprire nuove prospettive, stimolando un dialogo capace di approfondire la nostra connessione con l’arte e tra noi esseri umani», dichiara Rod Bigelow, Direttore Esecutivo del Crystal Bridges Museum of American Art.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo a colori, con un’introduzione di Susan Magsamen, coautrice di Your Brain on Art: How the Arts Transform Us, e un’intervista esclusiva con Jewel, l’artista Patrick Bongoy e il curatore nigeriano Azu Nwagbogu, che ha avuto un ruolo chiave nel presentare Jewel a Bongoy, ha guidato la loro collaborazione, e compare nel catalogo stesso.

Jewel una cantautrice quattro volte candidata ai Grammy, artista visiva, attrice, autrice bestseller del New York Times e pioniera nel campo della salute mentale. Pur nota soprattutto per il suo talento musicale, la sua passione e formazione nella scultura, nel disegno e nella pittura risalgono a molto prima della carriera di cantautrice: da adolescente ha frequentato l’Interlochen Arts Academy. Nel corso degli anni ha continuato a sperimentare, lavorando con pittura e argilla. Nella primavera del 2024 ha debuttato nel mondo dell’arte al Crystal Bridges Museum of Art di Bentonville, Arkansas, con The Portal: An Art Experience by Jewel, una mostra che presentava le sue opere pittoriche e scultoree. L’esposizione è stata tra le più visitate del museo nel 2024. In tutta la sua produzione artistica, Jewel intreccia narrazione, sperimentazione e impegno per la salute mentale. Negli ultimi ventun anni, la Inspiring Children Foundation and Jewel Inc. hanno portato programmi di salute mentale appositamente pensati per giovani a rischio e grandi aziende. Jewel ha creato SELLA, un curriculum scolastico che integra l’apprendimento linguistico con pratiche di educazione sociale ed emotiva, e ha recentemente co-fondato Innerworld, una piattaforma virtuale innovativa per la salute mentale. Il percorso straordinario di Jewel l’ha portata da un’infanzia senza acqua corrente in una fattoria dell’Alaska a diventare un’artista discografica più volte vincitrice del disco di platino e attivista per la salute mentale. Ha pubblicato tredici album in studio, incluso l’ultimo Freewheelin’ Woman, e ha recentemente intrapreso un tour nazionale in co-headlining con Melissa Etheridge. Matriclysm: An Archeology of Connections Lost rappresenta la più grande presentazione finora della sua pratica artistica.

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