Kazumasa Mizokami. Dove nascono le stelle
Kazumasa Mizokami, Da dove nascono i colori
Dal 1 July 2023 al 4 October 2023
Massa | Massa-Carrara
Luogo: Museo Diocesano
Indirizzo: Via Alberica 26
Orari: mercoledì, giovedì sabato e domenica dalle 21 alle 24 e il venerdì dalle 18 alle 24. Dal 6 settembre dal mercoledì alla domenica dalle 15 alle 19
Telefono per informazioni: +39 0585 499241
E-Mail info: museodiocesanomassa@gmail.com
Le sale del Museo Diocesano ospitano la mostra di Kazumasa Mizokami dal titolo “Dove nascono le stelle” da sabato 1° luglio, inaugurazione alle ore 21 alla presenza dell’artista, fino al 4 ottobre 2023. Un evento con il quale si riconferma la collaborazione tra il Museo e l’Associazione Quattro Coronati che da tempo promuovono il dialogo tra arte contemporanea e opere del territorio appartenenti al percorso espositivo. L’allestimento presenta 46 opere in ceramica dipinta testimoni della raffinata tecnica e originalità con cui lo scultore giapponese di fama internazionale reinterpreta una antica arte orientale. Le opere, dall’apparente semplicità, esprimono una visione del mondo che proietta lo spettatore verso un futuro archetipico che è dentro di noi
Nato nel 1958 ad Arita, località famosa in Giappone per la sua ceramica detta "Imari”. Mizokami cresce in una fornace di porcellana gestita dalla famiglia ma nel 1982 lascia il Giappone prima per il Messico, dove insegna scultura, per poi recarsi a Milano dove si diploma all’Accademia di Brera. Dopo il diploma si stabilisce definitivamente a Milano dove vive e lavora con all’attivo numerose e importanti mostre personali e partecipazioni a collettive, in Italia e all’estero.
“L’opera di Kazumasa Mizokami – spiega Mauro Daniele Lucchesi dell’Associazione Quattro Coronati – è un dialogo con i materiali e le tecniche per assecondare la dimensione poetica che si sposa perfettamente con gli esiti formali. È il risultato della dimensione astratta-progettuale dell’artista, quest'ultimo cresciuto come erede della grande tradizione della lavorazione della ceramica orientale, dove domina perfettamente la moderazione della terracotta con cui realizza molte delle sue sculture. Le sue opere non sono solo vettori poetici – prosegue Lucchesi - ma sono anche lavori in una dimensione di sospensione temporale; i temi a cui l’artista da forma sono quelli della quotidianità, quelli circadiani delle piccole cose e delle micro-azioni che costellano lo scorrere della vita dell’uomo”.
In questo senso esplicative sono le opere “Ragazza che cammina sui fiori”, “Uomo Blu” mentre rimane netta la scelta poetica di Mizokami rispetto al linguaggio scultoreo; rifugge la monumentalità e l’istanza celebrativa che hanno connotato la scultura per millenni, come medium in grado di tramandare figure e gesta eroiche per millenni alla posterità. La sua scultura conquista “l’orizzontalità”, rompe il diaframma fra arte e vita, allontanando quell’aura elitaria che spesso caratterizza l’arte plastica. La scultura di questo artista è inoltre in grado di dialogare in maniera sinergica con l’istanza pittorica, con la sottile capacità di armonizzare forme e colori, integrare spettro cromatico, volumetrie e proporzioni (basta vedere “Le stelle di Giorno”, “Chiara la Luna”, “Una Goccia di Luna”, solo per citare alcune delle opere esposte) Opere che vengono declinate rispetto alla frazione dell’osservatore sia secondo dinamiche orizzontali che sulla verticalità del muro, testimoniando anche qui una profonda conoscenza dei processi fruitivi ( vedi la serie “H2O” ). “L’artista giapponese – conclude Mauro Daniele Lucchesi - testimonia in modo chiaro che la scultura è ancora viva e in grado di parlare a un pubblico sempre più distratto dai media digitali”.
Nato nel 1958 ad Arita, località famosa in Giappone per la sua ceramica detta "Imari”. Mizokami cresce in una fornace di porcellana gestita dalla famiglia ma nel 1982 lascia il Giappone prima per il Messico, dove insegna scultura, per poi recarsi a Milano dove si diploma all’Accademia di Brera. Dopo il diploma si stabilisce definitivamente a Milano dove vive e lavora con all’attivo numerose e importanti mostre personali e partecipazioni a collettive, in Italia e all’estero.
“L’opera di Kazumasa Mizokami – spiega Mauro Daniele Lucchesi dell’Associazione Quattro Coronati – è un dialogo con i materiali e le tecniche per assecondare la dimensione poetica che si sposa perfettamente con gli esiti formali. È il risultato della dimensione astratta-progettuale dell’artista, quest'ultimo cresciuto come erede della grande tradizione della lavorazione della ceramica orientale, dove domina perfettamente la moderazione della terracotta con cui realizza molte delle sue sculture. Le sue opere non sono solo vettori poetici – prosegue Lucchesi - ma sono anche lavori in una dimensione di sospensione temporale; i temi a cui l’artista da forma sono quelli della quotidianità, quelli circadiani delle piccole cose e delle micro-azioni che costellano lo scorrere della vita dell’uomo”.
In questo senso esplicative sono le opere “Ragazza che cammina sui fiori”, “Uomo Blu” mentre rimane netta la scelta poetica di Mizokami rispetto al linguaggio scultoreo; rifugge la monumentalità e l’istanza celebrativa che hanno connotato la scultura per millenni, come medium in grado di tramandare figure e gesta eroiche per millenni alla posterità. La sua scultura conquista “l’orizzontalità”, rompe il diaframma fra arte e vita, allontanando quell’aura elitaria che spesso caratterizza l’arte plastica. La scultura di questo artista è inoltre in grado di dialogare in maniera sinergica con l’istanza pittorica, con la sottile capacità di armonizzare forme e colori, integrare spettro cromatico, volumetrie e proporzioni (basta vedere “Le stelle di Giorno”, “Chiara la Luna”, “Una Goccia di Luna”, solo per citare alcune delle opere esposte) Opere che vengono declinate rispetto alla frazione dell’osservatore sia secondo dinamiche orizzontali che sulla verticalità del muro, testimoniando anche qui una profonda conoscenza dei processi fruitivi ( vedi la serie “H2O” ). “L’artista giapponese – conclude Mauro Daniele Lucchesi - testimonia in modo chiaro che la scultura è ancora viva e in grado di parlare a un pubblico sempre più distratto dai media digitali”.
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