Raffaello e Perugino attorno a due Sposalizi della Vergine
"[PRIMO DIALOGO] Raffaello e Perugino attorno a due Sposalizi della Vergine", Pinacoteca di Brera, Milano 17 marzo - 21 giugno 2016, Pietro Vannucci detto il Perugino, Sposalizio della Vergine (Particolare), 1500-1504 olio su tavola, 236 × 186 cm, Caen, Musée des Beaux-Arts, Particolare
Dal 17 Marzo 2016 al 27 Giugno 2016
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Luogo: Pinacoteca di Brera, Sala XXIV
Indirizzo: Via Brera 28
Curatori: Emanuela Daffra
Sito ufficiale: http://www.pinacotecabrera.org
Dal 17 marzo al 27 giugno 2016 si terrà alla Pinacoteca di Brera un confronto straordinario tra due caposaldi della storia dell’arte: lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, una delle opere simbolo della Pinacoteca milanese e lo Sposalizio della Vergine di Perugino, proveniente dal Musée des Beaux-Arts di Caen per la prima volta eccezionalmente fianco a fianco.

Il confronto tra la pala di Perugino e il quadro di Raffaello, di identico soggetto e accomunati da molteplici legami, appare in tutti i libri di storia dell’arte, ma fino ad ora non è mai stato realizzato dal vero. Si tratta quindi del loro primo faccia a faccia dal vivo. Ed è un’occasione irripetibile per narrare, anche grazie alla presenza di un “terzo incomodo”, la tela di Jean-Baptiste Wicar che nel 1825 sostituì il dipinto di Perugino sottratto alla cattedrale di Perugia, non solo un dialogo tra maestro e allievo, ma anche un frammento poco noto di quell’intreccio italiano tra orgoglio civico, identità municipali e religiose, che spiega tanta parte del nostro patrimonio artistico.
Ciò rende davvero unico il primo dei dialoghi fra le opere del museo e illustri ospiti proposti dalla Pinacoteca di Brera e dal suo direttore James Bradburne in occasione dell’avvio di un riallestimento progressivo delle sale che in tre anni coinvolgerà l’intero circuito del museo. Una serie di “conversazioni” che aiuteranno a guardare con occhi nuovi i dipinti della pinacoteca milanese, innescando come reazioni a catena la rivisitazione delle sale adiacenti a quella dove si svolgerà il dialogo.
Sarà un riallestimento a tappe, e ciascuna di esse comporterà una revisione delle opere esposte, nuovi testi di sala, didascalie più articolate, illuminazione e colore delle pareti. Elementi sui quali il pubblico sarà chiamato a esprimere una valutazione. Le prime sale coinvolte sono la XX, XXI, XXII e XXIII, dove il visitatore sarà accompagnato da commenti chiari e di agile lettura e condotto, a poco a poco, davanti a Raffaello e al suo ospite temporaneo.
Questo ripensamento complessivo significa anche una moratoria dei prestiti: in questi tre anni i capolavori della Pinacoteca resteranno a casa. Il ritorno della grande pala di Perugino, in Italia dopo più di duecento anni dalla requisizione napoleonica, è stato reso possibile grazie ad un accordo tra il Musée des Beaux-Arts e Brera, che ha concesso al museo francese la Cena in Emmaus di Caravaggio da novembre 2015 a gennaio 2016.
Per l’occasione, il giorno dell’inaugurazione della mostra, il 17 marzo, il museo resterà aperto con ingresso gratuito dalle 8.30 alle 19.15 (ultimo ingresso ore 18.40).
I DUE SPOSALIZI. Quando Pietro Vannucci, detto il Perugino, dipinge la sua versione dello Sposalizio della Vergine è a capo della bottega più prestigiosa d’Italia. La sua notorietà si fondava sul ruolo primario che aveva rivestito nell’affrescare circa vent’anni prima il registro mediano della cappella Sistina e sulla peculiarità del suo stile pacato e dolcemente monumentale. La fama del maestro richiama quindi in bottega numerosi artisti tra cui come riferisce Vasari il giovane Raffaello Sanzio, figlio del pittore Giovanni Santi. Non stupisce dunque che il giovanissimo genio, già pittore affermato, prenda a modello proprio l’opera di Perugino nel realizzare il capolavoro che, a buon diritto, conclude straordinariamente la sua fase formativa, dopo la quale si trasferisce a Firenze. La pala del Perugino, commissionatagli dalla confraternita di San Giuseppe per la cappella del Santo Anello del Duomo di San Lorenzo a Perugia, venne eseguita fra il 1499 e il 1504 e fu esposta accanto alla reliquia del santo anello della Vergine, mentre quella di Raffaello venne realizzata nel 1504 per la cappella di San Giuseppe della chiesa di San Francesco a Città di Castello, località che dista circa sessanta chilometri dal capoluogo. Lo schema compositivo del Perugino riprende il celebre affresco sistino della Consegna delle chiavi, riadattato alla costretta verticalità della pala. Tornano nel dipinto l’ambientazione della scena su una piazza, l’imponente edificio a pianta circolare e la prospettiva centrale, mentre i personaggi raggruppati in primo piano appaiono in disposizione serrata uno accanto all’altro. Raffaello, pur ripetendo il medesimo schema, distribuisce più liberamente e con maggiore naturalezza i personaggi creando un raccordo visivo organico con l’edificio rialzato del tempio, che diventa il perno di un immenso spazio circolare armonicamente composto.
IL RACCONTO DELLE OPERE IN DIALOGO A BRERA. L’occasione offerta da questo primo ‘dialogo’ di Brera consentirà di ragionare sui rapporti tra maestro e allievo in un momento cruciale per Raffaello, pronto a spiccare il volo verso la Firenze medicea. Inoltre, grazie alle opere esposte, sarà possibile raccontare una più complessa vicenda, poco nota ma efficacissima nel mettere a fuoco una trama tipicamente italiana, che mescola arte, storia e passioni municipali. Infatti la straordinaria fama del dipinto di Perugino derivò, fin da subito, dal fatto di essere destinato all’altare della cappella dell’Anello nella cattedrale di Perugia. La reliquia è un cerchietto di calcedonio che, secondo la tradizione, la Vergine avrebbe consegnato all’apostolo Giovanni prima di morire e che nel medioevo giunse a Chiusi, dove era conservata inizialmente nella chiesa di Santa Mustiola poi nella chiesa di San Francesco. Da lì nel 1473 fu trafugata da uno degli stessi frati del convento, che la consegnò a Perugia, dando inizio a una lotta senza quartiere tra le due città. Fu solo l’intervento di papa Sisto IV a porre fine a ritorsioni e embarghi, consegnando l’anello definitivamente a Perugia. Per alcuni anni la reliquia fu conservata nella Cattedrale all’interno della Cappella dei Decemviri del Palazzo dei Priori fino a che, nel 1488, fu affidata ai canonici della Compagnia di San Giuseppe e conservata, nello stesso Duomo, nella Cappella di San Giuseppe dedicata al Santo Anello, dove è ancora custodita e venerata. Per l’altare di questa cappella fu fatta realizzare la tavola di Perugino. Come in altri casi (il Sacro Cingolo di Prato o il Santo Sangue a Mantova), oltre al suo valore religioso e devozionale di reliquia, l’Anello divenne anche un simbolo con il quale tutta la città si identificava, rafforzato dal dipinto di Perugino che ornava l’altare dello sposalizio per eccellenza, modello ineludibile con il quale confrontarsi. Nell’esposizione di Brera (in sala XXIV) assieme a Perugino e Raffaello troveremo infine anche lo Sposalizio della Vergine di Jean-Baptiste Wicar. Il dipinto fu realizzato dal pittore ritrattista francese - incaricato in età napoleonica della requisizione di opere dalle chiese italiane che esegue l’altra versione del soggetto in sostituzione dello Sposalizio di Perugino per l’altare oramai spoglio della cattedrale di San Lorenzo a Perugia da cui era stato sottratto. Il dipinto farà da guida per raccontare il dipanarsi della vicenda, la storia poco indagata della tavola a Caen e la fortuna del pittore umbro in terra francese.
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