Toshimitsu Imaï. Un grande samurai dell’arte e della vita

Toshimitsu Imaï, Senza titolo, 1993

 

Dal 15 January 2026 al 13 February 2026

Milano

Luogo: Fondazione Mudima

Indirizzo: Via Tadino 26

Orari: dal lunedì al venerdì 11-13 / 15-19 Sabato e domenica chiuso

Curatori: Gino Di Maggio, Nino Sottile Zumbo, Dominique Stella

Costo del biglietto: Ingresso libero

Telefono per informazioni: +39 02.29409633

E-Mail info: info@mudima.net

Sito ufficiale: http://www.mudima.net


Dopo 25 anni dall’ultima mostra organizzata dalla Fondazione Mudima e dal Centro Culturale Francese a Milano, allora curata da Dominique Stella, abbiamo pensato di rendere omaggio a Toshimitsu Imaï, un importante artista giapponese, riproponendo una parte del lavoro già esposto a Palazzo delle Stelline nel 2001 nella mostra Imaï. La guerra e la pace, più una parte di calligrafie realizzate nel 1993 in Fondazione Mudima e mai esposte nei nostri spazi.

Al primo piano della Fondazione si vedrà una serie di sei tele di grandi dimensioni realizzate negli anni 1997-1998 e dedicate agli orrori della guerra, argomento che non perde mai di attualità, purtroppo. Scrive Gino Di Maggio, curatore della mostra: “Vorrei evidenziare che era la prima volta nella storia del Giappone che un artista della sua importanza realizzava una serie di quadri straordinari che avevano per oggetto i tragici e ingiustificati eventi di Hiroshima e Nagasaki, come pure il massacro di Nanchino effettuato dai giapponesi a danno dei cinesi”.

“Imaï è il punto di passaggio, come lo è la pittura informale, tra ciò che non era più rappresentabile fisicamente, quella parte dell’animo umano disintegrato dalla guerra e dall’olocausto, e le nuove forme di economia nascente, di democrazia, di benessere”, scriveva della sua pittura Achille Bonito Oliva nel catalogo della mostra Hommages à Venise, edito da Fondazione Mudima nel 1993.

Al piano terra sarà allestita una serie di quattro calligrafie, tre delle quali realizzate dall’artista a Milano nel 1993 negli spazi della Fondazione Mudima proprio in occasione della personale Hommages à Venise, la quarta invece eseguita nel 2001 a Palazzo delle Stelline e documentata dalla serie di fotografie di Fabrizio Garghetti anch’esse in mostra.

Sempre al piano terra si potrà visionare il video-documento realizzato da Studio Azzurro nel 1993 e prodotto insieme alla Fondazione Mudima, nel quale si possono ascoltare un’intervista di Gino Di Maggio all’artista e un intervento di Pierre Restany, mentre scorrono le immagini delle opere esposte nella citata mostra Hommages à Venise e viene documentata l’azione di Imaï che realizza le calligrafie.

Con questo video-documento vogliamo ricordare anche Fabio Cirifino, tra i fondatori di Studio Azzurro, scomparso recentemente.

Nato nel 1928 a Kyoto, in Giappone, Toshimitsu Imaï proviene da una famiglia di letterati, con la madre calligrafa e poetessa e il padre uomo d’affari. Nel 1947 inizia a dipingere ed espone in saloni studenteschi, frequentando al contempo corsi privati di pittura. Nel 1950 trascorre un anno alla Tokyo University of the Arts e familiarizza con la pittura a olio. Nel 1952 decide improvvisamente di partire per Parigi e trascorre due mesi viaggiando da solo in Europa. Si stabilisce poi a Parigi dove incontra Yasse Tabuchi, arrivato nella capitale francese poco prima di lui. Frequenta per due mesi l’Académie de la Grande Chaumière, insieme al connazionale, Kumi Sugai, preferendo poi i banchi della Sorbona e lo studio della storia medievale e della filosofia. Nel 1955 viene presentato al critico d’arte Michel Tapié e da allora entra a far parte del movimento informale, dedicandosi all’astrazione. Nell’agosto 1957 Tapié intraprende il suo famoso viaggio in Giappone insieme a Georges Mathieu e Imaï, grazie al quale vengono organizzati incontri e performance con il gruppo Gutai. In seguito gli artisti d’avanguardia giapponesi ed europei si confrontano e si influenzano a vicenda, tanto che molti artisti giapponesi si trasferiscono a Parigi e si mescolano al fermento creativo dell’epoca. Nel 1959 Imaï effettua uno scambio di galleria con Lucio Fontana, diventato suo caro amico, ed espone nella rinomata Galleria del Naviglio di Milano. L’anno seguente è invitato alla 30ª Biennale di Venezia e nel 1961 gli viene dedicata una terza mostra personale alla Galerie Stadler di Parigi, durante la quale incontra e stringe amicizia con André Malraux. Tra il 1970 e il 1980 realizza murales presso varie istituzioni sia in Italia che nel suo paese, dove viene invitato a partecipare a una mostra sull’arte giapponese del dopoguerra al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Tokyo. Nel 1976 il Centre Pompidou di Parigi acquista diverse sue tele. Nel 1979 gli viene proposta una mostra personale a New York in occasione della prima Art Dealers Exhibition. A partire dal 1982 è invitato dal Centre Pompidou a lavorare nei suoi atelier, dove soggiornerà per due anni. Nel 1983 viene insignito dell’Ordine delle arti e delle lettere da Jack Lang. A partire dal 1985, entra nella fase più matura della sua carriera con la realizzazione della serie Ka Cho Fu Getsu (Bellezze della natura), in cui, allontanandosi dal mondo informale, introduce motivi tradizionali giapponesi ripetitivi e la pittura su paravento. Nello stesso anno viene invitato a partecipare alla prestigiosa mostra per i 30 anni della Galerie Stadler e per i 40 anni di arte moderna al Metropolitan Museum di Tokyo. Nel 1996 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore in Francia. Muore a Kyoto nel 2002.

Inaugurazione 15 gennaio ore 18

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