Visibile, invisibile
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Benedetta Alfieri, Visibile, invisibile, Galleria Wabi, Milano
Dal 28 March 2012 al 27 April 2012
Milano
Luogo: Galleria Wabi
Indirizzo: via Garigliano 3
Orari: da martedì a venerdì 12-19; sabato su appuntamento
Curatori: Roberto Mutti, Maiter Ferrario
E-Mail info: studio@ericaprous.com
Sito ufficiale: http://www.galleriawabi.it
Galleria Wabi
presenta la mostra
Visibile, invisibile
opere di Benedetta Alfieri
A cura di Roberto Mutti e Maiter Ferrario
dal 28 marzo al 27 aprile 2012
Con questo progetto Galleria Wabi parteciperà nel mese di aprile al Milano Photofestival.
Galleria Wabi presenta sedici lavori recenti di Benedetta Alfieri, realizzati in due differenti formati: 1:1 e 16x26 cm.
Gli abiti vuoti di Alfieri si stagliano in una prospettiva frontale, la stessa dell’autrice, su fondi di un bianco abbagliante. Alludono con un’impronta corporea al tutto: il corpo assente, attraverso la parte: il vestito o l’accessorio. L’abito ha una vita propria, artificiale, con una dimensione autonoma rispetto al valore/corpo al quale sempre allude o rimanda.
Una sorta di traccia o reperto, che riconduce alla persona viva, come un’impronta.
Separatezza e lontananza, ma anche identità e appartenenza le suggestioni di un lavoro sulle apparenze o ciò che sostituisce i corpi.
Ed è proprio la mancanza del corpo, così fortemente evocato, che spinge lo spettatore a osservare con cura ogni dettaglio, ogni piega, ogni “traccia”. Così, attraverso il dettaglio, l’abito si definisce come un oggetto al tempo stesso concreto e astratto, per certi versi “iper-reale”.
La fotografia è il fine e il mezzo di una ricerca che conferisce vita autonoma agli oggetti: il collegamento tra corpo e mondo, tra la parete e l’osservatore.
Benedetta Alfieri definisce una modalità relazionale attraverso gli oggetti appartenuti a persone conosciute e non. Oggetti che recano tracce, alcune sommesse altre più udibili, come nel caso delle scarpe che raccontano con le loro pieghe e deformazioni la postura di chi le ha possedute.
Il lavoro di Alfieri è un lavoro sul corpo e sulle storie possibili ad esso connesse. I suoi lavori raccontano ogni volta una storia diversa, in cui ci si trova la passione, l’incanto e la conseguente carica energetica come rimando a forme dalla bellezza incontestabile.
Gli abiti e gli accessori subiscono un processo di decontestualizzazione necessario per restituire leggerezza, separarsi e insieme originarsi. Ciò che resta, nella dimensione della durata, è l’affioramento di un silenzio e la suggestione di una storia ancora da raccontare.
I prezzi delle foto in mostra variano: Euro 5.500 per i grandi formati, Euro 1.000 per i piccoli.
Benedetta Alfieri nasce a Parma nel 1973. Si laurea in Filosofia a Bologna nel 1997 con una tesi sullo scrittore Guido Morselli.
Nel 2003 si diploma in Fotografia presso il CFP Bauer di Milano, dove frequenta nel 2004 anche il corso di specializzazione Tecniche e linguaggi del progetto fotografico contemporaneo.
Con il progetto Generazioni vince il primo premio alla IX edizione del Premio Nazionale di Fotografia Riccardo Pezza, dal titolo Il racconto di un luogo, esponendo alla Triennale di Milano.
Il suo lavoro fotografico viene scelto tra i progetti di ricerca rappresentativi del corpo nella terza edizione di Fotografia Europea Umano troppo umano.
Le sue fotografie sono state inserite in mostre collettive e personali. Della sua ricerca hanno scritto, tra gli altri, Livio Billo, Elio Grazioli, Angela Madesani, Lucia Miodini, Ruggero Pierantoni, Francesca Rigotti e Roberta Valtorta. Ha collaborato con l'artista Silvio Wolf e ottenuto un assegno di ricerca presso l'Archivio Steiner del Politecnico di Milano. Alcune delle sue fotografie sono attualmente conservate presso Fototeca Panizzi, Fondazione Un Paese e Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea.
presenta la mostra
Visibile, invisibile
opere di Benedetta Alfieri
A cura di Roberto Mutti e Maiter Ferrario
dal 28 marzo al 27 aprile 2012
Con questo progetto Galleria Wabi parteciperà nel mese di aprile al Milano Photofestival.
Galleria Wabi presenta sedici lavori recenti di Benedetta Alfieri, realizzati in due differenti formati: 1:1 e 16x26 cm.
Gli abiti vuoti di Alfieri si stagliano in una prospettiva frontale, la stessa dell’autrice, su fondi di un bianco abbagliante. Alludono con un’impronta corporea al tutto: il corpo assente, attraverso la parte: il vestito o l’accessorio. L’abito ha una vita propria, artificiale, con una dimensione autonoma rispetto al valore/corpo al quale sempre allude o rimanda.
Una sorta di traccia o reperto, che riconduce alla persona viva, come un’impronta.
Separatezza e lontananza, ma anche identità e appartenenza le suggestioni di un lavoro sulle apparenze o ciò che sostituisce i corpi.
Ed è proprio la mancanza del corpo, così fortemente evocato, che spinge lo spettatore a osservare con cura ogni dettaglio, ogni piega, ogni “traccia”. Così, attraverso il dettaglio, l’abito si definisce come un oggetto al tempo stesso concreto e astratto, per certi versi “iper-reale”.
La fotografia è il fine e il mezzo di una ricerca che conferisce vita autonoma agli oggetti: il collegamento tra corpo e mondo, tra la parete e l’osservatore.
Benedetta Alfieri definisce una modalità relazionale attraverso gli oggetti appartenuti a persone conosciute e non. Oggetti che recano tracce, alcune sommesse altre più udibili, come nel caso delle scarpe che raccontano con le loro pieghe e deformazioni la postura di chi le ha possedute.
Il lavoro di Alfieri è un lavoro sul corpo e sulle storie possibili ad esso connesse. I suoi lavori raccontano ogni volta una storia diversa, in cui ci si trova la passione, l’incanto e la conseguente carica energetica come rimando a forme dalla bellezza incontestabile.
Gli abiti e gli accessori subiscono un processo di decontestualizzazione necessario per restituire leggerezza, separarsi e insieme originarsi. Ciò che resta, nella dimensione della durata, è l’affioramento di un silenzio e la suggestione di una storia ancora da raccontare.
I prezzi delle foto in mostra variano: Euro 5.500 per i grandi formati, Euro 1.000 per i piccoli.
Benedetta Alfieri nasce a Parma nel 1973. Si laurea in Filosofia a Bologna nel 1997 con una tesi sullo scrittore Guido Morselli.
Nel 2003 si diploma in Fotografia presso il CFP Bauer di Milano, dove frequenta nel 2004 anche il corso di specializzazione Tecniche e linguaggi del progetto fotografico contemporaneo.
Con il progetto Generazioni vince il primo premio alla IX edizione del Premio Nazionale di Fotografia Riccardo Pezza, dal titolo Il racconto di un luogo, esponendo alla Triennale di Milano.
Il suo lavoro fotografico viene scelto tra i progetti di ricerca rappresentativi del corpo nella terza edizione di Fotografia Europea Umano troppo umano.
Le sue fotografie sono state inserite in mostre collettive e personali. Della sua ricerca hanno scritto, tra gli altri, Livio Billo, Elio Grazioli, Angela Madesani, Lucia Miodini, Ruggero Pierantoni, Francesca Rigotti e Roberta Valtorta. Ha collaborato con l'artista Silvio Wolf e ottenuto un assegno di ricerca presso l'Archivio Steiner del Politecnico di Milano. Alcune delle sue fotografie sono attualmente conservate presso Fototeca Panizzi, Fondazione Un Paese e Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea.
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