Paola Risoli. J LIFE
Paola Risoli, START 3’33’’, 2023 digital video FHD, color, sound + iron box 29 x 21 x 18 cm.
Dal 11 November 2023 al 14 January 2024
Napoli
Luogo: Shazar Gallery
Indirizzo: Via Pasquale Scura 8
Orari: dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento
Telefono per informazioni: +39 081 1812 6773
E-Mail info: info@shazargallery.com
Sito ufficiale: http://www.shazargallery.com
Sabato 11 novembre, dalle ore 17.00, la Shazar Gallery presenta J LIFE, la seconda personale di Paola Risoli negli spazi di via Pasquale Scura.
Il percorso espositivo si pone quale summa di un ampio progetto partito nel 2016 che offre squarci sulla storia di J, giovane donna del Lagos, partita minorenne dalla Nigeria, vissuta in Libia quattro anni, uno dei quali trascorso in carcere, riconosciuta come rifugiata politica in quanto vittima della tratta. La sua vicenda carica di forza, vita, errori, viene restituita dalla Risoli attraverso una documentazione di duemilasettecento files, tra immagini e testi, 29 giga di dati, confluiti in parte nel cortometraggio LIFELIE (11’13’’; Miglior regia, Miglior fotografia, Miglior montaggio alla sezione documentari del XIII TSN Festival Internazionale del film corto, Roma 2020; direttore artistico: Mimmo Calopresti, presidente di giuria: Flavia Perina)
In mostra Punches, primi piani fotografici di J, accompagnati da sue annotazioni e da considerazioni della fotografa.
Le immagini del volto della donna appaiono però censurate da un enorme blocco nero che ricorda l’obbligo di nascondersi in quanto irregolare, obbligo che investe quindi anche la sua rappresentazione visiva. La stessa violenza della cancellazione dell’identità, di rottura dell’integrità, si traduce nei neri estesi, nell’isolamento dello sguardo, nel corpo iconicamente spezzato delle inquadrature di LIFELIE, da cui sono ricavati i sei frames video in mostra (Fragments). Presenti in galleria anche i due video SHOOTS e START, le carte ufficiali della storia di J, e l’installazione site specific ASHES/CENERI.
“Il lavoro di Paola Risoli, utilizzando le pratiche della relazione e della partecipazione, ci fa riflettere, attraverso la forza dell’opera d’arte, sulle molteplici complessità di un fenomeno epocale come quello dell’emigrazione. Fenomeno che, a seconda degli approcci, crea tensioni e scandalo o partecipazione e solidarietà, in ultima analisi pone di fronte alla atavica questione del rapporto con l’altro. Rapporto che, comunque si guardi, è alla base della costituzione di ogni società umana. I migranti al tempo della società della globalizzazione e della spettacolarizzazione divengono involontari protagonisti della scena mediatica prima ancora di costituire un problema di flussi e di assetti sociali.” M. Melotti
La mostra è accompagnata dal testo critico di Massimo Melotti
Il percorso espositivo si pone quale summa di un ampio progetto partito nel 2016 che offre squarci sulla storia di J, giovane donna del Lagos, partita minorenne dalla Nigeria, vissuta in Libia quattro anni, uno dei quali trascorso in carcere, riconosciuta come rifugiata politica in quanto vittima della tratta. La sua vicenda carica di forza, vita, errori, viene restituita dalla Risoli attraverso una documentazione di duemilasettecento files, tra immagini e testi, 29 giga di dati, confluiti in parte nel cortometraggio LIFELIE (11’13’’; Miglior regia, Miglior fotografia, Miglior montaggio alla sezione documentari del XIII TSN Festival Internazionale del film corto, Roma 2020; direttore artistico: Mimmo Calopresti, presidente di giuria: Flavia Perina)
In mostra Punches, primi piani fotografici di J, accompagnati da sue annotazioni e da considerazioni della fotografa.
Le immagini del volto della donna appaiono però censurate da un enorme blocco nero che ricorda l’obbligo di nascondersi in quanto irregolare, obbligo che investe quindi anche la sua rappresentazione visiva. La stessa violenza della cancellazione dell’identità, di rottura dell’integrità, si traduce nei neri estesi, nell’isolamento dello sguardo, nel corpo iconicamente spezzato delle inquadrature di LIFELIE, da cui sono ricavati i sei frames video in mostra (Fragments). Presenti in galleria anche i due video SHOOTS e START, le carte ufficiali della storia di J, e l’installazione site specific ASHES/CENERI.
“Il lavoro di Paola Risoli, utilizzando le pratiche della relazione e della partecipazione, ci fa riflettere, attraverso la forza dell’opera d’arte, sulle molteplici complessità di un fenomeno epocale come quello dell’emigrazione. Fenomeno che, a seconda degli approcci, crea tensioni e scandalo o partecipazione e solidarietà, in ultima analisi pone di fronte alla atavica questione del rapporto con l’altro. Rapporto che, comunque si guardi, è alla base della costituzione di ogni società umana. I migranti al tempo della società della globalizzazione e della spettacolarizzazione divengono involontari protagonisti della scena mediatica prima ancora di costituire un problema di flussi e di assetti sociali.” M. Melotti
La mostra è accompagnata dal testo critico di Massimo Melotti
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