Tamagnini. Mirabile avventura d’arte
Primo Tamagnini, Nucleo Dualismo, bozzetto, 1991
Dal 17 Luglio 2024 al 9 Settembre 2024
Luogo: Museo di Palazzo Pretorio
Indirizzo: Piazza del Comune
Orari: tutti i giorni (escluso martedì) dalle 10.30 alle 18.30
Telefono per informazioni: +39 0574 1837859
E-Mail info: museo.palazzopretorio@comune.prato.it
Prorogata al Museo di Palazzo Pretorio la mostra Tamagnini. Mirabile avventura d’arte: l’esposizione (inaugurata il 24 maggio) inizialmente doveva terminare il 28 luglio, ma lo straordinario interesse riscosso e il buon andamento di afflusso di pubblico hanno convinto il museo a spostarne la chiusuraal 9 settembre, offrendo la possibilità di visitarla anche nei mesi estivi.
Curata da Giulia Ballerini, l’esibizione è il tributo ad un artista che ha sempre vissuto e lavorato a Prato, e accoglie - al piano terra del museo - un nucleo di trentadue opere che coprono l’arco temporale della lunga carriera di Primo Tamagnini, classe 1936.
Il percorso espositivo evidenzia il lirismo delle origini rappresentato dagli olii su tela degli anni Settanta - delicati e già sintomatici della sua sussurrata poetica – insieme agli splendidi polittici e alle opere “segno come colore e forma” della fase più matura tra gli anni Ottanta e Novanta. Non mancano alcune installazioni metalliche, che testimoniano la continua crescita stilistica di Tamagnini, in cui gli elementi cuneiformi dei dipinti si traducono in cunei più affilati e appuntiti sotto forma di scultura.
In mostra infine un ampio nucleo di opere del periodo attuale, inedite e finora mai esposte; la sperimentazione artistica di Tamagnini ha raggiunto in questi anni, soprattutto negli ultimi mesi, uno dei momenti più alti e suggestivi: in pieno fervore creativo, è tornato alla pittura astratta, al naturalismo sintetico, come forma prediletta ma ancora una volta rinnovata e variata nell’espressione finale. L’ennesima tappa di un artista che prosegue nella sua ricerca continua sul segno, fino alla prossima evoluzione creativa.
Primo Tamagnini. Nato a Foiano della Chiana nel 1936, studia presso l'Istituto tecnico industriale. Lascia però gli studi nel 1952 per dedicarsi completamente all'attività pittorica. Nel 1960, dopo il servizio militare, si stabilisce a Prato e frequenta i corsi liberi di nudo all'Accademia delle Belle Arti di Firenze. Nel 1970 si dedica all'arte a tempo pieno. Nel 1981 arriva il riconoscimento critico, in primo luogo da Giulio Carlo Argan e da Luigi Lambertini, ha l’apprezzamento di Cesare Vivaldi, Roberto Sanesi, Carlo Ludovico Ragghianti, Bruno Corà e Francesco Gurrieri. Si susseguono molti altri successi e numerose mostre fino al 1997, in spazi pubblici e privati, tra cui Galleria Farsetti, Metastasio, Museo Pecci e Palazzo Novellucci. Il sodalizio con l’imprenditore e collezionista Bruno Tassi supporta l’operato di Tamagnini, anche attraverso la concessione del “Chiesino di San Jacopo”, che diventa suo studio e luogo di esposizione. Dal 1996 trasferisce lo studio in via G. Deledda, grazie all’amicizia con Marisa e Romolo Romani. Dal 2018 ha sentito l’esigenza di tornare ai suoi luoghi d’origine, nella ristrutturata casa-studio de “La Selce”, nella campagna di Foiano della Chiana, dove vive con la moglie Mirella e lavora. Ha tre figlie: Jovanka, Stefania e Tatiana, la quale segue e si cura con dedizione dei lavori del padre.
Curata da Giulia Ballerini, l’esibizione è il tributo ad un artista che ha sempre vissuto e lavorato a Prato, e accoglie - al piano terra del museo - un nucleo di trentadue opere che coprono l’arco temporale della lunga carriera di Primo Tamagnini, classe 1936.
Il percorso espositivo evidenzia il lirismo delle origini rappresentato dagli olii su tela degli anni Settanta - delicati e già sintomatici della sua sussurrata poetica – insieme agli splendidi polittici e alle opere “segno come colore e forma” della fase più matura tra gli anni Ottanta e Novanta. Non mancano alcune installazioni metalliche, che testimoniano la continua crescita stilistica di Tamagnini, in cui gli elementi cuneiformi dei dipinti si traducono in cunei più affilati e appuntiti sotto forma di scultura.
In mostra infine un ampio nucleo di opere del periodo attuale, inedite e finora mai esposte; la sperimentazione artistica di Tamagnini ha raggiunto in questi anni, soprattutto negli ultimi mesi, uno dei momenti più alti e suggestivi: in pieno fervore creativo, è tornato alla pittura astratta, al naturalismo sintetico, come forma prediletta ma ancora una volta rinnovata e variata nell’espressione finale. L’ennesima tappa di un artista che prosegue nella sua ricerca continua sul segno, fino alla prossima evoluzione creativa.
Primo Tamagnini. Nato a Foiano della Chiana nel 1936, studia presso l'Istituto tecnico industriale. Lascia però gli studi nel 1952 per dedicarsi completamente all'attività pittorica. Nel 1960, dopo il servizio militare, si stabilisce a Prato e frequenta i corsi liberi di nudo all'Accademia delle Belle Arti di Firenze. Nel 1970 si dedica all'arte a tempo pieno. Nel 1981 arriva il riconoscimento critico, in primo luogo da Giulio Carlo Argan e da Luigi Lambertini, ha l’apprezzamento di Cesare Vivaldi, Roberto Sanesi, Carlo Ludovico Ragghianti, Bruno Corà e Francesco Gurrieri. Si susseguono molti altri successi e numerose mostre fino al 1997, in spazi pubblici e privati, tra cui Galleria Farsetti, Metastasio, Museo Pecci e Palazzo Novellucci. Il sodalizio con l’imprenditore e collezionista Bruno Tassi supporta l’operato di Tamagnini, anche attraverso la concessione del “Chiesino di San Jacopo”, che diventa suo studio e luogo di esposizione. Dal 1996 trasferisce lo studio in via G. Deledda, grazie all’amicizia con Marisa e Romolo Romani. Dal 2018 ha sentito l’esigenza di tornare ai suoi luoghi d’origine, nella ristrutturata casa-studio de “La Selce”, nella campagna di Foiano della Chiana, dove vive con la moglie Mirella e lavora. Ha tre figlie: Jovanka, Stefania e Tatiana, la quale segue e si cura con dedizione dei lavori del padre.
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