Dal 27 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 al Museo Diocesano Carlo Maria Martini

L’Annunciazione di Artemisia Gentileschi da Capodimonte è il capolavoro per Milano 2026

Artemisia Gentileschi, Annunciazione, Olio su tela, cm 257 x 179, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
 

Samantha De Martin

08/07/2026

Milano - Datata 1630 nel cartiglio in basso a destra, l’Annunciazione di Artemisia Gentileschi rappresenta la prima opera nota eseguita dalla pittrice a Napoli, città nella quale giunse intorno al 1629, dopo aver lasciato Venezia.
Caratterizzata da un’attenta regia luministica che conferisce vigore ai due monumentali protagonisti che emergono con forza dallo sfondo scuro di matrice caravaggesca, quest'opera sarà il Capolavoro per Milano 2026. Ad accogliere l'ospite d’eccezione proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli sarà dal 27 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano in una mostra curata da Mario Epifani, conservatore del dipartimento dipinti e sculture del XVII secolo del Museo e Real Bosco di Capodimonte, e Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano.

Il dipinto rappresenta una delle testimonianze più significative della piena maturità artistica di Artemisia, figura straordinaria nel panorama della pittura del Seicento, che riuscì, grazie al suo eccezionale talento, a conquistare fama, prestigio e ampi riconoscimenti in un ambiente dominato quasi esclusivamente dagli uomini.


Nonostante il formato e le dimensioni possano far pensare a una pala d’altare, la destinazione originaria del dipinto rimane incerta. Non si esclude tuttavia che la tela ornasse una cappella privata, mentre il suo ingresso nelle collezioni dell’allora Real Museo Borbonico risale al 1815.


Artemisia Gentileschi, Annunciazione, Olio su tela, cm 257 x 179, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Se da un lato nell’impianto compositivo il dipinto presenta analogie con le eleganti pale dallo stesso soggetto dipinte dal padre Orazio per Genova e Torino, dall’altro è evidente l’influsso su Artemisia dei caravaggisti francesi conosciuti a Roma, in particolare di Simon Vouet, e della pittura napoletana, specie di Massimo Stanzione, esponente della corrente naturalistica più moderata in voga nella città partenopea. I panneggi serici gonfi e sontuosi che avvolgono i due protagonisti evocano invece la lezione di Nicolas Régnier che Artemisia ha modo di vedere durante il suo precedente soggiorno veneziano.

Grazie al sostegno di Fondazione Bracco, in collaborazione con lo spin off di IUSS-Pavia DeepTrace Technologies, l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, l'Università degli Studi Statale di Milano e la Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”, in occasione della mostra saranno resi noti i risultati delle indagini diagnostiche non invasive, che aggiungeranno importanti tasselli alla conoscenza della tecnica e dei materiali impiegati dall’artista.