Qhapaq Ñan, Il grande cammino delle Ande

© Joaquín Sánchez | Joaquín Sánchez, ILLA, 2011 I Ph. Martín Jordán

 

Dal 11 Maggio 2021 al 22 Agosto 2021

Roma

Luogo: MUCIV – Museo delle Civiltà

Indirizzo: Piazza Guglielmo Marconi 14

Orari: Dal martedì al venerdì, 8:00 - 19:00 Ore 18.30 Ultimo ingresso La domenica 8-19 solo con prenotazione al n. 0654952226 o 227 attivo dal lunedì al sabato con orario 9:00-17:00. Per gruppi organizzati obbligo di prenotazione

Costo del biglietto: 10,00 €, intero 2,00 €, agevolato, per i cittadini dell’Unione europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni Gratuito ai cittadini sotto i 18 anni, per gli Abbonati e per gli aventi diritto Abbonamento al Museo delle Civiltà: 22,00 €

Telefono per informazioni: +39 06 68492. 225/246

E-Mail info: s.culturale@iila.org

Sito ufficiale: http://museocivilta.beniculturali.it


Dall’11 maggio IILA – Organizzazione internazionale italo-latino americana presenta a Roma una mostra interdisciplinare dedicata al Qhapaq Ñan, Il grande cammino delle Ande. Dal passato al presente, la mostra attraversa storia, antropologia, artigianato, archeologia, saperi ancestrali, cooperazione tra i Paesi, turismo comunitario e sostenibile, arrivando all’arte contemporanea.
 
Il Qhapaq Ñan è il sistema viario andino creato dagli Incas sulla base di infrastrutture preincaiche, le cui ramificazioni arrivano a toccare sei Paesi dell’America del Sud: Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador e Perù, per un totale di oltre 30.000 chilometri. Questo Cammino attraversa una delle aree geografiche più estreme al mondo, che va dai 6.000 metri delle vette delle Ande, passando per aridi deserti e foreste pluviali, fino a raggiungere le coste.
 
La mostra è un viaggio inedito e approfondito che mette in evidenza le tracce lasciate dalla cultura preincaica e incaica che hanno attraversato il Qhapaq Ñan. Grazie a questa infrastruttura così straordinaria gli Incas garantivano il flusso di idee, poteri, merci e cosmologie all’interno del territorio, vasto 5 milioni di km2, dando un carattere unitario all’Impero.
La mostra è l’occasione per scoprire una selezione di reperti archeologici del MUCIV - Museo delle Civiltà, la collezione preistorico-etnografica Luigi Pigorini, con oggetti provenienti dai luoghi di origine del Qhapaq Ñan di diverse epoche precolombiane, selezionati da Donatella Saviola:oggetti rituali posti a corredo delle sepolture andine, che risultano essere la testimonianza dei costanti scambi intercorsi tra le numerose civiltà, da quelle pre-incaiche agli Inca.
Inserito nell’elenco dei beni Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2014, il Qhapaq Ñan è stato oggetto di studio nei più svariati ambiti (archeologico, ingegneristico, storico, antropologico). Considerato un potente mezzo di comunicazione tra i popoli, ancora oggi continua a compiere, come ha fatto per secoli, la sua funzione di connettore tra le comunità e veicolo di scambi economici e culturali, proprio come le grandi vie consolari dell’Impero Romano.
«È importante ricordare questo splendido modello di integrazione, valorizzarlo e riproporlo in chiave moderna, ad esempio realizzando le infrastrutture viarie necessarie a collegare agevolmente i Paesi della Regione. Lo hanno fatto gli Incas, possiamo e dobbiamo farlo anche oggi, in un momento in cui l’aggregazione è fondamentale per affrontare le sfide globali» ha evidenziato la Segretario Generale dell’IILA Antonella Cavallari.
 
La mostra è stata curata da Rosa Jijón, curatrice indipendente ex Segretario Culturale IILA in collaborazione con Nuria Sanz, coordinatrice del Progetto di Candidatura del Qhapaq Ñan del Centro del Patrimonio Mondiale, UNESCO - Parigi, José de Nordenflycht, storico e critico d’arte e Donatella Saviola, americanista del Museo delle Civiltà - Museo Preistorico ed etnografico Luigi Pigorini, e allestita negli spazi dello stesso.
Come sottolinea Rosa Jijón: «La cooperazione fra i popoli è un’eredità del Qhapaq Ñan, la comunicazione e l’interscambio e la collaborazione che favorì questo sistema di cammini deve essere un esempio per il mondo che ci aspetta. Affrontiamo l’incertezza, la paura e le restrizioni, questo pianeta fragile ha bisogno della nostra attenzione e di una permanente coesione per non distruggerlo e per non distruggerci».
 
LA MOSTRA
 
La mostra è un progetto corale, le cui voci sono presentate in maniera complementare, arricchendosi e generando un discorso plurale come quello che è stato necessario per la candidatura a Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Il lavoro collettivo portato avanti dalle sei Segreterie Tecniche del Qhapaq Ñan, dall’UNESCO e dai protagonisti coinvolti, - che sono inoltre ambasciatori e guardiani della grande rete viaria -, è evidente nella sezione dedicata ai Paesi.
«Ora più che mai - afferma Sanz, - è opportuno ricordare le buone pratiche di collaborazione internazionale in materia di patrimonio culturale. In un momento di pandemia universale come quello che stiamo affrontando, risulta essenziale ravvivare lo spirito collaborativo che trascende i confini politico-amministrativi della sovranità nazionale. Progetti come questo rafforzano la fiducia verso forme di multilateralismo, portatore di esempi concreti di solidarietà, utili per affrontare la costruzione, non più di una storia condivisa, ma di uno sviluppo sociale e culturale futuro».
 
Il Qhapaq Ñan è senza dubbio una delle grandi imprese umane del mondo antico e oggi continua a tessere legami tra le modalità ancestrali e contemporanee del pensare e sperimentare il mondo andino. A dimostrazione di quanto il Qhapaq Ñan sia un patrimonio vivo, che coniuga passato, presente e ricchezza simbolica, l’arte contemporanea fa da contrappunto ai saperi ancestrali, mostrando come questi, insieme alla cosmovisione andina, abbiano ispirato opere di artisti contemporanei.
José de Nordenflycht, curatore della sezione contemporanea, uno dei principali esperti di questo patrimonio in relazione alla produzione contemporanea, ha invitato sei artisti visivi: Gracia Cutuli (Argentina), Joaquín Sánchez (Bolivia), Cecilia Vicuña (Cile), Gabriel Vanegas (Colombia), Estefanía Peñafiel Loaiza (Ecuador), Mariano León (Perù), affidando loro il compito di proporre modi diversi di percorrere i tratti di questo itinerario culturale, permettendo al visitatore di vivere attraverso i sensi un’esperienza utile a completare l’informazione scientifica, basata sui registri visibili archeologici, antropologici e storici. Come afferma José de Nordenflycht nel suo testo curatoriale “Rappresentare, Interpretare e Attivare il Cammino Principale Andino”: «Se l’azione fisica del camminare implica una trasformazione del luogo e dei suoi significati, la sua deriva immaginaria è configurata dal visitatore, affinché il fatto stesso di aver visitato la mostra lo inviti per un attimo a sentirsi compagno di viaggio di numerosi uomini e donne delle Ande. Non c’è dubbio che questa mostra non sia una semplice operazione di immagazzinamento di informazioni e di contenuti su un lontano cammino nelle Ande. I sei artisti hanno lavorato sul concetto di “impronta”. Le loro opere nascono dall’esigenza di lasciare una traccia, come la rovina è un’impronta terminale, per non rimuovere o dimenticare ma sfruttare questi luoghi per ricordare sempre che le rovine non sono semplici macerie».
 
Arricchisce questo panorama sulla cultura e sui popoli del Qhapaq Ñan il lavoro di Claudio Pérez, fotografo documentarista cileno che presenta “Qhapaq Ñan ATACAMA” un lavoro antropologico e geografico che trova la sua origine nell’osservazione della resistenza culturale di questi territori e che mostra in modo multidisciplinare parte del percorso attuale del Cammino Inca.
 
 «Il 2020 è stato un anno eccezionalmente difficile e incerto - conclude Rosa Jijón - inutile sottolineare gli effetti che ha avuto la pandemia COVID-19 sull’attività culturale e sulle vite dei lavoratori della cultura. L’esposizione, che si sarebbe dovuta inaugurare a maggio 2020, vede la luce molti mesi dopo, con alcuni cambiamenti e senza la presenza degli artisti, curatori e tecnici dall’America del sud. Abbiamo voluto portare avanti il progetto, nonostante le difficoltà e le sfide che affrontiamo, perché pensiamo che fare cultura sia un modo di comunicare e valorizzare il nostro patrimonio. Siamo convinti che è il momento giusto per offrire alla città un’opportunità per avvicinarsi all’America del sud attraverso le opere e la conoscenza, che mettiamo in valore nel MUCIV - Museo delle Civiltà, in dialogo con i pezzi archeologici del Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini. Questo nasce dalla necessità di rafforzare le relazioni fra le istituzioni culturali di Roma e l’Italia e l’IILA».
 
Dopo la chiusura dei musei causata dall’emergenza sanitaria Covid-19 la mostra si apre sancendo anche l’inizio del mandato del nuovo Segretario Culturale IILA Jaime Nualart.
 
I PARTNER
 
Per la realizzazione di questo progetto l’IILA si avvale della collaborazione dei sei Paesi coinvolti, attraverso le rispettive Ambasciate e le Segreterie Tecniche del Qhapaq Ñan; del MUCIV – Museo delle Civiltà, che ospita la mostra e presenta una selezione del proprio patrimonio archeologico originario dei luoghi del Qhapaq Ñan; di AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che lavora nei territori del Cammino per lo sviluppo del turismo comunitario, la salvaguardia, messa in valore e documentazione del patrimonio materiale e immateriale e attraverso il progetto “Sviluppo delle capacità locali per la promozione del turismo culturale comunitario integrando il Qhapaq Ñan in Bolivia, Ecuador e Perù”, iniziativa eseguita da United Nation Development Programme – UNDP e finanziata dalla stessa AICS; di CIDAP - Centro Interamericano de Artesanías y Artes Populares, che mostra come l’artigianato contemporaneo rappresenti un’eredità viva della cultura latinoamericana; di ICCROM - International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property, che grazie alle immagini scattate da Alva Balderrama ci restituisce le suggestioni del Qhapaq Ñan degli anni ’70 – ‘80; dei promotori e realizzatori del progetto INCAmmino, per lo sviluppo economico delle comunità rurali; del CNR – Consiglio Nazionale delle ricerche, che con la mostra “Machu Picchu oltre il visibile”, realizzata in collaborazione con l’Università di Varsavia, illustra come la tecnologia più avanzata in ambito geofisico sia stata applicata all’archeologia.
 
 
CON IL SUPPORTO DI
DGCS – MAECI (Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), CAF – Banco de Desarrollo de América Latina, Terna
 
CON IL PATROCINIO DI
MAECI – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; MIBACT - Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo; Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO; ICOMOS - International Council on Monuments and Sites - Consiglio Nazionale Italiano dei Monumenti e dei Siti; ICCROM - International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property;  RAI - Radiotelevisione Italiana;  Associazione Italiana Turismo Responsabile; Touring Club Italiano.
 
MEDIA PARTNER
RAI Cultura – Artribune – Universes in Universe
 
SPONSOR TECNICO
Arte Cargo – Centro Sperimentale di Fotografia Adams
 


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