Giosetta Fioroni
Giosetta Fioroni, GAM – Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Torino
Dal 16 Aprile 2025 al 7 Settembre 2025
Torino | Visualizza tutte le mostre a Torino
Luogo: GAM – Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea
Indirizzo: Via Magenta 31
Orari: dalle 10 alle 18. Lunedì chiuso
Curatori: Elena Volpato
Telefono per informazioni: +39 011 442 9518
E-Mail info: gam@fondazionetorinomusei.it
Sito ufficiale: http://www.gamtorino.it
La GAM è lieta di presentare un’esposizione a cura di Elena Volpato, dedicata ai film di Giosetta Fioroni, conservati nella collezione della Videoteca. È il diciannovesimo appuntamento del ciclo di mostre con cui la GAM va raccontando la prima stagione del film e video d’artista italiano tra anni sessanta e settanta del Novecento.
Giosetta Fioroni realizzò quattro film, tutti nel 1967. Da qualche anno ormai, immagini cinematografiche e televisive continuavano a emergere nei suoi dipinti, realizzati con smalti industriali di color argento. Erano apparizioni di luce, impressioni volatili sullo schermo bianco della tela, per lo più volti femminili, fissi e incorniciati, oppure ripetuti più volte, come fossero la traccia luminosa, ai sali d’argento, di una sequenza di fotogrammi.
La mostra ha il suo incipit in uno di quei dipinti, La ragazza della TV del 1964, conservato nelle collezioni della GAM e parte del Museo Sperimentale di Eugenio Battisti. È un profilo di donna, tracciato a riserva nell’argento del fondo, che si va sistemando i capelli con le mani. Le immagini di Fioroni sembrano sempre consapevoli di essere immagini di immagini, perennemente intente a scrutarsi in qualche riflesso, a truccarsi o pettinarsi, a posare per l’obiettivo o a catturare lo sguardo di qualcuno.
Non sono diverse le figure femminili e maschili che compaiono nei quattro film in mostra. Sono immagini sottili, senza corpo, né consistenza d’essere. La mancanza del sonoro amplifica la atmosfera d’assenza che le svuota di senso. Si mostrano come personaggi incapaci di farsi persona, se non per forza di volontà attoriale, talmente fragili da cercare costantemente qualcosa che li circoscriva, che possa affermare la loro forma: l’abbraccio del partner, la cornice di uno specchio, uno schermo bianco contro cui posare o anche solo un copricapo che chiuda in una linea le sembianze del volto.
A proposito delle sue opere Fioroni ha detto: “Cercavo la leggerezza quasi di un’antica sequenza dei fratelli lumière, del primo cinema, qualcosa che proprio trascorre […], qualcosa che poteva suggerire in chi guardava un che di tremulo, di estremamente lieve: un’apparenza, una dissolvenza.”
*Giosetta Fioroni, La ragazza della TV, 1964, smalto su tela, 113,5 x 146,5 cm
*Giosetta Fioroni, Solitude femminile, 1967, film riversato in digitale, b/n, muto, 7’
Giosetta Fioroni nasce il 24 dicembre del 1932 a Roma, in una famiglia di artisti. Espone per la prima volta nel 1956 alla Biennale di Venezia. Faranno seguito nel tempo innumerevoli personali e collettive in Italia e all’estero. Realizza, negli anni ’60 -‘70, un ciclo di tele con immagini d’argento che ottengono un’immediata attenzione. Nel 1968 realizza una performance, La Spia ottica, che inaugura il Teatro delle Mostre alla Galleria Tartaruga di Roma. Nel 1969 realizza anche il primo Teatrino, "giocattolo per adulti" in legno dipinto. Nel corso degli anni ‘70 Fioroni vive lunghi periodi in campagna, nel trevigiano, insieme allo scrittore Goffredo Parise. Il suo interesse si concentra sulle leggende degli spiriti di campagna, fiabe oniriche e visionarie. Degli anni ‘80 è il ciclo pittorico Il vero. Dello stesso periodo è la serie di pastelli e oli dedicati a Gian Domenico Tiepolo. Oltre a proseguire nella pittura, Fioroni dà inizio nel 1993 a un’ampia produzione ceramica, presso la Bottega Gatti di Faenza e che l’impegnerà sempre di più nella creazione di importanti cicli scultorei.
Giosetta Fioroni realizzò quattro film, tutti nel 1967. Da qualche anno ormai, immagini cinematografiche e televisive continuavano a emergere nei suoi dipinti, realizzati con smalti industriali di color argento. Erano apparizioni di luce, impressioni volatili sullo schermo bianco della tela, per lo più volti femminili, fissi e incorniciati, oppure ripetuti più volte, come fossero la traccia luminosa, ai sali d’argento, di una sequenza di fotogrammi.
La mostra ha il suo incipit in uno di quei dipinti, La ragazza della TV del 1964, conservato nelle collezioni della GAM e parte del Museo Sperimentale di Eugenio Battisti. È un profilo di donna, tracciato a riserva nell’argento del fondo, che si va sistemando i capelli con le mani. Le immagini di Fioroni sembrano sempre consapevoli di essere immagini di immagini, perennemente intente a scrutarsi in qualche riflesso, a truccarsi o pettinarsi, a posare per l’obiettivo o a catturare lo sguardo di qualcuno.
Non sono diverse le figure femminili e maschili che compaiono nei quattro film in mostra. Sono immagini sottili, senza corpo, né consistenza d’essere. La mancanza del sonoro amplifica la atmosfera d’assenza che le svuota di senso. Si mostrano come personaggi incapaci di farsi persona, se non per forza di volontà attoriale, talmente fragili da cercare costantemente qualcosa che li circoscriva, che possa affermare la loro forma: l’abbraccio del partner, la cornice di uno specchio, uno schermo bianco contro cui posare o anche solo un copricapo che chiuda in una linea le sembianze del volto.
A proposito delle sue opere Fioroni ha detto: “Cercavo la leggerezza quasi di un’antica sequenza dei fratelli lumière, del primo cinema, qualcosa che proprio trascorre […], qualcosa che poteva suggerire in chi guardava un che di tremulo, di estremamente lieve: un’apparenza, una dissolvenza.”
*Giosetta Fioroni, La ragazza della TV, 1964, smalto su tela, 113,5 x 146,5 cm
*Giosetta Fioroni, Solitude femminile, 1967, film riversato in digitale, b/n, muto, 7’
Giosetta Fioroni nasce il 24 dicembre del 1932 a Roma, in una famiglia di artisti. Espone per la prima volta nel 1956 alla Biennale di Venezia. Faranno seguito nel tempo innumerevoli personali e collettive in Italia e all’estero. Realizza, negli anni ’60 -‘70, un ciclo di tele con immagini d’argento che ottengono un’immediata attenzione. Nel 1968 realizza una performance, La Spia ottica, che inaugura il Teatro delle Mostre alla Galleria Tartaruga di Roma. Nel 1969 realizza anche il primo Teatrino, "giocattolo per adulti" in legno dipinto. Nel corso degli anni ‘70 Fioroni vive lunghi periodi in campagna, nel trevigiano, insieme allo scrittore Goffredo Parise. Il suo interesse si concentra sulle leggende degli spiriti di campagna, fiabe oniriche e visionarie. Degli anni ‘80 è il ciclo pittorico Il vero. Dello stesso periodo è la serie di pastelli e oli dedicati a Gian Domenico Tiepolo. Oltre a proseguire nella pittura, Fioroni dà inizio nel 1993 a un’ampia produzione ceramica, presso la Bottega Gatti di Faenza e che l’impegnerà sempre di più nella creazione di importanti cicli scultorei.
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