In Minor Keys - Biennale Arte Venezia 2026 | 61. Esposizione Internazionale d’Arte

Il manifesto ufficiale della Biennale Arte 2026 di Venezia (dettaglio) | Courtesy © La Biennale di Venezia

 

Dal 9 May 2026 al 22 November 2026

Luogo: Sedi varie

Indirizzo: Sedi varie

Orari: Mar-Dom (da Maggio a Settembre) 11.00 - 19.00 | Mar - Dom (da Ottobre a Novembre) 10.00 - 18.00 | Lunedì chiuso (eccetto lunedì 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)

Curatori: Koyo Kouoh (1967 - 2025)

Enti promotori:

  • La Biennale di Venezia

Costo del biglietto: € 30 (giornaliero) | € 40 (tre giorni)

Telefono per informazioni: +39 041 5218711

E-Mail info: info@labiennale.org

Sito ufficiale: http://www.labiennale.org


La 61. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, dal titolo In Minor Keys di Koyo Kouoh, sarà aperta al pubblico da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 ai Giardini, all'Arsenale e in vari luoghi di Venezia. La pre-apertura si terrà il 6, 7 e 8 maggio, mentre la cerimonia di premiazione e inaugurazione avrà luogo sabato 9 maggio 2026.

Dopo la prematura scomparsa di Koyo Kouoh a maggio 2025, con il pieno sostegno della famiglia, La Biennale di Venezia ha deciso di realizzare la Mostra secondo il progetto da lei ideato, per preservare, valorizzare e diffondere le sue idee e il lavoro svolto con dedizione. Koyo Kouoh, nominata Direttrice artistica del Settore Arti Visive nel novembre 2024, aveva infatti già sviluppato il progetto curatoriale, definendo testo teorico, artisti e opere, catalogo, identità grafica e architettura degli spazi, dialogando costantemente con gli artisti da invitare.

Il titolo scelto per la 61ª Esposizione è In Minor Keys, come indicato nel testo curatoriale da lei trasmesso al Presidente della Biennale l'8 aprile 2025. La Mostra sarà realizzata con il contributo del Team selezionato da Koyo stessa: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti (advisor); Siddhartha Mitter (editor-in-chief); Rory Tsapayi (assistente alla ricerca).

"Durante quella settimana a Dakar - ha dichiarato il Team di Koyo - abbiamo posto le basi della 61ma edizione della Biennale Arte. Abbiamo mappato pratiche e progetti, ricavato motivi attorno ai quali organizzare la Mostra e i pilastri su cui fondarla. Temi come l'incantamento, la fecondità e la condivisione, nonché pratiche generative indirizzate alla collettività, sono emersi in modo naturale. L'ultimo giorno, certa di aver raggiunto l'obiettivo più difficile, Koyo ha assegnato a ciascuno di noi una missione. La Mostra ormai aveva assunto forme concrete, non era più solo un'idea o un'intenzione. Riuscivamo a sentire la musica che con tanta grazia Koyo aveva composto insieme a noi sotto l'ombra protettiva di un generoso albero di mango."

Il Team di Koyo, con membri che vivono in diverse città del mondo - Gabe a Londra, Marie Hélène tra Dakar e Berlino, Rasha tra Beirut e Marsiglia, Rory a Città del Capo, Siddhartha a New York - ha proseguito nei mesi scorsi il lavoro di realizzazione della Mostra, chiamando la struttura della Biennale a uno speciale impegno nella fase di definizione del progetto, e in particolare il Settore Arti Visive. Il lavoro a distanza tramite riunioni online, unito a seminari in presenza svoltisi a Venezia a maggio e ottobre 2025, e a Dakar a giugno 2025, ha permesso al Team di operare insieme alla Biennale pur essendo distribuito su più continenti, dando vita a un processo intenso, articolato e profondamente condiviso, in cui ogni contributo ha arricchito la costruzione collettiva della Mostra.

"La gioia di un'arte autentica, che tanto somiglia alla vita vera" - così ha commentato il Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. "Le pagine di In Minor Keys, che Koyo trasmise alla Biennale quasi un anno fa, rappresentano un saggio fulminante della sua pratica curatoriale, e distillano, parola per parola, l'idea precisa e cristallina della sua idea di mostra. Che nel concetto proprio della semina Koyo ci ha consegnato, e che per il tramite dei suoi insegnamenti il suo Team e La Biennale di Venezia offrono da oggi al mondo. È una Mostra permeata di spirito, di una sacralità che rimette al centro la persona, che ritrova il senso dello stare al mondo riprendendo le misure, rispetto agli elementi della terra, e guardando di nuovo il cielo. Un percorso, quello di Koyo Kouoh, che recupera i rapporti umani, nati nei cortili e nel vicinato urbano. Le piccole cose, che sono grandi. La dimensione umana, misura di tutto, che una parte di mondo, quello più opulento e sazio, identificato nella parola "Occidente", da tempo ha perso di vista, smarrito. Giunge quindi dalla dinamo dell'Africa, e da una delle sue voci più importanti il sussurro che ci riconduce all'essenziale, che ravvisa nell'uso delle nostre stesse mani la condizione più felice. Una rivelazione che ci riporta a terra, al nostro corpo, ai nostri sensi. All'umiltà verso ciò che è più grande e non va spiegato, solo intuìto."

LA MOSTRA di Koyo Kouoh

Gli artisti. Sono 111 i partecipanti – tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni – provenienti da contesti geografici differenti, selezionati da Koyo privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane. Osservando realtà attive a Salvador, Dakar, San Juan, Beirut, Parigi e Nashville, la Curatrice ha immaginato come l'ingegnosità e la tensione sperimentale di ciascuno possa incontrarsi con quelle di altri artisti e movimenti, anche senza relazioni dirette. In Minor Keys si propone così di restituire e ampliare questa geografia relazionale, intessuta nel corso di una vita e fondata sull'incontro.

I motivi. Per Koyo, il nucleo concettuale della Mostra si articola attorno a motivi non definiti in astratto, ma scelti a partire da opere capaci di coinvolgere insieme anima e intelletto. L'intreccio di questi motivi si traduce in una composizione che non procede per sezioni, ma per priorità sotterranee: "Are", che pur dando centralità a due figure maggiori evita l'impostazione retrospettiva; processioni; meraviglia contrapposta a cinismo verso il potenziale trasformativo dell'arte; riposo spirituale e fisico delle oasi, intese come tonalità o isole interne ai singoli universi creativi; e infine "Scuole", espressione del suo impegno nella costruzione di istituzioni orientate a un fine sociale.

I riferimenti letterari. Questi fili attraversano pratiche diverse e generazioni differenti, tracciando un percorso che si dispiega nei luoghi di In Minor Keys. Nel corso del lavoro curatoriale, molte suggestioni hanno trovato eco nei riferimenti letterari condivisi da Koyo come fonti d'ispirazione, tra cui Beloved di Toni Morrison e Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez, accomunati dall'attraversamento di mondi e soglie temporali e da un realismo magico che intensifica il registro emotivo.

Are ("Shrines"). La Sala Chini introduce al cuore del Padiglione Centrale e al vocabolario di quella dimensione della mostra che prende il nome di "Are" ("Shrines"), immaginata da Koyo come omaggio a due creatori di mondi: Issa Samb (1945–2017) e Beverly Buchanan (1940–2015). Artista, poeta, drammaturgo e cofondatore del collettivo rivoluzionario Laboratoire Agit'Art a Dakar, Samb è stato una presenza costante, un mentore e una fonte d'ispirazione per Koyo, che ha onorato la sua pratica artistica e la sua filosofia di vita in diversi progetti internazionali. L'opera di Buchanan, che Koyo aveva incontrato più di recente, consiste in letture sofisticate e provocatorie di luoghi e comunità condotte attraverso un approccio anti-monumentale alla Land Art e all'arte pubblica, in particolare alla scultura, e collocate in luoghi segnati da memorie storiche irrisolte. Tanto Samb quanto Buchanan privilegiavano la forza generativa dell'arte anziché la sua mera oggettualità e le pratiche convenzionali di conservazione dell'oggetto artistico.

La processione. Il motivo della processione, ispirato alle coreografie carnevalesche e ai raduni del mondo afroatlantico, testimonia un linguaggio spaziale dinamico che invita il pubblico a unirsi al movimento, più che a osservarlo. In questa dimensione carnevalesca, capace di sospendere e sovvertire le gerarchie, molte pratiche artistiche disturbano archivi e canoni, rielaborano simboli consolidati e demistificano narrazioni dominanti con approcci transtorici, speculativi o rigorosi.

Scuole. Le "Scuole" emergono come ecosistemi radicati nei territori e insieme transnazionali: luoghi di apprendimento e rigenerazione fondati sull'incontro, la condivisione e l'autonomia dalle leggi del mercato. Inserite nella costellazione della mostra, testimoniano un'etica comune e una pratica collaborativa che intreccia arte e responsabilità sociale.

Spazio al riposo. Temi quali la piantagione, l'insediamento coloniale, il disastro ambientale e la memoria geologica attraversano altre opere, che affrontano eventi sismici e le loro tracce con metodi radicali e liberatori. Parallelamente, il giardino creolo e il cortile — spazi di autosufficienza nati entro condizioni di costrizione — diventano luoghi reali e metaforici di riposo, riconnessione e relazione con forme di vita non umane. La Mostra si interroga infine sulla possibilità di sottrarsi all'impulso enciclopedico per concedere spazio al riposo, alla contemplazione e all'ascolto profondo. Installazioni multisensoriali favoriscono la rêverie e l'incantamento, invitando a rallentare, a lasciarsi trasformare dall'esperienza. Attraverso oasi che evocano studi, cortili e spazi di apprendimento, In Minor Keys restituisce lo spirito di un progetto che intreccia collaborazione, generosità e fiducia nelle molteplici declinazioni della nostra umanità.

Le performance. Il programma di performance pone al centro il corpo come luogo di conoscenza, memoria e veicolo politico di resistenza collettiva e guarigione. Nei Giardini della Biennale si terrà una processione di poeti ispirata al Poetry Caravan, il viaggio intrapreso da Koyo Kouoh con nove poeti africani da Dakar a Timbuktu nel 1999. La performance rende omaggio alla memoria di Koyo e ai griot, custodi delle storie del popolo e portatori di sapere e potere. Nei Giardini della Biennale, i poeti formeranno un coro collettivo, esprimendo il potere della parola e favorendo una dimensione di guarigione spirituale.

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
COMMENTI