In primavera visite guidate per osservare gli archeologi al lavoro

Nei cantieri di Zeus: si amplia il percorso della Valle dei Templi

Il Tempio di Giunone nella Valle dei templi di Agrigento | Foto: Roberto Lo Savio
 

Francesca Grego

19/02/2021

Agrigento - “Mai in tutta la vita ci fu dato godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sole. (…) Lo sguardo spazia sul grande, largo clivo della città antica, tutto giardini e vigneti, sotto la cui verzura chi mai potrebbe supporre alcuna traccia dei vasti e popolosi quartieri ora scomparsi? Solo verso l’estremità meridionale di questo altipiano verdeggiante e fiorito si vede elevarsi il Tempio della Concordia, mentre a Oriente stanno i pochi ruderi del Tempio di Giunone”. È il 25 aprile del 1787 e Johann Wolfgang von Goethe racconta così il suo primo incontro con la Valle dei Templi di Agrigento. Quando raggiunge i resti dell’Olympieion, li descrive come “un gigantesco scheletro”. Immaginazione e conoscenza gli permettono di figurarsi la mole originaria del monumento, con le colonne doriche, i telamoni, le scene della guerra di Troia e della Gigantomachia scolpite sul timpano. 
Eretto in segno di ringraziamento per la vittoria di Akràgas - la Agrigento dei Greci - contro i Cartaginesi, con i suoi 6340 metri quadri il Tempio di Zeus Olimpio è ricordato dagli storici antichi come uno dei più grandiosi del mondo antico, più imponente del Partenone di Atene. Le dimensioni non bastano a descriverlo: per celebrare il prestigio di Terone, il tiranno artefice della vittoria, furono escogitate soluzioni architettoniche mai viste prima, come le altissime semicolonne scanalate, in ognuna delle quali “poteva stare comodamente un uomo”, racconta Diodoro Siculo. 


Rovine del Tempio di Giove, Valle dei templi, Agrigento

Come constatava già Goethe, il tempo non è stato tenero con l’Olympieion, crollato in seguito al terremoto del 1401 e depredato dei suoi blocchi di calcarenite nel XVIII secolo per costruire il molo di Porto Empedocle. Ma oggi un nuovo progetto è pronto a riportarne alla luce storia e splendori. Un intervento di restauro e recupero tra i più importanti condotti ultimamente nel Parco Archeologico renderà finalmente leggibile l’intera area sacra del Tempio di Zeus. Grazie a quattro cantieri attivi da marzo a fine anno, sarà ricostruito il percorso che portava all’altare del dio e numerosi reperti della decorazione architettonica si presenteranno al pubblico in modalità inedite.  Tra le novità più suggestive, spicca la ricostruzione della facciata con l’architrave, il fregio e la cornice sorretti all’origine da 38 monumentali telamoni. Uno di questi, un poderoso Atlante con le braccia piegate dallo sforzo, sarà ricomposto a partire dai pezzi rinvenuti durante vecchie campagne di scavo. Alto ben otto metri, sarà tenuto in piedi da una sottile lastra di acciaio Corten su mensole di pochi millimetri, come sorgesse improvvisamente tra le rovine. La ricostruzione della cornice del tempio, invece, offrirà un colpo d’occhio immediato sulle sue impressionanti proporzioni.


Progetto di sostegno per il telamone del Tempio di Zeus Olimpico I Courtesy of Polo Culturale Agrigento

Mentre procedono gli studi per definire l’esatta conformazione dell’Olympieion, il pubblico potrà seguirne la trasformazione in un cantiere aperto, osservando dal vivo il lavoro degli archeologi e partecipando a tour guidati sul tema. Si amplia così il percorso di visita al Parco Archeologico della Valle dei Templi, riaperto dal 15 febbraio con ingresso contingentato su prenotazione: da marzo in poi, spiega il direttore Roberto Sciarratta, “i visitatori non si fermeranno più alla Concordia, ma saranno invogliati alla scoperta di tutta la collina dei Templi, fino al bacino della Kolybetra”. 


Vista del Tempio della Concordia dal Giardino di Villa Aurea. Courtesy Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento

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