Il pugile delle Terme di Diocleziano

Lisippo
 

25/02/2004

Visitando Roma, tralasciando per una volta i grandi spazi espositivi, ci avventuriamo all’interno di uno vero e proprio scrigno che racchiude stupefacenti esempi della statuaria antica, provenienti da diverse terme romane. Siamo nel Planetario, all’interno delle Terme di Diocleziano, in una sezione del Museo Nazionale Romano. Entrare è un’ emozione unica: l’ambiente ottagonale, ricco di luce e caratterizzato dalla moderna intelaiatura di ferro, è un luogo, chissà perchè, poco conosciuto anche dagli stessi romani. Era probabilmente in origine luogo di passaggio o frigidario minore; dopo essere stato destinato a diverse funzioni, nel 1928 fu adibito, su progetto di Italo Gismondi, a planetario, con l’istallazione di complessi macchinari per la riproduzione dei movimenti della volta celeste. Tra i vari gioielli che ospita, uno fra tutti colpisce incredibilmente il visitatore: si tratta della splendida statua bronzea del cosiddetto “Pugile delle Terme”. La scultura è stata rinvenuta nel 1885 nell’area del Convento di San Silvestro al Quirinale, proprio lì dove erano le Terme di Costantino. Il suo studio è stato per molto tempo condizionato dalla pretesa esistenza di un’iscrizione, posta sulle stringhe del guanto sinistro, riportante il nome dell’artista Apollonio. Il confronto dunque con il Torso del Belvedere, l’altra famosa opera del presunto artefice, ha deviato per lungo tempo la sua lettura ed ha portato a considerarla un’opera dell’ultimo ellenismo. In realtà la statua del Pugile nella sua volumetria più severa e controllata, denota una certa distanza dal Torso dello scultore ateniese. In base a confronti iconografici e stilistici, si è giunti a datarla intorno al 330 a.C. e ad avvicinarla alle creazioni di Lisippo. Il perfetto ed incredibile stato di conservazione di quest’opera d’arte, che è sicuramente uno dei più prestigiosi originali bronzei di età classica, ci permette di valutare appieno la perizia tecnica dell’epoca e ci aiuta ad immaginare la bellezza degli originali bronzei delle tante copie in marmo che siamo abituati a vedere nei nostri musei archeologici.. Il giudizio di Plinio sull’attenzione di Lisippo per il dettaglio- “sembra propria di lui l’espressività servata fin nei minimi particolari”- dà voce ad uno dei tratti peculiari del suo scolpire e avvalora ancor più l’attribuzione allo scultore di Sicione. Infatti basta avvicinarsi alla scultura per rendersi conto dell’estrema accuratezza con cui viene trattata la materia. Prendiamo ad esempio la realizzazione dei guantoni: le dita sono coperte da una sottilissima pelle che lascia trasparire le articolazioni, gli orli sono segnati ed è possibile addirittura vedere sulle dita i punti delle cuciture. Stretto sotto le stringhe, intrecciate singolarmente, si può notare che il guanto è fatto di cuoio all’esterno e di vello all’interno, al fine di attutire i colpi, mentre sulle mani compaiono i micidiali cesti (sphairai). Sul viso la perizia tecnica si fa, se possibile, ancor più evidente: sotto l’occhio destro un forte ematoma è reso con un elemento metallico di una lega più scura, fuso a parte e poi saldato; le labbra sono in rame massiccio, create precedentemente e inserite nella cera prima della colata della lega; la frattura del setto nasale, le ferite sul viso, le orecchie tumefatte, la stessa posa del corpo stanco, intensificano l’impressione di un combattimento appena terminato. Ma nell’osservare il pugile colpisce il brusco movimento laterale della testa, come se la sua attenzione venisse improvvisamente attirata da qualcosa, forse proprio dal responso dei giudici o dall’applauso della folla. Andando nel dettaglio le tracce di sangue delle ferite del volto sono cadute sulla coscia e sul braccio destro proprio a causa del repentino movimento. Tramite questi ed altri espedienti emerge perfettamente la ricerca tipicamente lisippea di rappresentazione dell’attimo che passa, del divenire. Segnalo un particolare curioso: così come accade nei Bronzi di Riace, le dita centrali dei piedi sono state fuse a parte per poter realizzare lo spazio tra l’una e l’altra e l’iniziale alpha, posizionata sotto al dito medio del piede sinistro, è un segno di distinzione indispensabile al momento dell’assemblaggio. Petronio narra che Lisippo morì per mancanza di cibo, mentre si adoperava per rifinire i dettagli della sua ultima opera. Osservando il Pugile, nulla può apparire più probabile.

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