In attesa del docufilm al cinema il 10,11,12 febbraio

Impressionisti segreti, da Palazzo Bonaparte al grande schermo. Visita ai capolavori raccontati nel film

Camille Pissarro (1830-1903), Giardiniere davanti a un covone, tempo grigio, Éragny, 1899, Olio su tela, 73.2 x 60.5 cm, Firmata e datata in basso a sinistra “C. Pissarro 99” Portland, Collezione Isabelle and Scott Black, Cat. rag. PDRS 1278 | IMPRESSIONISTI SEGRETI - Palazzo Bonaparte, Roma 6 ottobre 2019 - 8 marzo 2020
 

Samantha De Martin

03/02/2020

Intimità e calore, stupore e bellezza. Sono le sensazioni che catturano il visitatore tra le stanze di Palazzo Bonaparte, accolto da covoni e scogliere assolate, sferzato dal freddo pungente dell’inverno, travolto da paesaggi sfavillanti, assorbito dalla consistenza della pittura tra campagne circondate dalla bruma e pini sinuosi.
Sono le stesse che si ritrovano nel docufilm Impressionisti segreti, prodotto da Ballandi e Nexo Digital, diretto da Daniele Pini, al cinema il 10, 11 e 12 febbraio per raccontare sul grande schermo la rivoluzione artistica del movimento impressionista attraverso i cinquanta tesori nascosti, esposti per la prima volta a Roma, a Palazzo Bonaparte in occasione della mostra Impressionisti segreti.
 FOTO – Impressionisti Segreti
Visitiamo la mostra, in corso fino all’8 marzo, per confrontare le sensazioni scaturite dalla vista dei quadri con le immagini che si ritrovano nel docufilm. L’emozione è la stessa, arricchita, nel film, dal commento di Claire Durand-Ruel e Marianne Mathieu, le due curatrici dell'esposizione.
Quel senso di intimità che accompagna il visitatore tra i Pescatori bretoni di Gauguin o nell’aria tersa della Primavera a Moret-sur-Loing fermata da Alfred Sisley in un olio su tela scintillante di luce, è lo stesso che si avverte sbirciando attraverso il balconcino a loggia affacciato su Piazza Venezia. Qui Madame Mère - Letizia Bonaparte - trascorreva le sue giornate osservando il passeggio o il famoso Carnevale nella Roma di inizio Ottocento.
È la prima volta, da quando sono stati realizzati dai grandi maestri della luce, che questi capolavori incontrano i visitatori. Presto torneranno nelle collezioni private - tra le più importanti al mondo - dalle quali provengono, sottraendosi per sempre allo sguardo del grande pubblico.

Ad accoglierci in questa passeggiata magica, dalla realtà al grande schermo, è Claude Monet con Braccio della Senna presso Vétheuil, che racchiude tutta l’essenza dell’Impressionismo. Dalle nubi tondeggianti la luce metallica del pomeriggio incontra il placido specchio d’acqua del fiume. Il fogliame è descritto con pennellate frammentate, mentre quelle ampie e incrociate restituiscono il movimento delle nuvole, ancora alte, ma che annunciano pioggia.
Il Monet naturalista si fa spazio tra gli alberi del Frutteto, mentre in Senna a Lavacourt, la composizione è tutta incentrata sull’alta linea dell’orizzonte che separa, e connette al tempo stesso, i due elementi contrastanti del cielo e dell’acqua.


Claude Monet, L’isola delle ortiche, 1897, Olio su tela, 92.5 x 73 cm, Collezione Onyx Art

Camminiamo tra affreschi, mosaici, statue, decorazioni neoclassiche, muovendoci tra le stanze un tempo frequentate da aristocratici e alti prelati.
Lo spessore materico di Meli in fiore in riva all’acqua stordisce e travolge, invitandoci quasi a sfiorare questa tela nella quale sembra di sentire il vento tra i rami, mentre Monet si colloca idealmente tra le fronde dell’albero, in un'immersione panica  nella natura che trascina l’occhio in una danza perpetua.

Il Ciglio della falesia a Pourville si fa guardare più volte. Monet, sedotto dalla “la superficie ondulata” delle rocce, suddivide la composizione tra terra e mare, intrecciando i due elementi fino a pervenire a un’estrema semplificazione del soggetto. Anche L’isola delle ortiche ci astrae dal film e dalle sale di Palazzo Bonaparte per trasportarci in un angolo di natura selvaggia lungo il fiume.

La sala dedicata interamente a Camille Pissarro è forse una delle più belle. Il pittore aveva scelto di vivere in campagna utilizzando i contadini come soggetto principale. Per dipingere Giardiniere davanti a un covone, tempo grigio, una delle opere presenti in mostra e nel film, l'artista non deve allontanarsi troppo dalla sua casa presa in affitto a Éragny. La quotidianità cara a Pissarro si percepisce nella coppia di contadini comuni (non identificabili) assorti nel loro lavoro di tutti i giorni.
I vicini di Pissarro, colti nelle loro faccende, in un universo quotidiano, compaiono anche in Sulla sponda della Senna a Parigi, quai d’Anjou, Pont-Marie o tra le pennellate a virgola de La siesta a Éragny, che celebrano la poesia dei campi attraverso una giovane contadina che riposa all’ombra di un covone di fieno dorato dal sole.

La “forma armonica” ci accompagna in questa passeggiata tra le stanze barocche di Palazzo Bonaparte, abbellite da un'esuberanza di affreschi e decori rosso e oro, putti danzanti, angeli, tralci di vite, dai caminetti in marmo disegnati da Canova.
Se la campagna di Pissarro sembra emanare il respiro dei contadini al lavoro, quella di Alfred Sisley muta rapidamente con l’alternarsi delle stagioni. Di scena in sala arriviamo alle Sponde della Senna ad Argenteuil di Sisley dove due escursionisti contemplano una vela bianca che scivola sul fiume sotto nuvole soffici sospese in un cielo estivo.
Ne La strada del Cœur-Volant a Louveciennes, simile al fotogramma di un film, protagonista è invece una triste giornata d’inverno, durante la quale due piccole figure sfidano il freddo seguendo i passi di una silhouette nera isolata in lontananza.

Gustave Caillebotte ci riporta invece in una scena di interni. Con Interno, donna alla finestra, l’artista rende omaggio alla corrente letteraria del suo tempo, nata sulla scia della pubblicazione, nel 1857, del romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert. L’uomo seduto sulla poltrona, in primo piano a destra, legge il giornale, mentre la moglie - in piedi di fronte alla finestra chiusa di un elegante interno borghese - scruta il mondo rimanendovi estranea. La sagoma scura in controluce, alta e massiccia, ci trasmette la stessa apatia di Emma Bovary descritta da Flaubert.

Adesso le finestre di Palazzo Bonaparte si spalancano sulla Roma contemporanea di Piazza Venezia, e i capolavori degli Impressionisti si ritrovano in un’atmosfera viva che ammicca al traffico della città moderna.
Nella stessa sala, nella tela In riva al lago, l’audace dinamicità della pennellata di Berthe Morisot inghiotte i volti in una luce bianca. Della pittrice che ama dipingere le donne e l’infanzia, ammiriamo soprattutto Davanti alla psiche. Il tema dell’infanzia ritorna, nel docufilm, come in mostra, nella tela Bambina con la bambola dove Morisot ritrae sua figlia Julie, e dove la pennellata rapida, quasi furiosa, indurrebbe a pensare che l’opera sia incompiuta per via dell’agitazione della sua vivace modella.


Berthe Morisot, Davanti alla psiche, 1890 circa, Olio su tela, 46 x 55 cm, Martigny, Collezione Fondazione Pierre Gianadda

Sempre in questa sala, dedicata al tema dello sguardo, il pubblico incontra Eva Gonzalès, come Morisot allieva di Édouard Manet. Amava rappresentare le proprie contemporanee e in Indolenza ritrae Jeanne Gonzalès seduta sul parapetto di un balcone mentre il suo sguardo vaga, assorto in una qualche fantasticheria.

La vita di tutti i giorni, nel film come nel percorso della mostra, scorre attraverso il Ritratto di Madame Joseph Durand-Rue dove esplode il Renoir ritrattista, amante delle donne e dei colori. Ma anche in Mademoiselle Geneviève Caillebotte, ne I figli di Martial Caillebotte, o ancora in Fanciulle in riva al mare, il “pittore dell’infanzia” riprende il tema del tempo dedicato agli svaghi, caro agli impressionisti.
La Testa di donna di Renoir - le guance piene, gli occhi grandi e allungati, la bocca socchiusa - sembra scrutarci con il suo sguardo sensuale.


Pierre-Auguste Renoir, Paesaggio a La Roche-Guyon, 1887 circa, Olio su tela, 55.9 x 45.7 cm, Messico, Collezione Pérez Simón

Tra i pezzi probabilmente più suggestivi della mostra (e quindi del docufilm) che ritroviamo verso la fine del percorso, c’è il Ritratto della violinista Irma Sèthe di Théo van Rysselberghe, dove la diciottenne Irma Sèthe, allieva del compositore Eugène Ysaÿe, è al centro di una composizione enigmatica la cui disposizione spaziale ricorda quella di molte scene di genere del Seicento fiammingo. La contrapposizione dei colori ravviva la tela, assieme ai dettagli inaspettati come i capelli che sfuggono all’acconciatura di Irma Sèthe o il riflesso dell’abito sul pavimento in primo piano.
Accanto a questa tela, Dinanzi alla finestra di Achille Laugé e Notturno con cipressi di Henri-Edmond Cross, strappano ai visitatori l'ennesima fotografia. Qui l’impiego della tecnica divisionista si evolve in maniera parallela a quella di Signac. Dello stesso pittore è anche Paesaggio con capre, rappresentativo della tecnica puntinista.

Il percorso tra le sale di Palazzo Bonaparte termina e la camera si spegne. Raggiungiamo l’atrio del piano nobile dove svetta la riproduzione in gesso del Marte pacificatore dedicato da Canova a Napoleone. Negli occhi è ancora aggrappata la Marina a Capri di Renoir, assieme alle piccole figure di Sisley che affondano i loro passi sulla neve in un giorno d’inverno

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