Signatures of invisible

Signatures of the Invisible
 

17/09/2001

Lontana migliaia di anni luce dalle mostre che costellano il panorama artistico romano di primo autunno, "Signatures of invisible" è il primo vero e serio tentativo volto ad avvicinare il mondo dell’arte a quello della scienza. La mostra, approdata a Roma al Complesso del Vittoriano il 7 settembre scorso, nasce dall’eccezionale collaborazione tra The London Institute, autorevole istituzione nel mondo dell’arte e del design, e uno dei più importanti centri di ricerca scientifica mondiale, il CERN, Centro Europeo per la Ricerca Nucleare. Non è azzardato affermare che nulla di simile era stato mai realizzato: nella primavera e nell’estate del 2000 si sono trovati a stretto contatto artisti d’avanguardia di fama mondiale e scienziati del CERN, i quali hanno dato vita ad un lungo e proficuo dibattito caratterizzato da un continuo scambio di esperienze, spunti e riflessioni personali. In maniera alquanto semplicistica si potrebbe ritenere che l’arte poco abbia a che fare con la scomposizione dell’universo in infinitesimali particelle di materia, o con i complicatissimi calcoli relativi all’antimateria; ma non si deve dimenticare che anche nei secoli addietro gli artisti si impegnavano a tenere il passo con le più importanti scoperte scientifiche e tecnologiche. Artisti come Michelangelo o Raffaello basavano i loro dipinti su rigorosissimi calcoli prospettici, mentre Leonardo portava nelle sue opere i risultati degli esperimenti scientifici che la sua mente eclettica andava elaborando quotidianamente. E ancora come non sottolineare le conseguenze delle scoperte di Galileo nell’ambito della pittura di primo Seicento, quando pittori come il fiorentino Cigoli cominciavano a raffigurare la luna nella conformazione e con le protuberanze osservate dallo stesso Galileo per mezzo del suo telescopio. Gli esempi tratti da secoli di storia potrebbero andare oltre, ma ciò che abbiamo scritto basta a farci riflettere sull’importanza del rapporto fra arte e scienza che finalmente quest’esposizione ha messo in giusto risalto; e se la fisica quantistica ci dovesse ancora apparire troppo lontana dall’impulso creativo di un artista, le opere della mostra serviranno a rendere visibile, e per questo più accessibile, quel mondo “infinitesimale” che solo gli esperimenti di fisica nucleare finora hanno indagato. D’altra parte lo stesso Ken McMullen, artista e regista di fama mondiale e ideatore della mostra, ha sottolineato l’importanza per l’arte contemporanea di aggiornarsi attraverso le continue ricerche e scoperte nel campo scientifico. Ogni avanguardia artistica diventerebbe superflua se alla base non vi fosse uno stretto rapporto fra scienziati che studiano il cosmo e pittori o scultori che lo ritraggono. È comunque innegabile la difficoltà che gli artisti contemporanei hanno riscontrato nell’avvicinarsi al complicatissimo mondo della Fisica: rispetto ai secoli passati il divario fra Arte e Scienza è aumentato notevolmente. Ciò però non deve scoraggiare coloro che si apprestano a visitare la mostra; il percorso espositivo è infatti organizzato su due livelli: il primo è puramente estetico, e permette di fruire delle opere anche solo dal punto di vista visivo, il secondo affronta ogni argomento anche da un punto di vista documentario, spiegando allo spettatore il processo che ha condotto alla realizzazione dei lavori in mostra. Opere come i “Cubi” di Monica Sand doneranno al visitatore la duplice sensazione di trovarsi di fronte a capolavori di arte contemporanea e nello stesso momento lo introdurranno ai fenomeni della scomposizione della luce, come pure i lavori di Ken McMullen, suggestive ma anche rigorose elaborazioni degli esperimenti di fisica che trattano dell’azione che le forze hanno sulle varie componenti del cosmo. Come perdere allora la magnifica occasione che questo prestigioso appuntamento ci propone. Finalmente in Italia, e presto in tutto il mondo, si potrà assistere all’incontro di due differenti mondi del sapere che nessuno ormai da secoli aveva osato più avvicinare. Un incontro che promette nuovi e fruttuosi sviluppi, ma che soprattutto conferma la necessità per gli artisti di essere partecipi di tutto ciò che riguarda il mondo in cui vivono; in fondo l’arte è sempre stata lo specchio fedele di ogni contesto storico, contesto che oggi ha anche il nome di particelle infinitesimali di cui molti di noi ancora ne ignorano l’esistenza.

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