A Matera, Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026

Mimmo Jodice: il Mediterraneo è memoria inquieta

Mimmo Jodice, Statuette votive, Museo Archeologico Paolo Orsi, Siracusa, 1993 © Mimmo Jodice Studio
 

Francesca Grego

09/07/2026

Matera - Nel 1982 iniziava il viaggio di Mimmo Jodice nel bacino del Mediterraneo: un’avventura che l’avrebbe condotto a fotografare le vestigia di Greci e Romani, Assiri e Cartaginesi, Fenici e Macedoni, peregrinando da Pompei a Siracusa, dalla Turchia alla Provenza, dalla Catalogna alla Libia, dalla Grecia alla Giordania, fino a siti oggi perduti come la città siriana di Palmira. Dopo l’impegno sociale e le sperimentazioni al fianco delle neoavanguardie, Jodice volge l’obiettivo verso i luoghi dove si è scritta la storia del mondo antico, a partire dalla sua Napoli e dalle sale del Museo Archeologico Nazionale: “il posto preferito di mio padre”, ricorda oggi la figlia Barbara, “dove le statue ti guardano dritto negli occhi e ti raccontano le loro visioni, tragedie, felicità”. Il fotografo non intende documentare le rovine del passato: che si tratti di un tempio o di una testa di marmo, di un mosaico o di un acquedotto, Jodice interroga la vita intrappolata al suo interno per restituirci in un istante i turbamenti della memoria. “Un conto è conservare un bicchiere, un conto è immaginare la faccia di chi da quel bicchiere ha bevuto”, dice. A Pompei Jodice si perde a guardare i segni delle ruote dei carri ancora impressi sulla strada a quasi duemila anni dall’eruzione del Vesuvio, immaginando la vita dei coloni. A Baia, Cuma, Capua, Pozzuoli, lo sguardo si affaccia sul Mediterraneo, che l'artista si sforza di osservare con occhi antichi. Poi parte, senza il sostegno di una committenza e con tutte le incognite che questo comporta, per il suo personale periplo attraverso il tempo. Il risultato sarà un progetto monumentale - “il cuore della sua opera, il lavoro che lo ha accompagnato per tutta la vita”, racconta ancora la figlia - che nel 1995 troverà la consacrazione al Philadelphia Museum of Art e che oggi, a meno di un anno dalla scomparsa dell’autore, torna in mostra a Matera, Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. 


Mimmo Jodice, Bronzo romano, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 1993 © Mimmo Jodice Studio

Oltre ottanta preziose stampe vintage ai sali d’argento virate al selenio, realizzate a mano dall’artista stesso, ne restituiscono la testimonianza nella mostra Mediterraneo. Mimmo Jodice, visitabile fino al prossimo 8 novembre a Palazzo Lanfranchi, sede dei Musei Nazionali di Matera. Curata da Carlo Sala, promossa dall’Unità di Missione per la Cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura, in collaborazione con il MUNAF – Museo Nazionale di Fotografia, il Comune di Matera, la Fondazione Matera Basilicata 2019 e lo Studio Jodice, dopo la tappa italiana l’esposizione attraverserà il mare alla volta di Tétouan, in Marocco, l’altra Capitale Mediterranea 2026. 

A Matera, dove le stratificazioni della pietra sono esse stesse un viaggio attraverso il tempo, Jodice ci invita a conversare in silenzio con Apollo, Venere e Demetra, ad accarezzare con gli occhi la schiena di un Galata ferito e il volto consumato di una Gorgone, ad ascoltare l’urlo di una maschera, a indietreggiare di fronte a una schiera statuette votive che vengono avanti come soldati. Ci fa ascoltare il respiro dell’Antro della Sibilla, a Cuma, o il sibilo del vento nella Piscina Mirabilis, a Bacoli; ci conduce a Efeso, Pergamo, Cartagine, per percepire l’eco di un passato glorioso, o tra architetture mangiate dal tempo, dove la vegetazione mediterranea abbraccia i segni della storia dell’uomo. E infine sul mare, dove ogni onda spinge verso la riva un ricordo perduto. Non mancano naturalmente i polittici degli Atleti e delle Danzatrici del MANN, provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, da cui Mediterraneo ebbe inizio: apparizioni che trafiggono con lo sguardo, mentre danzano con la propria ombra in raffinate coreografie. 


Mimmo Jodice, Tempio greco, 1987, British Museum, Londra © Mimmo Jodice Studio

“Lavorare con la fotografia significa lavorare con la memoria”, osserva il presidente del MUNAF - Museo Nazionale di Fotografia Davide Rondoni: “Una memoria inquieta perché il tempo cambia i connotati delle cose ed è abitato da un irriducibile sentimento dell’infinito. L’infinito a cui ci fa pensare il mare, l’infinito che ci rende uomini. Qui a Matera, terra di incontro tra Oriente e Occidente dove due figure - il monaco e in tempi più recenti l’artista - hanno inseguito l’assoluto, questa mostra ci ricorda chi siamo”. 

All’intensità visionaria di quella che Salvatore Settis definisce “archeologia delle emozioni”, Jodice affianca una maestria da artigiano-alchimista che si dispiega in ogni fase del processo creativo: dall’inquadratura, con una complessa ricerca sullo spazio e sulla luce, alla lunga e sapiente manipolazione della pellicola in camera oscura. “Pochi fotografi - scrive Settis nel catalogo edito da Marsilio, edizione ampliata e aggiornata del libro Mediterraneo, dato alle stampe a New York in occasione della mostra del 1995 al Philadelphia Museum of Art - hanno saputo mostrare quanto lui che la fotografia non è registrazione, ma interpretazione e ri-creazione della realtà che ci circonda: che l’istante in cui l’obiettivo scatta può essere moltiplicato e scomposto, in una sorta di fissione dell’atomo che è materia dell’esperienza e dell’immaginazione”. Nelle sue immagini sono state rintracciate di volta in volta le ricercatezze del Barocco napoletano, i silenzi e gli spazi sospesi della pittura metafisica, i cieli di William Turner e Gustave Courbet, l’attitudine sperimentale di Lucio Fontana. 


Mimmo Jodice, Frammenti di scultura romana, Museo Archeologico, Sperlonga (Latina), 1990-1995 © Mimmo Jodice Studio

“La mostra dedicata a Mimmo Jodice rappresenta molto più di un importante omaggio a uno dei grandi maestri della fotografia contemporanea italiana. Essa costituisce un progetto culturale profondamente coerente con gli obiettivi dell’Unità di Missione per la Cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura: sviluppare attraverso l’arte e la cultura una visione condivisa dello spazio mediterraneo come luogo di dialogo, memoria e reciproca appartenenza”, spiega il Direttore generale della Missione Pierangelo Cappello. 
“La scelta di dedicare questa iniziativa allo sguardo di Mimmo Jodice nasce dalla consapevolezza che pochi artisti, come lui, hanno saputo interpretare l’anima del Mediterraneo”, prosegue Cappello: “Nelle fotografie del celebre ciclo Mediterraneo frammenti di statue, reperti archeologici, rovine e vestigia antiche si trasformano, attraverso la forza del suo sguardo, in presenze vive, quasi metafisiche, capaci di parlare al presente e interrogare il futuro”. 


Mimmo Jodice, Isole egee viste dalla costa turca, 1993 © Mimmo Jodice Studio