A Milano dal 4 ottobre al 26 febbraio

Max Ernst oltre la pittura. Ecco come sarà la mostra a Palazzo Reale

Max Ernst, L’angelo del focolare, 1937, Olio su tela, 146 x 114 cm, Collezione privata, Svizzera Classicpaintings/ Alamy Stock Photo © Max Ernst by SIAE 2022
 

Samantha De Martin

18/08/2022

Milano - Come in una grande wunderkammer, e in sintonia con l’universo di Max Ernst, Palazzo Reale si appresta ad accogliere gli intriganti giochi di percezione, tra stupore e meraviglia, che affollano l’arte del pittore surrealista.
Enigmi impenetrabili cedono all’armonia formale tra opere, tecniche e costellazioni di simboli che conducono oltre la pittura. Dal 4 ottobre al 26 febbraio la prima retrospettiva in Italia dedicata a Max Ernst accoglierà i visitatori di Palazzo Reale con oltre 400 lavori, tra dipinti, sculture, disegni, collage, fotografie, gioielli e libri illustrati in prestito da musei, fondazioni e collezioni private, in Italia e all’estero.
La GAM di Torino, la Peggy Guggenheim Collection, il Museo di Ca’ Pesaro di Venezia, la Tate Gallery di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, solo per citare alcuni dei prestatori, contribuiranno ad arricchire il percorso espositivo a cura di Martina Mazzotta e Jürgen Pech.

Pictor doctus, profondo conoscitore e visionario interprete della storia dell’arte, della filosofia, dell’alchimia, Ernst sarà presentato in mostra quale umanista di un nuovo rinascimento. Se André Chastel vedeva in lui una sorta di “reincarnazione di quegli autori renani di diavolerie tipo Bosch”, Duchamp vi rintracciava “un inventario completo delle diverse epoche del Surrealismo”. Ed eccolo Ernst, protagonista di un avvincente itinerario pronto a ripercorre l’avventurosa parabola creativa, tra grandi avvenimenti storici del XX secolo e amori straordinari.


Palazzo Reale | Foto: © Barb2372 Own work | Courtesy Wikimedia Commons

Il visitatore di Palazzo Reale esplorerà le vicende biografiche del maestro attraversando quattro grandi periodi, a loro volta suddivisi in nove sale tematiche che dischiudono approcci interdisciplinari alla sua arte. Una biblioteca ideale, fatta di libri illustrati, documenti, manuali per lo studio, fotografie, inviterà il pubblico a cogliere i giochi di rimandi e le corrispondenze tra le fonti d’ispirazione e le opere stesse. Germania: 1891-1921 esplora gli anni dell’infanzia e della formazione in Germania, fonti di memoria e ispirazione per l’intera vita dell’artista. La Grande Guerra, combattuta da Ernst in prima persona, è equiparata a un periodo di morte. Seguono il ritorno alla vita, il matrimonio e la nascita del figlio Jimmy, l’avvento rivoluzionario di Dada e l’invenzione del collage, la prima mostra in Francia e il proto-surrealismo.

Francia, 1922-1940 accoglie invece una ricostruzione de La casa di Eaubonne, dove Ernst visse il ménage a trois con Gala e Paul Éluard. L’amore, l’amicizia, l’erotismo diventano protagonisti nella sala 4 intitolata Eros e metamorfosi. Questo scorcio di vita del maestro, dominato da capolavori come Crocifisso (1914), Fiat Modes Pereat Ars (1919), I Cormorani (1920), Les Malheurs des Immortels (1922), lasceranno spazio agli anni parigini, all’affermarsi del Surrealismo, al secondo matrimonio con Marie-Berte, all’amore con Leonora Carrington. L’avvento della Seconda Guerra, la prigionia da “artista degenerato” ricercato dai nazisti anticiperanno l’esilio negli Stati Uniti, organizzato grazie al supporto del figlio Jimmy e soprattutto di Peggy Guggenheim, che l’artista sposerà per un breve periodo, introducendo alla parte della biografia America, 1941-1952.
Sono gli anni dell’inserimento nella scena internazionale newyorkese, del matrimonio con Dorothea Tanning, del trasferimento a Sedona, in Arizona. Le sale successive diventano un inno alle visioni, al ruolo che la natura e il paesaggio ricoprono nell’invenzione di tecniche e dei filoni del fantastico e del meraviglioso che investono anche la scultura e l’oreficeria. Opere come Histoire Naturelle (1925), Monumento agli uccelli (1927), La foresta (1927-28), Uccello-testa (1934-35) accompagneranno i visitatori, mentre la sala numero 8, intitolata Memoria e Meraviglia, mostrerà come la storia della cultura, il ritorno dell’antico diventino fonti d’ispirazione e oggetto dell’arte meravigliosa di Ernst.


 Max Ernst | Tramite Wikimedia Commons

Pietà o La rivoluzione la notte (1923), L’antipapa (ca.1941), L’angelo del focolare (1937) preparano al gran finale, invitando a rivolgere lo sguardo alle stelle. Negli anni che precedono lo sbarco dell’uomo sulla Luna, arte e scienza dialogano nelle opere di Ernst, coinvolgendo l’astronomia come anche l’antropologia, la fisica. Libri e cinema introducono alle scritture segrete dell’artista, alle crittografie che parlano a coloro che sono capaci di svelare i misteri del cosmo. Opere come Il mondo dei naives (1965), Il mondo dei confusi chiudono un percorso che sfida i visitatori a cimentarsi in affascinanti giochi di percezione avventurandosi in sentieri che vanno oltre la pittura.
La mostra si potrà visitare martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica dalle 10 alle 19.30; giovedì dalle 10 alle 22.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

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