Capodimonte: non solo raffinate ceramiche, ora anche manifesti Belle Époque
Comune di Napoli |
Manifesto Collezione Mele - Museo di Capodimonte
03/12/2012
Napoli - Era il 1889 quando Emmidio e Alfonso Mele, ispirandosi ai grandi magazzini Lafayette e Le Bon Marché conosciuti nel corso dei loro soggiorni a Parigi, inaugurano a Napoli, nella centralissima Via San Carlo, “I Grandi Magazzini Italiani”, che ben presto diventa una meta delle signore, e anche dei signori, della media borghesia partenopea. I due imprenditori, infatti, hanno fiuto e lungimiranza: intuiscono le grandi potenzialità del grande assortimento e dei prezzi esposti al pubblico, propri della grande distribuzione. E non solo: sono tra i primi anche ad affidarsi alla forza dei pubblicitari. E commissionano le loro campagne ad artisti come Achille Beltrame, P. L.Caldanzano, Leonetto Cappiello, S. De Stefano, Marcello Dudovich, Franz Laskoff, Gian Emilio Malerba, A. L. Mauzan, A. Mazza, Leopoldo Metlicovitz, E. Sacchetti, A. Terzi, Aleardo Villa, che realizzano veri e propri capolavori che si ispirano alle atmosfere della Belle Époque.
Non a caso oggi entrano a far parte, donati dagli eredi Mele, dell'esposizione permanente del Museo di Capodimonte, in un allestimento creato dalla Soprintendenza Speciale per il patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli e dalla Fondazione Emiddio Mele.
Nicoletta Speltra
Non a caso oggi entrano a far parte, donati dagli eredi Mele, dell'esposizione permanente del Museo di Capodimonte, in un allestimento creato dalla Soprintendenza Speciale per il patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli e dalla Fondazione Emiddio Mele.
Nicoletta Speltra
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