Dall’8 ottobre all’11 gennaio presso My Own Gallery
Presto a Milano Frida Kahlo sotto la lente dei grandi fotografi del Novecento
Imogen Cunningham, Frida Kahlo, 1931 | “Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo e la costruzione del mito”
Samantha De Martin
06/08/2025
Milano - Il corpo segnato dalla sofferenza restituisce la forza di uno spirito ribelle, il legame profondo con la cultura messicana, le passioni, le fragilità di una donna.
Il mito di Frida Kahlo esplode dagli scatti di maestri della fotografia come Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Leo MaTz, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund offrendo percorso emozionante che invita il visitatore a esplorare non solo l’immagine pubblica di un’artista, ma anche la sua interiorità, la forza vitale e un’eredità culturale che continua a ispirare generazioni.
Dall’8 ottobre all’11 gennaio My Own Gallery – Superstudio Più a Milano presenta la mostra "Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito”, una selezione di fotografie che ritraggono l’artista messicana, immortalata da alcuni dei più importanti fotografi del XX secolo.
Prodotto da Navigare srl, in collaborazione con Superstudio Più – MyOwnGallery, con il patrocinio di Comune di Milano, Ambasciata del Messico in Italia, Consolato Generale del Messico a Milano, il percorso sarà arricchito da una sezione dedicata ai documenti, efficace per contestualizzare ulteriormente il mito.
Se la fotografa messicana Graciela Iturbide si confronta con l’universo di Frida in una serie realizzata “in assenza”, che vede protagonista la stanza da bagno della Casa Azul, riaperta eccezionalmente da Diego Rivera nel 2005, nella quale oggetti personali dell’arista continuano a evocare la sua presenza e la sua memoria, Gisele Freund coglie la quotidianità di Frida accanto all’ingombrante marito. Nickolas Muray, il fotografo più strettamente legato a Frida, che fu anche suo amante, ne immortala bellezza e passione, ma anche la vitalità e le sue prime affermazioni come artista, mentre Leo MaTz coglie la carica visiva della personalità rendendo Frida protagonista di scatti vibranti.
Lungi dall’essere un semplice percorso biografico per immagini, la mostra approfondirà il dialogo tra Kahlo e la sua raffigurazione fotografica, interrogandosi su quanto questa narrazione visiva sia stata guidata, influenzata o persino costruita dall’artista stessa.
Frida è stata ritratta in innumerevoli fotografie a partire dalla tenera età, quando il padre Guillermo Kahlo - fotografo di professione - la scelse come soggetto privilegiato.
Ed ecco allora lo sguardo dell’amante, quello del gallerista, delle amiche più intime, dei fotografi più celebri, dei reporter, dei connazionali ispano-americani farsi immagine in un articolato corpus fotografico che restituisce non solo la figura pubblica dell’artista, ma anche il modo in cui lei stessa desiderava essere vista.
Il mito di Frida Kahlo esplode dagli scatti di maestri della fotografia come Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Leo MaTz, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund offrendo percorso emozionante che invita il visitatore a esplorare non solo l’immagine pubblica di un’artista, ma anche la sua interiorità, la forza vitale e un’eredità culturale che continua a ispirare generazioni.
Dall’8 ottobre all’11 gennaio My Own Gallery – Superstudio Più a Milano presenta la mostra "Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito”, una selezione di fotografie che ritraggono l’artista messicana, immortalata da alcuni dei più importanti fotografi del XX secolo.
Prodotto da Navigare srl, in collaborazione con Superstudio Più – MyOwnGallery, con il patrocinio di Comune di Milano, Ambasciata del Messico in Italia, Consolato Generale del Messico a Milano, il percorso sarà arricchito da una sezione dedicata ai documenti, efficace per contestualizzare ulteriormente il mito.
Se la fotografa messicana Graciela Iturbide si confronta con l’universo di Frida in una serie realizzata “in assenza”, che vede protagonista la stanza da bagno della Casa Azul, riaperta eccezionalmente da Diego Rivera nel 2005, nella quale oggetti personali dell’arista continuano a evocare la sua presenza e la sua memoria, Gisele Freund coglie la quotidianità di Frida accanto all’ingombrante marito. Nickolas Muray, il fotografo più strettamente legato a Frida, che fu anche suo amante, ne immortala bellezza e passione, ma anche la vitalità e le sue prime affermazioni come artista, mentre Leo MaTz coglie la carica visiva della personalità rendendo Frida protagonista di scatti vibranti.
Lungi dall’essere un semplice percorso biografico per immagini, la mostra approfondirà il dialogo tra Kahlo e la sua raffigurazione fotografica, interrogandosi su quanto questa narrazione visiva sia stata guidata, influenzata o persino costruita dall’artista stessa.
Frida è stata ritratta in innumerevoli fotografie a partire dalla tenera età, quando il padre Guillermo Kahlo - fotografo di professione - la scelse come soggetto privilegiato.
Ed ecco allora lo sguardo dell’amante, quello del gallerista, delle amiche più intime, dei fotografi più celebri, dei reporter, dei connazionali ispano-americani farsi immagine in un articolato corpus fotografico che restituisce non solo la figura pubblica dell’artista, ma anche il modo in cui lei stessa desiderava essere vista.
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