Al Centro Cultural Palacio La Moneda fino all'11 marzo
Roma-Santiago A/R. In Cile i tesori dei Musei Vaticani
Rilievo con musa, poeta (Menandro?) e maschere teatrali, 20-40 d.C., Musei Vaticani
Samantha De Martin
07/11/2017
Mondo - Il ritratto degli imperatori Augusto e Traiano, la parte terminale dell’obelisco di Domiziano, un’ampolla d’argento con i volti dei Santi Pietro e Paolo, e ancora statue, affreschi, mosaici.
Potrebbe proseguire la lunga lista delle 146 opere che dal 7 novembre all’11 marzo lasceranno i Musei Vaticani per attraversare l’Oceano portando a Santiago del Cile alcuni pezzi di una delle collezioni di antichità più importanti al mondo.
Ed è per questo che il titolo El mito de Roma. Colección Museos Vaticanos la dice lunga sulle meraviglie che porteranno al Centro Cultural Palacio La Moneda i fasti di Roma.
Il progetto espositivo - avviato già nel 2015 con Antonio Paolucci e accolto con entusiasmo dal nuovo direttore dei Musei, Barbara Jatta - è a cura di Giandomenico Spinola, direttore del Dipartimento dell’Archeologia dei Musei Vaticani e si avvale della collaborazione degli archeologi del reparto di Antichità Greche e Romane.
Nella sala principale del Centro Cultural Palacio La Moneda, 1200 metri quadri allestiti appositamente per accogliere la mostra, rivivranno oltre mille anni di storia, dalle origini di Roma alla caduta dell’Impero, abbracciando anche l’affermazione e la diffusione del Cristianesimo, la vita quotidiana e privata, le passioni dell’uomo romano, il culto dei morti. Un omaggio al mondo romano, insomma, piuttosto che alla sola Roma, racchiuso in sei sezioni, articolate per argomenti che interagiscono tra loro, e presentato attraverso un’articolazione di temi che offrono un quadro eterogeneo della civiltà che è alla base della cultura occidentale.
«Si tratta della prima e significativa mostra in America Latina delle collezioni di antichità più importanti al mondo -ha ribadito Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani - selezionate per l’occasione da quel nucleo di grandi capolavori costituito dai Musei del Papa. Le comuni radici latine e cristiane segnano Roma come Santiago, ieri come oggi. Spesso inconsapevolmente siamo debitori a queste radici, nel modo di essere, di pensare, di comunicare».
Leggi anche:
• A Roma il mito della Menorah, simbolo del dialogo tra culture
• Balich e i Musei Vaticani fanno show del Giudizio Universale
Potrebbe proseguire la lunga lista delle 146 opere che dal 7 novembre all’11 marzo lasceranno i Musei Vaticani per attraversare l’Oceano portando a Santiago del Cile alcuni pezzi di una delle collezioni di antichità più importanti al mondo.
Ed è per questo che il titolo El mito de Roma. Colección Museos Vaticanos la dice lunga sulle meraviglie che porteranno al Centro Cultural Palacio La Moneda i fasti di Roma.
Il progetto espositivo - avviato già nel 2015 con Antonio Paolucci e accolto con entusiasmo dal nuovo direttore dei Musei, Barbara Jatta - è a cura di Giandomenico Spinola, direttore del Dipartimento dell’Archeologia dei Musei Vaticani e si avvale della collaborazione degli archeologi del reparto di Antichità Greche e Romane.
Nella sala principale del Centro Cultural Palacio La Moneda, 1200 metri quadri allestiti appositamente per accogliere la mostra, rivivranno oltre mille anni di storia, dalle origini di Roma alla caduta dell’Impero, abbracciando anche l’affermazione e la diffusione del Cristianesimo, la vita quotidiana e privata, le passioni dell’uomo romano, il culto dei morti. Un omaggio al mondo romano, insomma, piuttosto che alla sola Roma, racchiuso in sei sezioni, articolate per argomenti che interagiscono tra loro, e presentato attraverso un’articolazione di temi che offrono un quadro eterogeneo della civiltà che è alla base della cultura occidentale.
«Si tratta della prima e significativa mostra in America Latina delle collezioni di antichità più importanti al mondo -ha ribadito Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani - selezionate per l’occasione da quel nucleo di grandi capolavori costituito dai Musei del Papa. Le comuni radici latine e cristiane segnano Roma come Santiago, ieri come oggi. Spesso inconsapevolmente siamo debitori a queste radici, nel modo di essere, di pensare, di comunicare».
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