Inaugurata la prima mostra dell’anno

Nel segno delle Metamorfosi. Il 2026 alla Galleria Borghese

Di Alvesgaspar (Opera propria) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons | Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne, particolare. Galleria Borghese, Roma
 

Francesca Grego

19/01/2026

Roma - Dopo un anno da record - 630.759 biglietti venduti, contro i circa 600 mila del recente passato - la Galleria Borghese annuncia i programmi per il 2026. Tra gli obiettivi, rendere la sua straordinaria collezione e i suoi spazi unici al mondo sempre più accessibili e inclusivi, attrarre l’interesse di un pubblico ampio e diversificato, offrire ai visitatori nuove chiavi di lettura e modalità di relazione con i capolavori del museo, coniugando valorizzazione e tutela, ricerca scientifica e sperimentazione, apertura internazionale e attenzione all’esperienza di fruizione, in uno stimolante dialogo tra passato e presente.
Va in questa direzione la mostra più attesa dell’anno, realizzata in partnership con il Rijksmuseum di Amsterdam: un imponente progetto dedicato alle Metamorfosi di Ovidio con opere datate dal Rinascimento al Novecento, che da giugno a settembre indagherà sulla potenza del mito e sulla sua centralità nell’immaginario europeo. 

Ma andiamo con ordine, perché, insieme al programma del nuovo anno, questa mattina il museo romano ha inaugurato anche la prima esposizione del 2026. In corso fino al prossimo 22 febbraio, Zanazabar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco globale nasce dalla collaborazione con il Museo d’Arte Orientale di Torino e porta all’attenzione del pubblico una figura centrale nella cultura mongola e nel buddhismo tibetano, vissuta su per giù al tempo di Bernini. Zanazabar - “colui che impugna lo scettro fulminante della saggezza” - fu il primo capo spirituale e politico della Mongolia, nonché un monaco buddhista che il quinto Dalai Lama riconobbe come la reincarnazione di un illustre autore tibetano, e infine uno scultore sopraffino, come si evince dalle preziosissime opere esposte nel Salone Mariano Rossi della Galleria Borghese. Si tratta di una Tara verde e di un Autoritratto dell’artista in trono, provenienti dal Chinggis Khaan National Museum di Ulan Bator in Mongolia, che approdano per la prima volta in Europa. A Roma le sculture in bronzo dorato di Zanazabar dialogano con la collezione di Scipione Borghese, il mecenate che coltivò intensi rapporti con l’Oriente, ma soprattutto con le opere di Gian Lorenzo Bernini. Proseguendo idealmente il cammino della mostra Barocco Globale. Il mondo a Roma all’epoca di Bernini, allestita alle Scuderie del Quirinale nel 2025, il progetto mette in relazione mondi geograficamente e culturalmente distanti, accomunati da una forza creativa e da una profonda capacità di innovazione formale, approfondendo il tema delle connessioni transculturali e della circolazione delle forme nel Seicento.


"Zanabazar alla Galleria Borghese. Dalla Mongolia al Barocco Globale" - Installation view - Ph. A. Benedetti © Galleria Borghese

In primavera, invece, due mostre dossier ricostruiranno momenti fondamentali per la storia della Collezione Borghese. Dal 10 marzo al 3 maggio Ritorno alla Galleria Borghese. Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello celebrerà il ritorno a casa di un prezioso dipinto che all’epoca di Scipione era attribuito al maestro urbinate e che il museo ha recentemente acquisito. La seconda esposizione, dal titolo Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese, ci inviterà a conoscere un artista singolare, un grande innovatore dell’arte musiva attivo nell’Urbe di Papa Paolo V (in programma dal 17 marzo al 10 maggio 2026). 

Dal 23 giugno al 20 settembre andrà finalmente in scena la mostra dell’anno. Dopo una prima tappa al Rijksmuseum di Amsterdam, Metamorfosi. Ovidio e le arti si presenterà a Roma in una versione unica e originale, in dialogo con la collezione, gli spazi e la storia della Galleria Borghese. A cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten, il progetto prende le mosse dalle Metamorfosi ovidiane - uno dei testi fondativi dell’immaginario occidentale - per esplorare il tema della metamorfosi come come principio universale e come chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana. Dai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco - come Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin -  fino ad artisti più vicini a noi – tra cui Gerôme, Rodin, Brancusi – l’esposizione restituirà la forza visiva e concettuale dei racconti ovidiani, capaci di dare forma a passioni, desideri, conflitti, violenza e redenzione. Intorno all’Apollo e Dafne e al Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini e agli altri capolavori mitologici della Galleria, la mostra riaffermerà l’attualità del mito e il suo ruolo centrale nella costruzione dell’immaginario europeo.  


Correggio, Giove e Io, 1532-1533.  Olio su tela, cm 163,5 x 74. Kunsthistorisches Museum, Vienna

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