Ludovica Vismara. Schizzo Frenie
Ludovica Vismara. Schizzo Frenie, 28 Piazza di Pietra - Fine art gallery, Roma
Dal 27 Novembre 2014 al 9 Gennaio 2015
Luogo: 28 Piazza di Pietra - Fine art gallery
Indirizzo: p.zza di Pietra 28
Orari: da martedì a domenica 11-13 / 16-20 e su appuntamento
Telefono per informazioni: +39 06 94539281
E-Mail info: info@28piazzadipietra.com
Sito ufficiale: http://www.28piazzadipietra.com/
28 Piazza di Pietra presenta dal 27 novembre 2014 al 9 gennaio 2015 Schizzo Frenie, prima mostra personale di Ludovica Vismara.
Ventisei anni, dall’aria apparentemente scarruffata e distratta ma, di fatto, minuziosamente attenta al dettaglio, Ludovica tira fuori dalla borsa matite e penne colorate e tratteggia su pezzi di carta trovati qua e là.
Dal tratto distinto e senza esitazioni mette in scena l’uomo a-temporaneo, con esiti ambigui e paradossali. In mostra va il teatro dell’assurdo, con personaggi dai gesti e abiti burattineschi, mani e labbra che si torcono, creando un effetto tragico e comico allo stesso tempo. Eppure, le loro espressioni sono estrapolate da squarci di quotidianità e rimontate in (non) luoghi dove il tempo è fermo. A volte seduti, appaiono costretti alla condizione di una finta attesa, quasi dall’amarezza beckettiana.
Le opere sono autonome, ma volutamente accostate in una dimensione mentale, attraverso la poetica dello sguardo dei personaggi ritratti. L’asimmetria esagerata degli occhi gratta via l’ipocrisia e rivela l’alienazione dell’uomo contemporaneo, la solitudine, l’ironia, a volte la rassegnazione. Tra i disegni, spicca un autoritratto, che esprime elementi di autoreferenzialità con il resto dei ritratti, al punto di far sembrare il tutto come una realtà interiore sfaccettata in una moltitudine di frammenti.
I tratteggiamenti di penne e matite sono ripetuti e irregolari, ma l’effetto finale denota una straniante completezza. I colori caldi si alternano a quelli freddi, donando note di nostalgia, forse figlia di una memoria antica… senza però ristagnare nel sentimentalismo facile. Osservando i quadri un ad uno, è forte il desiderio di penetrare nella mente dell’artista e comprendere il fil rouge che la conduce a prediligere il personaggio da ritrarre. Ma, un appunto nel suo vecchio sketch book confessa “una vita non vale più di un’altra, io non scelgo (chi ritrarre o prendere come spunto), ma mi innamoro.”
Ventisei anni, dall’aria apparentemente scarruffata e distratta ma, di fatto, minuziosamente attenta al dettaglio, Ludovica tira fuori dalla borsa matite e penne colorate e tratteggia su pezzi di carta trovati qua e là.
Dal tratto distinto e senza esitazioni mette in scena l’uomo a-temporaneo, con esiti ambigui e paradossali. In mostra va il teatro dell’assurdo, con personaggi dai gesti e abiti burattineschi, mani e labbra che si torcono, creando un effetto tragico e comico allo stesso tempo. Eppure, le loro espressioni sono estrapolate da squarci di quotidianità e rimontate in (non) luoghi dove il tempo è fermo. A volte seduti, appaiono costretti alla condizione di una finta attesa, quasi dall’amarezza beckettiana.
Le opere sono autonome, ma volutamente accostate in una dimensione mentale, attraverso la poetica dello sguardo dei personaggi ritratti. L’asimmetria esagerata degli occhi gratta via l’ipocrisia e rivela l’alienazione dell’uomo contemporaneo, la solitudine, l’ironia, a volte la rassegnazione. Tra i disegni, spicca un autoritratto, che esprime elementi di autoreferenzialità con il resto dei ritratti, al punto di far sembrare il tutto come una realtà interiore sfaccettata in una moltitudine di frammenti.
I tratteggiamenti di penne e matite sono ripetuti e irregolari, ma l’effetto finale denota una straniante completezza. I colori caldi si alternano a quelli freddi, donando note di nostalgia, forse figlia di una memoria antica… senza però ristagnare nel sentimentalismo facile. Osservando i quadri un ad uno, è forte il desiderio di penetrare nella mente dell’artista e comprendere il fil rouge che la conduce a prediligere il personaggio da ritrarre. Ma, un appunto nel suo vecchio sketch book confessa “una vita non vale più di un’altra, io non scelgo (chi ritrarre o prendere come spunto), ma mi innamoro.”
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