Valerio Giovannini. Laniakea. Il grande cielo

Valerio Giovannini. Laniakea. Il grande cielo

 

Dal 18 Dicembre 2016 al 26 Marzo 2017

Lucignano | Arezzo

Luogo: Palazzo Comunale

Enti promotori:

  • Comune di Lucignano
  • Museo di Lusingano

E-Mail info: info@valeriogiovannini.com


Comunicato Stampa:
Sarà inaugurata domenica 18 dicembre 2016 alle ore 11.00 nella sala consiliare del Comune di Lucignano (AR) la mostra di Valerio Giovannini ispirata all'Albero d'oro.
Interverranno il sindaco di Lucignano, Roberta Casini e Grazia Marchianò, filosofo orientalista.

Dal 18 dicembre 2016 al 26 marzo 2017 la mostra sarà ospitata all'interno della Sala di Giustizia dell'antico Palazzo Comunale di Lucignano – oggi Museo Comunale – proprio accanto all'opera più importante del museo: il grande reliquario di S. Francesco, in argento, rame dorato e smalti, detto "Albero d’oro", realizzato tra il 1350 ed il 1471 da orafi aretini e senesi, una testimonianza unica di sincretismo religioso e devozione popolare, nonché uno dei massimi capolavori dell'oreficeria italiana.
Il titolo scelto per la mostra, Laniakea, significa in lingua hawaiiana, “incommensurabile paradiso" da lani per "paradiso" e akea per "ampio" o "immenso/incommensurabile". Questo nome è stato scelto dagli Astrofisici delle università di Lione e delle Hawaii per designare il superammasso di galassie in cui ci troviamo rendendo così onore agli antichi navigatori Polinesiani che già adoperavano le conoscenze celesti per solcare l'Oceano Pacifico.
Seguendo questa suggestione, la mostra propone un rispecchiamento tra le ramificazioni dorate dell'albero d'oro di Lucignano e la luce del macrocosmo di Laniakea.
Il sincretismo sacrale e la luce dorata del reliquiario trecentesco ispirano dunque una rotta metafisica che attraversa finestre su spazi e tempi differenti popolati da figure metamorfiche, elementi naturali, architetture e marchingegni tecnovegetali.
Realtà o immaginazione? Mondi intimi o pianeti lontani? Poco importa! Remoti o venturi, presenti o assenti, potrebbero essere e/o sono: vicini e lontanissimi, in altre galassie o nelle pieghe di “questo mondo”.
Al centro dell'esposizione è la volontà di indagare a fondo il senso della luce astrale, metafora di una dimensione sacro/secolare ben rappresentata dall’albero di Lucignano, dalla sua storia e bellezza senza tempo.
Oltre a essere simbolo dello spirito e della sacralità, la luce è infatti prima di tutto energia. E, nell'Albero di Lucignano come in Laniakea, si manifesta il senso più alto di quanto ha scritto Elémire Zolla: “quando si giunga a abbracciare l'intero ciclo della luce, quando si sia cioè 'illuminati' siamo il luogo dove la luce torna a se stessa e sa di tornare a se stessa”.
Se la materia e l'energia oscura provocano l'allontanamento delle galassie e il “raffreddamento” dell'universo, la forza di gravità agisce invece  in direzione contraria, originando le stelle e i filamenti di luce dei superammassi come laniakea, contrastando così la tendenza al caos.
E se è vero che, come diceva Einstein, non si può dare la colpa alla forza di gravità del fatto di innamorarsi (to fall in love, “cadere in amore” in inglese) non possiamo neanche negare che la danza e l'attrazione dei corpi celesti, create  da questa energia, ricordano da vicino le dinamiche sottili dell’affettività, come scriveva Dante: “l'amor che move il sole e l'altre stelle”. 

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