Bruno Calvani. La luce sull’antico
Bruno Calvani, Autoritratto, 1947, scagliola, Arona, Collezione privata Pisapia
Dal 11 Agosto 2026 al 30 Settembre 2026
Mola di Bari | Bari | Visualizza tutte le mostre a Bari
Luogo: Castello Angioino-Aragonese
Indirizzo: Via S. Del Vecchio
Orari: dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. La biglietteria chiude 30 minuti prima dell'ultimo orario
Costo del biglietto: 3 euro
Telefono per informazioni: +39 338 4627887
E-Mail info: cooparmida@gmail.it
C’è tempo fino al 30 settembre 2026 per visitare la mostra “Bruno Calvani - La luce sull’antico” negli spazi storici del Castello Angioino-Aragonese di Mola di Bari.
La retrospettiva dedicata a Bruno Calvani nasce su idea della Cooperativa Armida, che ne cura l’intera organizzazione e il progetto culturale, con l’obiettivo di restituire alla comunità la figura e le opere di uno degli artisti più significativi della scultura italiana del Novecento. L’intenzione è quella di riaccendere l’attenzione su un autore che ha mantenuto, lungo l’intero arco della sua attività, un rigoroso controllo compositivo e una coerente identità di linguaggio formale, operando all’interno di un dibattito artistico di respiro internazionale, consegnandoci opere che ancora oggi sorprendono per la raffinatezza sensibile e la vivace attualità espressiva.
Il progetto è realizzato con il contributo del Comune di Mola di Bari, con il sostegno della Regione Puglia - Puglia Culture, il patrocinio della Città Metropolitana di Bari e Poli Biblio-Museali di Bari e con la curatela di Massimo Guastella, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento, offrendo al pubblico un’occasione unica per riscoprire le tematiche la sensibilità e la modernità dell’opera di Calvani.
Il progetto espositivo si propone di riportare all’attenzione della critica e del pubblico, con approccio rigoroso, la complessità della figura di Bruno Calvani, indagando tanto la produzione scultorea quanto quella bidimensionale. L’impostazione storico-critica mira, in primo luogo, a restituire visibilità e riconoscimento a un protagonista del Novecento, personalità di rilievo nel panorama artistico meridionale, nazionale e internazionale.
L’itinerario della mostra è articolato in sezioni cronologiche: prendendo avvio dagli esordi negli Anni Dieci, ripercorre le esperienze parigine tra il 1928 e il 1942, il successivo ritorno a Milano durante la Guerra e gli anni della piena maturità, documentando un’attività creativa ampia e coerente, testimoniata da esposizioni
e contributi critici apparsi sulla stampa francese e italiana. Come attestano le opere in mostra - provenienti da musei pubblici e collezioni private - Calvani, sin dalle prime prove sotto la guida di Gaetano Stella, non si è limitato alla scultura, ma ha sviluppato una feconda ricerca nel campo della pittura, del disegno e dell’incisione, valorizzata lungo il percorso espositivo.
L’allestimento riunisce circa trenta sculture, caratterizzate da una compostezza arcaizzante e da un fascino intriso di malinconia, nel richiamo alle antiche civiltà artistiche reinterpretate con la freschezza di una luce moderna, accanto a un nucleo significativo di opere pittoriche su tela e carta, con un focus sul bianco e nero, tra ritratti, paesaggi e nature morte, eseguite entro un ampio arco cronologico.
Oggi, valorizzare la personalità artistica di Bruno Calvani, uomo riservato ma dotato di una energia espressiva che ne contraddistingue l’opera, è un dovere civico oltre che culturale della sua regione.
Nel riordino della sua produzione, il riconoscimento dell’originalità inventiva non si configura soltanto come una rivelazione, ma come una conferma: da ciò deriva la percezione di aver sino a oggi trascurato un protagonista autorevole della scultura italiana del Novecento, cui Mola, città natale, restituisce con questa mostra la giusta collocazione nella vicenda artistica del XX secolo.
La parola al curatore scientifico della mostra, Massimo Guastella,
docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento
La scultura per Bruno Calvani
“È evidente che l’ultimo Calvani, in piena continuità̀ con la sua opera precedente, guarda a una plastica arcaica non solo mediata dalla tradizione dell’arte greca, italica e romana, ma anche filtrata attraverso l’osservazione diretta dei manufatti antichi, come ho già ricordato, durante le visite ai musei che hanno un ruolo determinante nel suo atteggiamento estetico. Il carattere immediato, nettamente radicato nella tradizione, sembra alimentarsi delle esperienze quotidiane dell’artista a contatto con l’antica materia plastica. Egli riesce così a intrecciare suggestioni diverse dell’antico, elaborando un personale concetto di “preclassico”, entro il quale raggiunge effetti di singolare efficacia. Per Orazio Napoli, «l’artista affronta la materia morta e con l’uso plastico deve illuminarla della sua idea» e, dirà Calvani a Enzo Fabiani, il modellato, «è una lotta con l’ombra e la luce. I greci lottavano con l’ombra, ma anche perché́ le loro sculture dovevano restare per lo più̀ all’aperto. Io invece lotto con la luce: e penso che nel mio operare questo sia evidente, almeno mi auguro che lo sia». La luce sull’antico, appunto.”
(tratto dal Catalogo “Bruno Calvani 1904/1985 - La luce sull’antico” a cura di Massimo Guastella, Sfera Edizioni, Bari, 2026).
Il rapporto tra Bruno Calvani e Adolf Wildt
“Nella capillare ricognizione che da oltre un anno e mezzo abbiamo svolto, all'interno della parte ultimativa del progetto, abbiamo individuato un'opera assolutamente inedita con una documentazione importante che lega il giovane Calvani in quel di Milano alla bottega di Adolf Wildt: il ritratto del padre con una bellissima lettera che ne documenta l'inizio della produzione. L’immagine del padre in bronzo ha i caratteri dello stile di Wildt e della sua bottega; difficile da attribuire a Calvani se non fosse testimoniato dalla lettera. Un bronzo straordinario che ci ha dato una grande soddisfazione.”
Il disegno per Bruno Calvani
“Il disegno per Calvani non era solo un momento per abbozzare su carta l’idea, ma aveva un valore in sé, anche dal punto di vista della grafica e dell'attività incisoria. Questo è uno dei nuovi spunti interpretativi che bisogna dare alla produzione di Calvani.”
La produzione ceramica
“Abbiamo fatto un cenno anche alla produzione ceramica e di piatti, mai indicata nella critica precedente; quindi, nella storia critica dell'artista e questo è un primo punto di partenza come chiave interpretativa dell'intera produzione per leggere integralmente la personalità artistica di Bruno Calvani”.
Bruno Calvani, nato a Mola nel 1904, è uno di quegli artisti che sembrano sfuggire alle narrazioni ufficiali, pur avendo lasciato tracce non prive d’interesse nella scultura italiana del Novecento.
Nato a Mola di Bari, approda giovanissimo a Roma e poi a Milano, dove si forma nello studio dell’anziano Adolfo Wildt, assorbendo una disciplina rigorosa del modellato e una visione arcaica propria della tensione spirituale del tempo che rimarranno la cifra consolidata della sua opera.
Nel 1926 si reca a Parigi, la città che allora detta il ritmo dell’arte europea, dove sceglie di vivere dal 1928. Nella capitale francese si confronta con i maestri d’ispirazione classica - Maillol e Despiau fra altri -, e si nutre del gusto per forme arcaiche, mediterranee tradotte in libere espressioni formali, affermandosi accanto al novero dei protagonisti de “les Italiens de Paris” nelle sedi espositive più prestigiose. “Restando fedele all’immagine umana”, come osserva De Micheli, persegue la misura severa della scultura non senza vitalità moderna. Nel 1936 fonda con Grüber, Fougeron, Prassinos e Pignon il gruppo Nouvelle Génération.
Il rientro in Italia, negli anni drammatici della guerra, non smorza l’impegno della sua ricerca: Milano diventa la sua città d’adozione, dove concepisce una serie di lavori plastici resi attraverso la terracotta, la cera e il bronzo. I ritratti, i nudi femminili di contenuta sensualità, amputati talvolta mutili delle braccia o acefali, divengono testimonianze silenti quanto pregne di umano sentimento. Ugualmente interessante è la non comune produzione pittorica e grafica.
Con il monumento Doña Flor, dedicato alla protagonista del dramma lirico del maestro Niccolò van Westerhout, eseguito per la sua Mola, Calvani concepisce una delle sue creazioni più conosciute nel territorio. La statua bronzea coniuga solennità celebrativa e raffinatezza formale. Significativo nella sua produzione pubblica si presenta il portale bronzeo della chiesa di San Giuseppe a Legnano, espressione del sacro contemporaneo a cui conferisce un valore estetico di notevole complessità.
Nel 1965 il riconoscimento dell’Accademia di San Luca certifica la portata e il significato intrinseco della sua carriera artistica, portata avanti nonostante l’infermità invalidante, sino al termine della sua vita, che si concluderà nel 1985.
La retrospettiva dedicata a Bruno Calvani nasce su idea della Cooperativa Armida, che ne cura l’intera organizzazione e il progetto culturale, con l’obiettivo di restituire alla comunità la figura e le opere di uno degli artisti più significativi della scultura italiana del Novecento. L’intenzione è quella di riaccendere l’attenzione su un autore che ha mantenuto, lungo l’intero arco della sua attività, un rigoroso controllo compositivo e una coerente identità di linguaggio formale, operando all’interno di un dibattito artistico di respiro internazionale, consegnandoci opere che ancora oggi sorprendono per la raffinatezza sensibile e la vivace attualità espressiva.
Il progetto è realizzato con il contributo del Comune di Mola di Bari, con il sostegno della Regione Puglia - Puglia Culture, il patrocinio della Città Metropolitana di Bari e Poli Biblio-Museali di Bari e con la curatela di Massimo Guastella, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento, offrendo al pubblico un’occasione unica per riscoprire le tematiche la sensibilità e la modernità dell’opera di Calvani.
Il progetto espositivo si propone di riportare all’attenzione della critica e del pubblico, con approccio rigoroso, la complessità della figura di Bruno Calvani, indagando tanto la produzione scultorea quanto quella bidimensionale. L’impostazione storico-critica mira, in primo luogo, a restituire visibilità e riconoscimento a un protagonista del Novecento, personalità di rilievo nel panorama artistico meridionale, nazionale e internazionale.
L’itinerario della mostra è articolato in sezioni cronologiche: prendendo avvio dagli esordi negli Anni Dieci, ripercorre le esperienze parigine tra il 1928 e il 1942, il successivo ritorno a Milano durante la Guerra e gli anni della piena maturità, documentando un’attività creativa ampia e coerente, testimoniata da esposizioni
e contributi critici apparsi sulla stampa francese e italiana. Come attestano le opere in mostra - provenienti da musei pubblici e collezioni private - Calvani, sin dalle prime prove sotto la guida di Gaetano Stella, non si è limitato alla scultura, ma ha sviluppato una feconda ricerca nel campo della pittura, del disegno e dell’incisione, valorizzata lungo il percorso espositivo.
L’allestimento riunisce circa trenta sculture, caratterizzate da una compostezza arcaizzante e da un fascino intriso di malinconia, nel richiamo alle antiche civiltà artistiche reinterpretate con la freschezza di una luce moderna, accanto a un nucleo significativo di opere pittoriche su tela e carta, con un focus sul bianco e nero, tra ritratti, paesaggi e nature morte, eseguite entro un ampio arco cronologico.
Oggi, valorizzare la personalità artistica di Bruno Calvani, uomo riservato ma dotato di una energia espressiva che ne contraddistingue l’opera, è un dovere civico oltre che culturale della sua regione.
Nel riordino della sua produzione, il riconoscimento dell’originalità inventiva non si configura soltanto come una rivelazione, ma come una conferma: da ciò deriva la percezione di aver sino a oggi trascurato un protagonista autorevole della scultura italiana del Novecento, cui Mola, città natale, restituisce con questa mostra la giusta collocazione nella vicenda artistica del XX secolo.
La parola al curatore scientifico della mostra, Massimo Guastella,
docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università del Salento
La scultura per Bruno Calvani
“È evidente che l’ultimo Calvani, in piena continuità̀ con la sua opera precedente, guarda a una plastica arcaica non solo mediata dalla tradizione dell’arte greca, italica e romana, ma anche filtrata attraverso l’osservazione diretta dei manufatti antichi, come ho già ricordato, durante le visite ai musei che hanno un ruolo determinante nel suo atteggiamento estetico. Il carattere immediato, nettamente radicato nella tradizione, sembra alimentarsi delle esperienze quotidiane dell’artista a contatto con l’antica materia plastica. Egli riesce così a intrecciare suggestioni diverse dell’antico, elaborando un personale concetto di “preclassico”, entro il quale raggiunge effetti di singolare efficacia. Per Orazio Napoli, «l’artista affronta la materia morta e con l’uso plastico deve illuminarla della sua idea» e, dirà Calvani a Enzo Fabiani, il modellato, «è una lotta con l’ombra e la luce. I greci lottavano con l’ombra, ma anche perché́ le loro sculture dovevano restare per lo più̀ all’aperto. Io invece lotto con la luce: e penso che nel mio operare questo sia evidente, almeno mi auguro che lo sia». La luce sull’antico, appunto.”
(tratto dal Catalogo “Bruno Calvani 1904/1985 - La luce sull’antico” a cura di Massimo Guastella, Sfera Edizioni, Bari, 2026).
Il rapporto tra Bruno Calvani e Adolf Wildt
“Nella capillare ricognizione che da oltre un anno e mezzo abbiamo svolto, all'interno della parte ultimativa del progetto, abbiamo individuato un'opera assolutamente inedita con una documentazione importante che lega il giovane Calvani in quel di Milano alla bottega di Adolf Wildt: il ritratto del padre con una bellissima lettera che ne documenta l'inizio della produzione. L’immagine del padre in bronzo ha i caratteri dello stile di Wildt e della sua bottega; difficile da attribuire a Calvani se non fosse testimoniato dalla lettera. Un bronzo straordinario che ci ha dato una grande soddisfazione.”
Il disegno per Bruno Calvani
“Il disegno per Calvani non era solo un momento per abbozzare su carta l’idea, ma aveva un valore in sé, anche dal punto di vista della grafica e dell'attività incisoria. Questo è uno dei nuovi spunti interpretativi che bisogna dare alla produzione di Calvani.”
La produzione ceramica
“Abbiamo fatto un cenno anche alla produzione ceramica e di piatti, mai indicata nella critica precedente; quindi, nella storia critica dell'artista e questo è un primo punto di partenza come chiave interpretativa dell'intera produzione per leggere integralmente la personalità artistica di Bruno Calvani”.
Bruno Calvani, nato a Mola nel 1904, è uno di quegli artisti che sembrano sfuggire alle narrazioni ufficiali, pur avendo lasciato tracce non prive d’interesse nella scultura italiana del Novecento.
Nato a Mola di Bari, approda giovanissimo a Roma e poi a Milano, dove si forma nello studio dell’anziano Adolfo Wildt, assorbendo una disciplina rigorosa del modellato e una visione arcaica propria della tensione spirituale del tempo che rimarranno la cifra consolidata della sua opera.
Nel 1926 si reca a Parigi, la città che allora detta il ritmo dell’arte europea, dove sceglie di vivere dal 1928. Nella capitale francese si confronta con i maestri d’ispirazione classica - Maillol e Despiau fra altri -, e si nutre del gusto per forme arcaiche, mediterranee tradotte in libere espressioni formali, affermandosi accanto al novero dei protagonisti de “les Italiens de Paris” nelle sedi espositive più prestigiose. “Restando fedele all’immagine umana”, come osserva De Micheli, persegue la misura severa della scultura non senza vitalità moderna. Nel 1936 fonda con Grüber, Fougeron, Prassinos e Pignon il gruppo Nouvelle Génération.
Il rientro in Italia, negli anni drammatici della guerra, non smorza l’impegno della sua ricerca: Milano diventa la sua città d’adozione, dove concepisce una serie di lavori plastici resi attraverso la terracotta, la cera e il bronzo. I ritratti, i nudi femminili di contenuta sensualità, amputati talvolta mutili delle braccia o acefali, divengono testimonianze silenti quanto pregne di umano sentimento. Ugualmente interessante è la non comune produzione pittorica e grafica.
Con il monumento Doña Flor, dedicato alla protagonista del dramma lirico del maestro Niccolò van Westerhout, eseguito per la sua Mola, Calvani concepisce una delle sue creazioni più conosciute nel territorio. La statua bronzea coniuga solennità celebrativa e raffinatezza formale. Significativo nella sua produzione pubblica si presenta il portale bronzeo della chiesa di San Giuseppe a Legnano, espressione del sacro contemporaneo a cui conferisce un valore estetico di notevole complessità.
Nel 1965 il riconoscimento dell’Accademia di San Luca certifica la portata e il significato intrinseco della sua carriera artistica, portata avanti nonostante l’infermità invalidante, sino al termine della sua vita, che si concluderà nel 1985.
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