Leggero come il ferro. L’arte di Sante Mingazzi nell’archivio fotografico delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

Mingazzi, al centro, e la sua bottega (1910 ca.)

 

Dal 08 Ottobre 2015 al 18 Novembre 2015

Bologna

Luogo: Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale

Indirizzo: via Nazario Sauro 20/2

Orari: dal lunedì a venerdì 9 - 13; martedì 9 - 17

Curatori: Benedetta Basevi, Mirko Nottoli, Con il coordinamento generale di Daniele Donati

Enti promotori:

  • Genus Bononaie. Musei nella Città
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna

Telefono per informazioni: +39 051 19936361

E-Mail info: biblioteca@genusbononiae.it

Sito ufficiale: http://www.genusbononiae.it/


Dall’8 ottobre al 18 novembre 2015, si terrà presso la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale la mostra Leggero come il ferro. L’arte di Sante Mingazzi nell’archivio fotografico delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

Nel mese in cui la città di Bologna si anima per la seconda biennale di Foto/Industria 2015, organizzata dalla Fondazione MAST, Genus Bononaie. Musei nella Città presenta la mostra di fotografie d’epoca dedicate alla produzione artistica del fabbro Sante Mingazzi.
Per l’occasione vengono esposte 200 riproduzioni tratte dalle antiche lastre fotografiche dell’officina Mingazzi, per raccontare la storia di un artista del ferro battuto, oggi quasi dimenticato. I suoi raffinati lavori ispirati a fiori, petali e volute vegetali in stile Art Nouveau attirarono l’attenzione di Alfonso Rubbiani che lo portò a lavorare per l’Aemilia Ars.
Tutt’oggi camminando per le strade del centro di Bologna è possibile ammirare tanti manufatti realizzati dal fabbro Sante Mingazzi: dalla pensilina esterna in via D’Azeglio 34, Ex Pasticceria Rovinazzi oggi libreria Mondadori, alla lunetta del portone di Palazzo Bonora (Via Santo Stefano 18) disegnata dall’architetto Collamarini e realizzata da Mingazzi.
La mostra, attraverso un racconto per immagini,cerca di approfondire la vicenda personale e artistica di Mingazzi per restituirgli quel posto nella storia che gli spetta, al fianco dei grandi fabbri italiani di inizio secolo: Alessandro Mazzucotelli, Alberto Calligaris, Umberto Bellotto, Carlo Rizzarda, i Matteucci, Emilio Prazio.

Nel 1985 Angela Mingazzi dona alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna l’archivio fotografico di gran parte della produzione del padre. Oggi è conservato presso la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, e il fondo è composto da oltre 500 lastre con le quali Mingazzi, dimostrando un precoce spirito imprenditoriale, promuoveva la propria officina sfruttando la fotografia, nuovo e potente mezzo per la comunicazione pubblicitaria.

Nato a Ravenna nel 1867 viene descritto come un bambino fin da subito attratto dall’arte del ferro. Orfano, giunge a Bologna dove erano attivi i Maccaferri, eredi di una famiglia che, come suggerisce il nome, esercitava da secoli il mestiere del fabbro. Qui compie il suo apprendistato specializzandosi nella lavorazione artistica e cominciando a farsi un nome nel panorama cittadino.
Nel 1898 apre la sua bottega in via Santo Stefano, al n. 28. L’insegna posta sopra la porta è oggi conservata al Museo Davia Bargellini.
La sua fama cresce al punto che nel 1912 viene nominato Cavaliere del Lavoro. Muore nel 1922. Nel 1982 il Comune di Bologna rese omaggio a Mingazzi titolando a suo nome una rotonda in zona Roveri, giustamente tra via del Fonditore e via del Fresatore.

In occasione della mostra, presso il Museo Davia Bargellini saranno presentati al pubblico, oltre al vaso portafiori e alla lampada votiva abitualmente esposti nel percorso museale, altri manufatti di Sante Mingazzi provenienti dai depositi.












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