Cento opere dalla Raccolta Alberto Della Ragione. Da Morandi a Vedova
Cento opere dalla Raccolta Alberto Della Ragione. Da Morandi a Vedova, CAMBIO Centro Culturale, Castelfiorentino
Dal 3 Aprile 2026 al 20 Settembre 2026
Castelfiorentino | Firenze | Visualizza tutte le mostre a Firenze
Luogo: CAMBIO Centro Culturale
Indirizzo: Via Giacomo Matteotti 18
Orari: Lunedì chiuso Dal martedì alla domenica ore 10.00 – 13.00 / 16.00 -19.00 Aperti Pasquetta (6 aprile), 25 aprile, 1° maggio 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00
Curatori: Sergio Risaliti e Eva Francioli
Cento opere per attraversare, senza scorciatoie, uno dei momenti più complessi e fertili dell’arte italiana del Novecento, seguendo lo sguardo appassionato e indipendente di Alberto Della Ragione.
La mostra “Cento opere dalla Raccolta Alberto Della Ragione. Da Morandi a Vedova”, realizzata dal Museo Novecento in collaborazione con CAMBIO Centro Culturale, nasce con un obiettivo preciso: riportare al centro la collezione dei musei civici fiorentini che non è solo un insieme di capolavori, ma una presa di posizione culturale netta, costruita nel tempo da un collezionista che ha scelto di non “passare ad occhi chiusi” davanti all’arte del proprio tempo. Ingegnere navale, ma soprattutto osservatore lucido e partecipe, Della Ragione inizia a collezionare dopo la visita alla Quadriennale del 1931, orientando le sue scelte prima verso gli artisti più riconosciuti e poi, con sempre maggiore decisione, verso figure meno allineate, spesso trascurate dal sistema ufficiale del Regime.
Nasce così una raccolta coerente e insieme sorprendente, premiata già nel 1941 e capace ancora oggi di restituire la complessità di una stagione attraversata da tensioni, ritorni alla tradizione e spinte sperimentali. Il gesto che ne definisce definitivamente il senso è però quello compiuto nel secondo dopoguerra, quando Della Ragione dona la propria collezione alla città di Firenze, contribuendo in modo decisivo alla formazione delle collezioni civiche del Novecento e rinnovando, in chiave moderna, la tradizione del mecenatismo fiorentino; un atto pubblico e consapevole, sancito nel 1970 con parole che restano ancora oggi difficili da ignorare: “Vi do la mia vita”. Il progetto espositivo, curato da Sergio Risaliti e Eva Francioli, nasce da un lavoro di selezione che parte da una domanda semplice ma decisiva: cosa guardava davvero Della Ragione? Quali temi, quali immagini, quali forme lo hanno accompagnato nelle sue scelte? La risposta prende forma in un percorso articolato ma continuo, dove cento opere – molte delle quali non visibili da tempo – ricostruiscono un paesaggio culturale stratificato, dominato da una prevalenza del linguaggio figurativo ma aperto a incursioni visionarie e sperimentali. I protagonisti sono alcuni dei nomi più significativi del Novecento italiano, da Giorgio Morandi a Marino Marini, da Mario Sironi a Renato Guttuso fino a Emilio Vedova, riuniti in un allestimento che attraversa generi e soggetti senza mai diventare didascalico. Il paesaggio, ad esempio, smette di essere semplice veduta e diventa spazio mentale, luogo in cui la natura si trasforma in struttura, luce o memoria; la natura morta abbandona la funzione descrittiva per diventare terreno di riflessione sulla pittura stessa; l’atelier si rivela come spazio simbolico della creazione, dove strumenti e figure alludono a un processo più che a un risultato; il tema della cavalleria si carica di energia plastica e tensione narrativa, oscillando tra tradizione e modernità; l’universo femminile emerge in una sequenza di immagini sospese, fatte di silenzi, attese e costruzioni dello sguardo, spesso segnate da una distanza sottile ma persistente; il ritratto si confronta con la crisi dell’identità novecentesca, alternando restituzioni realistiche a deformazioni e stilizzazioni; i cosiddetti “teatrini” aprono invece a dimensioni più enigmatiche, dove oggetti e figure dialogano in scenari sospesi tra logica e assurdo, in eco con le ricerche metafisiche di Giorgio de Chirico; le visioni futuriste, infine, introducono una dinamica fatta di velocità, energia e trasformazione, mentre le sezioni dedicate al rapporto tra arte e storia e tra arte e devozione restituiscono la capacità degli artisti di confrontarsi con le tensioni del proprio tempo, tra guerra, inquietudine, spiritualità e ricerca di senso.
La mostra “Cento opere dalla Raccolta Alberto Della Ragione. Da Morandi a Vedova”, realizzata dal Museo Novecento in collaborazione con CAMBIO Centro Culturale, nasce con un obiettivo preciso: riportare al centro la collezione dei musei civici fiorentini che non è solo un insieme di capolavori, ma una presa di posizione culturale netta, costruita nel tempo da un collezionista che ha scelto di non “passare ad occhi chiusi” davanti all’arte del proprio tempo. Ingegnere navale, ma soprattutto osservatore lucido e partecipe, Della Ragione inizia a collezionare dopo la visita alla Quadriennale del 1931, orientando le sue scelte prima verso gli artisti più riconosciuti e poi, con sempre maggiore decisione, verso figure meno allineate, spesso trascurate dal sistema ufficiale del Regime.
Nasce così una raccolta coerente e insieme sorprendente, premiata già nel 1941 e capace ancora oggi di restituire la complessità di una stagione attraversata da tensioni, ritorni alla tradizione e spinte sperimentali. Il gesto che ne definisce definitivamente il senso è però quello compiuto nel secondo dopoguerra, quando Della Ragione dona la propria collezione alla città di Firenze, contribuendo in modo decisivo alla formazione delle collezioni civiche del Novecento e rinnovando, in chiave moderna, la tradizione del mecenatismo fiorentino; un atto pubblico e consapevole, sancito nel 1970 con parole che restano ancora oggi difficili da ignorare: “Vi do la mia vita”. Il progetto espositivo, curato da Sergio Risaliti e Eva Francioli, nasce da un lavoro di selezione che parte da una domanda semplice ma decisiva: cosa guardava davvero Della Ragione? Quali temi, quali immagini, quali forme lo hanno accompagnato nelle sue scelte? La risposta prende forma in un percorso articolato ma continuo, dove cento opere – molte delle quali non visibili da tempo – ricostruiscono un paesaggio culturale stratificato, dominato da una prevalenza del linguaggio figurativo ma aperto a incursioni visionarie e sperimentali. I protagonisti sono alcuni dei nomi più significativi del Novecento italiano, da Giorgio Morandi a Marino Marini, da Mario Sironi a Renato Guttuso fino a Emilio Vedova, riuniti in un allestimento che attraversa generi e soggetti senza mai diventare didascalico. Il paesaggio, ad esempio, smette di essere semplice veduta e diventa spazio mentale, luogo in cui la natura si trasforma in struttura, luce o memoria; la natura morta abbandona la funzione descrittiva per diventare terreno di riflessione sulla pittura stessa; l’atelier si rivela come spazio simbolico della creazione, dove strumenti e figure alludono a un processo più che a un risultato; il tema della cavalleria si carica di energia plastica e tensione narrativa, oscillando tra tradizione e modernità; l’universo femminile emerge in una sequenza di immagini sospese, fatte di silenzi, attese e costruzioni dello sguardo, spesso segnate da una distanza sottile ma persistente; il ritratto si confronta con la crisi dell’identità novecentesca, alternando restituzioni realistiche a deformazioni e stilizzazioni; i cosiddetti “teatrini” aprono invece a dimensioni più enigmatiche, dove oggetti e figure dialogano in scenari sospesi tra logica e assurdo, in eco con le ricerche metafisiche di Giorgio de Chirico; le visioni futuriste, infine, introducono una dinamica fatta di velocità, energia e trasformazione, mentre le sezioni dedicate al rapporto tra arte e storia e tra arte e devozione restituiscono la capacità degli artisti di confrontarsi con le tensioni del proprio tempo, tra guerra, inquietudine, spiritualità e ricerca di senso.
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