FAROUT Live Arts Festival 2026
Collettivo EFFE
Dal 10 Settembre 2026 al 2 Dicembre 2026
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: BASE Milano
Indirizzo: Via Bergognone 34
Sito ufficiale: http://base.milano.it
Dal 10 settembre al 2 dicembre 2026, BASE Milano presenta una nuova edizione di FAROUT Live Arts Festival, il progetto dedicato alle pratiche performative contemporanee che ogni anno trasforma gli spazi dell'ex Ansaldo in un ecosistema di performance, concerti, pratiche partecipative ed esperienze immersive.
Per la prima volta, il festival si sviluppa lungo quasi quattro mesi, con un calendario esteso di appuntamenti che ritornano nel tempo, accompagnano le diverse stagioni del programma e si espandono oltre BASE, coinvolgendo anche luoghi e spazi della città. Una forma diffusa che rafforza FAROUT come piattaforma di ricerca, produzione e incontro, capace di costruire relazioni continuative tra artisti, pubblici e territori.
FAROUT prende il nome da 2018 VG18, il pianeta più distante dal Sole mai osservato. Una traiettoria che il festival assume come metodo: guardare il presente da lontano per metterne in discussione le certezze, attraversare i confini tra discipline e lasciarsi guidare da ciò che ancora non conosciamo.
“FAROUT è nato dall'incontro di tre traiettorie: Milano, dove sentivamo il bisogno di uno spazio dedicato alle live arts; BASE, che stava ridefinendo la propria identità come luogo di comunità e produzione culturale; e il mio percorso nel performativo, da cui è nata l'idea di un festival capace di attraversare linguaggi diversi. Oggi FAROUT cambia ancora pelle: si estende nel tempo, si diffonde nello spazio e continua ad avvicinarsi al pubblico. Vogliamo costruire esperienze che lascino un segno, dove chi partecipa non sia spettatore passivo ma parte dell'opera. Allo stesso tempo continuiamo a dare spazio ad artiste e artisti emergenti, accompagnando ricerche che immaginiamo possano diventare centrali nel panorama internazionale di domani” — Linda Di Pietro, direttrice artistica di BASE Milano.
L'edizione 2026 si inserisce all'interno di HELLO DARKNESS, il percorso curatoriale annuale di BASE dedicato all'oscurità come spazio di possibilità, immaginazione e trasformazione. In un tempo attraversato da crisi, polarizzazioni e nuove forme di controllo, FAROUT sceglie di sostare nel buio per allenare lo sguardo a riconoscere ciò che resta invisibile, marginale o ancora inespresso.
“Ogni epoca produce i propri incantesimi. Promesse di progresso, sicurezza, velocità, efficienza. Funzionano perché smettiamo di riconoscerli come tali e finiscono per coincidere con il modo stesso in cui guardiamo il mondo. Con FAROUT vogliamo sciogliere alcuni di questi incantesimi del presente e aprire lo spazio a nuovi controincantesimi: gesti, immagini, corpi e narrazioni capaci di incrinare ciò che appare inevitabile e riaprire possibilità di percezione, relazione e immaginazione.” Aggiunge Linda Di Pietro.
Attraverso performance, dispositivi immersivi e pratiche collettive, FAROUT 2026 interroga le relazioni tra visibilità e potere, tecnologia e desiderio, corpo e trasformazione, conoscenza e mistero. Un invito ad abitare l'incertezza non come condizione da superare, ma come terreno fertile per nuove forme di immaginazione e resistenza.
Tra gli artisti protagonisti di FAROUT 2026 figurano alcune delle voci più rilevanti della scena performativa contemporanea internazionale: Alice Ripoll, coreografa brasiliana tra le figure più interessanti della scena contemporanea latinoamericana, sviluppa una ricerca che intreccia danza contemporanea e pratiche urbane nate nelle favelas di Rio de Janeiro. Attraverso il lavoro con le compagnie Cia REC e Cia SUAVE, trasforma esperienze, memorie e tensioni sociali in una potente scrittura coreografica. Moritz Ostruschnjak, coreografo tedesco formatosi tra breakdance e danza contemporanea, è tra le voci più riconosciute della nuova scena europea. I suoi lavori esplorano l'impatto delle tecnologie digitali, dei social media e della cultura visiva sul corpo e sulla percezione, con una ricerca che coniuga precisione coreografica e immaginario contemporaneo. MOTUS, tra le compagnie teatrali italiane più riconosciute a livello globale, porta avanti da oltre trent’anni una ricerca radicale sui linguaggi della scena e sulle trasformazioni politiche e sociali del presente. Le loro opere sono ospitate nei principali festival e istituzioni internazionali e continuano a interrogare i temi dell’identità, del dissenso e delle forme di resistenza contemporanee. Dorothée Munyaneza, artista, musicista e coreografa franco-ruandese, costruisce lavori che intrecciano memoria, corpo, storia e trauma collettivo. Le sue creazioni sono presentate nei più importanti contesti dedicati alla danza e alle arti performative contemporanee, affermandola come una delle figure più significative della scena europea. Muna Mussie, artista e performer eritrea di base a Bologna, sviluppa una ricerca multidisciplinare che attraversa performance, installazione e pratiche partecipative, esplorando temi legati all'appartenenza, alla lingua, alla migrazione e alla costruzione dell'identità. Francesca Grilli (con Azzurra D’Agostino) è tra le artiste italiane più apprezzate nel panorama internazionale delle arti visive e performative. Attraverso video, performance e installazioni, indaga il corpo come luogo di trasformazione, memoria e trasmissione tra generazioni.
Accanto a loro, FAROUT presenta il lavoro di una nuova generazione di artisti e collettivi internazionali, tra cui Jacopo Jenna, Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, Industria Indipendente con Alma Söderberg, Mathilde Invernon, Nziria, Vincent Giampino, Marcos Krivocapich & León Siewert Langhoff e Collettivo EFFE, componendo una costellazione di pratiche che attraversano danza, performance, arti visive, ricerca sonora e formati ibridi.
Quattro traiettorie attraversano il festival: THE VISIBLE / INVISIBLE
Corpi sottorappresentati, memorie sommerse, relazioni invisibili e narrazioni marginali emergono come strumenti per interrogare ciò che può essere visto, raccontato e riconosciuto. Con lavori di Dorothée Munyaneza, Muna Mussie, Jacopo Jenna e Alice Ripoll, Massimo Silverio.
THE MAGIC AND THE UNKNOWN
Rituali contemporanei, mitologie emergenti e forme di conoscenza non lineari restituiscono spazio al mistero, all'intuizione e all'immaginazione come pratiche di comprensione del presente. Con Ilenia Caleo e Silvia Calderoni, Nziria, Francesca Grilli con Azzurra D’Agostino e MOTUS.
THE DARK SIDE
Un'indagine sulle zone d'ombra dell'innovazione contemporanea: algoritmi, intelligenze artificiali, sorveglianza e nuove forme di controllo diventano materia artistica e critica. Con Marcos Krivocapich & León Siewert Langhoff, Ula Sickle e Vincent Giampino.
THE JOYFUL NIGHT
La notte come spazio politico e sensoriale, capace di sospendere le logiche della produttività e aprire nuove possibilità di incontro, ascolto e trasformazione collettiva. Con Collettivo EFFE, Industria Indipendente con Alma Söderberg, Mathilde Invernon e Moritz Ostrushnjak.
FAROUT 2026 continua così il percorso di ricerca che BASE dedica alle live arts: un luogo in cui il buio non è assenza di visione, ma una soglia da attraversare. Perché oggi, forse più che mai, abbiamo bisogno di imparare a stare anche dove la luce non arriva e vedere dove pensavamo fosse impossibile.
Primo appuntamento della rassegna il 10 settembre con il coreografo e regista Jacopo Jenna che presenterà la performance MANIFESTUS.
Per la prima volta, il festival si sviluppa lungo quasi quattro mesi, con un calendario esteso di appuntamenti che ritornano nel tempo, accompagnano le diverse stagioni del programma e si espandono oltre BASE, coinvolgendo anche luoghi e spazi della città. Una forma diffusa che rafforza FAROUT come piattaforma di ricerca, produzione e incontro, capace di costruire relazioni continuative tra artisti, pubblici e territori.
FAROUT prende il nome da 2018 VG18, il pianeta più distante dal Sole mai osservato. Una traiettoria che il festival assume come metodo: guardare il presente da lontano per metterne in discussione le certezze, attraversare i confini tra discipline e lasciarsi guidare da ciò che ancora non conosciamo.
“FAROUT è nato dall'incontro di tre traiettorie: Milano, dove sentivamo il bisogno di uno spazio dedicato alle live arts; BASE, che stava ridefinendo la propria identità come luogo di comunità e produzione culturale; e il mio percorso nel performativo, da cui è nata l'idea di un festival capace di attraversare linguaggi diversi. Oggi FAROUT cambia ancora pelle: si estende nel tempo, si diffonde nello spazio e continua ad avvicinarsi al pubblico. Vogliamo costruire esperienze che lascino un segno, dove chi partecipa non sia spettatore passivo ma parte dell'opera. Allo stesso tempo continuiamo a dare spazio ad artiste e artisti emergenti, accompagnando ricerche che immaginiamo possano diventare centrali nel panorama internazionale di domani” — Linda Di Pietro, direttrice artistica di BASE Milano.
L'edizione 2026 si inserisce all'interno di HELLO DARKNESS, il percorso curatoriale annuale di BASE dedicato all'oscurità come spazio di possibilità, immaginazione e trasformazione. In un tempo attraversato da crisi, polarizzazioni e nuove forme di controllo, FAROUT sceglie di sostare nel buio per allenare lo sguardo a riconoscere ciò che resta invisibile, marginale o ancora inespresso.
“Ogni epoca produce i propri incantesimi. Promesse di progresso, sicurezza, velocità, efficienza. Funzionano perché smettiamo di riconoscerli come tali e finiscono per coincidere con il modo stesso in cui guardiamo il mondo. Con FAROUT vogliamo sciogliere alcuni di questi incantesimi del presente e aprire lo spazio a nuovi controincantesimi: gesti, immagini, corpi e narrazioni capaci di incrinare ciò che appare inevitabile e riaprire possibilità di percezione, relazione e immaginazione.” Aggiunge Linda Di Pietro.
Attraverso performance, dispositivi immersivi e pratiche collettive, FAROUT 2026 interroga le relazioni tra visibilità e potere, tecnologia e desiderio, corpo e trasformazione, conoscenza e mistero. Un invito ad abitare l'incertezza non come condizione da superare, ma come terreno fertile per nuove forme di immaginazione e resistenza.
Tra gli artisti protagonisti di FAROUT 2026 figurano alcune delle voci più rilevanti della scena performativa contemporanea internazionale: Alice Ripoll, coreografa brasiliana tra le figure più interessanti della scena contemporanea latinoamericana, sviluppa una ricerca che intreccia danza contemporanea e pratiche urbane nate nelle favelas di Rio de Janeiro. Attraverso il lavoro con le compagnie Cia REC e Cia SUAVE, trasforma esperienze, memorie e tensioni sociali in una potente scrittura coreografica. Moritz Ostruschnjak, coreografo tedesco formatosi tra breakdance e danza contemporanea, è tra le voci più riconosciute della nuova scena europea. I suoi lavori esplorano l'impatto delle tecnologie digitali, dei social media e della cultura visiva sul corpo e sulla percezione, con una ricerca che coniuga precisione coreografica e immaginario contemporaneo. MOTUS, tra le compagnie teatrali italiane più riconosciute a livello globale, porta avanti da oltre trent’anni una ricerca radicale sui linguaggi della scena e sulle trasformazioni politiche e sociali del presente. Le loro opere sono ospitate nei principali festival e istituzioni internazionali e continuano a interrogare i temi dell’identità, del dissenso e delle forme di resistenza contemporanee. Dorothée Munyaneza, artista, musicista e coreografa franco-ruandese, costruisce lavori che intrecciano memoria, corpo, storia e trauma collettivo. Le sue creazioni sono presentate nei più importanti contesti dedicati alla danza e alle arti performative contemporanee, affermandola come una delle figure più significative della scena europea. Muna Mussie, artista e performer eritrea di base a Bologna, sviluppa una ricerca multidisciplinare che attraversa performance, installazione e pratiche partecipative, esplorando temi legati all'appartenenza, alla lingua, alla migrazione e alla costruzione dell'identità. Francesca Grilli (con Azzurra D’Agostino) è tra le artiste italiane più apprezzate nel panorama internazionale delle arti visive e performative. Attraverso video, performance e installazioni, indaga il corpo come luogo di trasformazione, memoria e trasmissione tra generazioni.
Accanto a loro, FAROUT presenta il lavoro di una nuova generazione di artisti e collettivi internazionali, tra cui Jacopo Jenna, Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, Industria Indipendente con Alma Söderberg, Mathilde Invernon, Nziria, Vincent Giampino, Marcos Krivocapich & León Siewert Langhoff e Collettivo EFFE, componendo una costellazione di pratiche che attraversano danza, performance, arti visive, ricerca sonora e formati ibridi.
Quattro traiettorie attraversano il festival: THE VISIBLE / INVISIBLE
Corpi sottorappresentati, memorie sommerse, relazioni invisibili e narrazioni marginali emergono come strumenti per interrogare ciò che può essere visto, raccontato e riconosciuto. Con lavori di Dorothée Munyaneza, Muna Mussie, Jacopo Jenna e Alice Ripoll, Massimo Silverio.
THE MAGIC AND THE UNKNOWN
Rituali contemporanei, mitologie emergenti e forme di conoscenza non lineari restituiscono spazio al mistero, all'intuizione e all'immaginazione come pratiche di comprensione del presente. Con Ilenia Caleo e Silvia Calderoni, Nziria, Francesca Grilli con Azzurra D’Agostino e MOTUS.
THE DARK SIDE
Un'indagine sulle zone d'ombra dell'innovazione contemporanea: algoritmi, intelligenze artificiali, sorveglianza e nuove forme di controllo diventano materia artistica e critica. Con Marcos Krivocapich & León Siewert Langhoff, Ula Sickle e Vincent Giampino.
THE JOYFUL NIGHT
La notte come spazio politico e sensoriale, capace di sospendere le logiche della produttività e aprire nuove possibilità di incontro, ascolto e trasformazione collettiva. Con Collettivo EFFE, Industria Indipendente con Alma Söderberg, Mathilde Invernon e Moritz Ostrushnjak.
FAROUT 2026 continua così il percorso di ricerca che BASE dedica alle live arts: un luogo in cui il buio non è assenza di visione, ma una soglia da attraversare. Perché oggi, forse più che mai, abbiamo bisogno di imparare a stare anche dove la luce non arriva e vedere dove pensavamo fosse impossibile.
Primo appuntamento della rassegna il 10 settembre con il coreografo e regista Jacopo Jenna che presenterà la performance MANIFESTUS.
SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
MOSTRE A MILANO
-
Dal 3 Dicembre 2013 al 31 Dicembre 2030
Pinacoteca di Brera
La Pinacoteca si rinnova: Mantegna e Bellini visti da Ermanno Olmi
-
Dal 20 Giugno 2023 al 20 Giugno 2028
Palazzo della Regione Lombardia / Università Bocconi
Marcello Morandini a Milano
Visualizza tutte le mostre a Milano
MOSTRE IN PRIMO PIANO
-
Dal 30 Luglio 2026 al 1 Novembre 2026
Verona | Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri
Dorothea Lange
-
Dal 27 Luglio 2026 al 27 Novembre 2026
Pompei | Scavi di Pompei
Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology
-
Dal 24 Luglio 2026 al 31 Ottobre 2026
Palermo | Palazzo Belmonte Riso - Palermo I Parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi - Agrigento
Botero. L’incanto del Mito I Botero. Il peso dei sogni
-
Dal 24 Luglio 2026 al 31 Gennaio 2027
Lecce | Lecce – Museo MUST I Cosenza – Galleria Nazionale di Cosenza
Tesori nascosti della Galleria Borghese
-
Dal 16 Luglio 2026 al 16 Ottobre 2026
Firenze | Forte Belvedere
Marino Marini. No Heroes
-
Dal 22 Luglio 2026 al 18 Ottobre 2026
Roma | Castel Sant’Angelo
Ercolano. L’arte di vivere