"Il Mondo" e gli altri. Rotocalchi e fotogiornalismo fra anni Trenta e Cinquanta

Bepi Bortoluzzi

 

Dal 24 Ottobre 2016 al 30 Novembre 2016

Milano

Luogo: Biblioteca Nazionale Braidense Sala Maria Teresa

Indirizzo: Via Brera 28

Orari: 9.30 - 13.30 | Domenica chiuso

Curatori: Raffaele De Berti, Irene Piazzoni

Enti promotori:

  • MiBACT
  • Giuseppe Bortoluzzi
  • Biblioteca Nazionale Braidense

Costo del biglietto: Ingresso libero

Telefono per informazioni: +39 02 86460907

E-Mail info: b-braibeniculturali.it

Sito ufficiale: http://www.braidense.it


Comunicato Stampa: "Omnibus", "Tempo", "L'Europeo", "Epoca", "Il Mondo", “L’Espresso”: testate che segnano, tra anni Trenta e Cinquanta, la grande stagione del rotocalco italiano, frutto dell’editoria milanese e del genio di giornalisti e intellettuali del calibro di Leo Longanesi, Arrigo Benedetti, Mario Pannunzio, Arturo Tofanelli, Alberto Mondadori, Enrico Rusconi. Scrigno che racchiude inchieste, servizi, note di costume, reportage siglati dalle firme più note della nostra carta stampata. E preziosa miniera di immagini: una messe di scatti che immortalano i protagonisti e colgono le trasformazioni dell’Italia del tempo, raccontano, interpretano, commentano la realtà, solleticano la curiosità dei lettori, ne alimentano gli orizzonti d’attesa, l’immaginario, i desideri. Questa mostra è dedicata a un’epoca felice del fotogiornalismo, che proprio nei rotocalchi trovò una generosa e articolata committenza, un’occasione, uno stimolo alla ricerca di nuovi linguaggi. E che fu sostenuto e arricchito da fervide riflessioni sul piano teorico, oltre che da un’intensa attività creativa, come attestano i libri fotografici qui esposti.

Assecondando ognuno la propria fisionomia, il proprio stile e il proprio target, con un occhio al pubblico di riferimento e alle ragioni editoriali, l’altro ai gusti dei direttori, i settimanali d’attualità scelsero di “parlare con le immagini” in modi peculiari. Il risultato è un carosello di declinazioni diverse delle potenzialità espressive della fotografia. Si va dal fotoracconto al singolo scatto caricato di una forte valenza, dal ritratto celebrativo a quello malizioso, dalla foto che correda un pezzo a quella che fa da sé notizia, dalla foto allusiva a quella di cronaca, dallo sguardo retorico a quello dissacrante, dal realismo alla cifra lirica, dal registro ironico a quello patetico, dall’ammiccamento voyeristico alla cruda documentazione. E si pesca dal portfolio delle agenzie come dal parterre dei professionisti affermati e dalle proposte degli appassionati.

Tra tutti si distingue e svetta “Il Mondo”. Giornale colto e sofisticato, libero e libertario, elitario ma incisivo, la creatura di Pannunzio offrì alla fotografia uno spazio nobile, optando per scatti isolati di grande formato e alta qualità estetica, apparentemente svincolati dal momento testuale, anzi accolti nella pagina quasi come un testo a sé: sono immagini evocative e rivelatorie, che non vogliono informare ma fornire un contrappunto, suscitare un moto del pensiero o un’emozione, intervenire con un tocco ironico o poetico a commento o più spesso a denuncia del costume e dei tratti della società italiana del tempo, con l’ausilio opportuno delle didascalie. Trovano qui casa le foto d’autore: tra i tanti nomi, Gianni Berengo Gardin, Paolo Di Paolo, Carlo Orsi, Henri Cartier-Bresson. Accanto, compaiono quelle dei fotoamatori.

E tra questi c’è Giuseppe Bortoluzzi. La mostra include alcuni dei suoi scatti: di gusto francese, catturano coppie che ballano, la lettura dei fumetti dopo il bagno a Forte dei Marmi, artisti a Montmartre, tutte in sintonia con il timbro, il codice visivo, il repertorio tematico de “Il Mondo”. I periodici provengono dalle collezioni della Braidense (quarantamila testate, una delle raccolte più importanti in Italia, costituita dall’obbligo di deposito degli editori milanesi, assegnatole fin dal 1780). In qualche caso, come per i libri più antichi, le riviste, stampate su carta più fragile, sono rimaste nell’unica copia conservata dalla Biblioteca.

La mostra proseguirà fino a 30 novembre 2016 nella Sala Maria Teresa della Biblioteca Braidense, dal lunedì al sabato con i seguenti orari: 9.30 alle ore 13.30, domenica chiusa. Ingresso libero.

Per informazioni: mail: b-brai.comunicazione@beniculturali.it - www.braidense.it - tel 02 86460907 (int 501)

Bepi Bortoluzzi: uno sguardo sul Mondo
Fu così. Spedii una foto al "Mondo" (senza raccomandazioni o presentazioni): quella di un operaio, in piazza (di quale città?) appoggiato a un muro, intento a leggere, preoccupato, l’Unità, aperta a piena pagina. E fu anche così una domenica, successiva, andai dal mio giornalaio, in Piazza della Motta a Varese: una piazza in leggera discesa con pavimentazione “a rizzada”. Chiesi "Il Mondo", lo aprii e la prima cosa che vidi fu la mia foto di quell’operaio. Mi partì, incontinente, una corsa giù per la piazza, che dovetti arrestare, sul più bello, perché dopo iniziava la strada per il centro, che suggeriva di riaggiustare il passo così da essere, di nuovo Notaio, con la cartella che si avvia allo Studio. Al "Mondo" ho avuto un solo interlocutore, né Direttore, né altri ai piani alti, solo Bice Munao (ricordo di lei sorprendentemente, dopo almeno 50 anni, esatti nome e cognome) la Segretaria-Cassiera, precisa e prontissima, nel saldare le mie modiche mercedi di fotografo collaboratore.
Ci sta un’osservazione: era solo "Il Mondo", che poteva accettare, ed apprezzare, una fotografia estranea ad ogni ufficio illustrativo come la mia (tagli di nastri alle inaugurazioni di grandi opere; macchie di sangue sul pavimento dopo efferati delitti; ritratti di uomini eminenti, piuttosto che molte belle donne) dando la preferenza a fotografie valide per i loro valori fotografici, sensibili a quello che si andava facendo alla Magnum e al gusto e all’ironia del suo fondatore Henri Cartier Bresson. Fu insomma, e non par vero, nel mio caso, l’incontro di un Liberale con un foglio Liberale. Questo, in breve, per i miei rapporti col "Mondo".
Per quanto riguarda invece la mia coté fotografica, tutto inizia con una Plaubel a cassetta, dono di mia moglie, seguita, negli anni da una Plaubel machina e ancora, da ultimo, da due Leica al lavoro ancor oggi, nonostante la tarda età del fotografo. Ho partecipato a numerose mostre, ho pubblicato libri. Ricordo in particolare "Alberi e montagne", edizione Scheiwiller luglio 1987, con una alpinistica presentazione di Carlo Bertelli e, ancora un altro libro, che ho particolarmente caro “Diario per Immagini” (edizioni Valdonega novembre 1998). Caro perché vi si incontrarono, con sorprendente sinergia, la fotografia e il bello scrivere: la fotografia, la mia (azzardo a dire buona) e gli scritti di amici noti e generosi: i poeti Luciano Erba e Vittorio Sereni, Giuseppe Panza di Biumo, collezionista d’arte e ideatore del Fai, Renzo Zorzi, critico d’arte, Dante Isella, filologo e critico letterario e, in coda lo stesso fotografo per brevi note su Stati Uniti e l’Inghilterra.

In coda qualche stringata notizia biografica: siamo veneziani io e i miei fratelli, a Venezia di casa, in Cà dei Fuseri e con “mesà” di mio padre, venditore di carbone all’ingrosso, in campo San Luca. Siamo a Varese dal 1936 dopo vicende inenarrabili, compreso il mio internamento in Germania per due anni e la medaglia al valor militare che lo concluse, per aver detto di no a Benito. Altro non credo di dovervi dire: forse solo che sono molto avanti negli anni e mi guardo, con attenzione, dalle bizzarrie del tempo. Mi dicono, io non lo so, che sono vicino ai cento anni. Una pignoleria: ho sempre fotografato in bianco e nero e passerei al colore solo se avessi la bravura nel trattarlo di Luigi Ghirri.

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