Jannis Kounellis, Theodoros Terzopoulos Die Hamletmaschine by Heiner Müller

© Lucrezia Roda

 

Dal 12 Ottobre 2016 al 20 Dicembre 2016

Milano

Luogo: Galleria Fumagalli

Indirizzo: via Bonaventura Cavalieri 6

Curatori: Annamaria Maggi, Alexandra Papadopulos

Telefono per informazioni: +39 02 36799285

E-Mail info: info@galleriafumagalli.com

Sito ufficiale: http://galleriafumagalli.com/


Comunicato Stampa:
«I miei pensieri sono ferite nel cervello. Il mio cervello è una cicatrice.  Voglio essere una macchina. Braccia per afferrare gambe per camminare  nessun dolore nessun pensiero.» Heiner Müller
La Galleria Fumagalli presenta il video della performance teatrale tenutasi il 28 dicembre 2015 al Piccolo Teatro d’Europa (Milano): “Jannis Kounnellis, Theodoros Terzopoulos. Die Hamletmaschine by Heiner Müller” a cura di Annamaria Maggi e Alexandra Papadopulos.   Per il ventennale della scomparsa di Heiner Müller, l’artista Jannis Kounellis e il regista Theodoros Terzopoulos, entrambi amici e collaboratori del drammaturgo e poeta tedesco, hanno lavorato insieme a un progetto teatrale per rendere omaggio alla figura e all’opera di quello che venne definito, negli anni Novanta, “il più grande scrittore di teatro vivente”. Müller è stato uno degli autori più significativi del teatro tedesco del dopoguerra e ha sempre intrattenuto con l’arte figurativa un rapporto di solida e condivisibile interazione. Presentato in anteprima lo scorso Dicembre a Il Piccolo Teatro d’Europa il progetto di Kounellis e Terzopoulos si compone di un’installazione (scena e platea) realizzata da Kounellis e di una performance tratta dal Die Hamletmaschine scritto nel 1977 da Heiner Müller, diretta dal regista Terzopoulos.   Die Hamletmaschine (La macchina di Amleto), è un dramma postmoderno liberamente ispirato all’Amleto di William Shakespeare. Caratteristica dell’opera è la frizione della parola poetica con la storia, strutturata in cinque sequenze di monologhi durante i quali il protagonista abbandona il suo ruolo teatrale per riflettere sul suo essere attore. L’interprete di Amleto si ritrova morbosamente avvinghiato al suo personaggio, alle prese con le proprie passioni e i propri fantasmi. Il suo è un farneticante soliloquio in cui sono messi a nudo, da una parte, l’accantonamento di ogni slancio utopico e, dall’altra, i paradossi della situazione dell’intellettuale moderno, dibattuto tra l’impossibilità di modificare lo stato delle cose e la volontà di trasformarsi in macchina al servizio di chi amministra l’esistente. Il risultato è un racconto frastagliato, senza armonia, come se il mondo interiore dell’interprete di Amleto volesse esplodere nell’irruzione accidentale di brandelli di frasi, di suoni appena udibili.   Il rapporto di Jannis Kounellis col teatro inizia già nel 1968 con la scena dei sacchi di carbone per il teatro di Quartucci, alla quale seguono i "cani che abbaiano" per il Mauser di Heiner Müller a Berlino nel 1991, il sipario di coltelli e la croce rovesciata per Il Cimarron con la musica di Hanz Werner Heinze a Montepulciano nel 2000, i tre grandi treni dentro un enorme capannone ideati per l'Opera Beuys a Duesseldorf nel 1998, il sipario di pietre legate alle corde per il teatro greco di Elefsina nel 2010 e il monumentale sipario "gotico" di lamiere con scranni su tre livelli per il Loengrin di Wagner ad Amsterdam nel 2014. Così l'artista per ogni opera lavora a un “sipario", a una "visione frontale" e senza prospettiva, "esattamente come in tutta la pittura moderna". E per farlo, di volta in volta, mette in scena un linguaggio che non è fatto di pennellate, ma di cose vere: i sacchi di carbone, il fuoco, la terra, la lana, i sacchi di juta, le piante, gli animali, rivendicando alla materia artistica una sua verità e un potere di svelamento non privo di rimandi poetici, letterari e simbolici. Una vera e propria drammaturgia da intendersi in termini di scrittura scenica, capace di trasformare lo spazio in una “cavità teatrale e umanistica”, come afferma l’artista, perché ”è l'uomo il vero punto di vista del teatro, la sua centralità, che a differenza della pittura ha uno svolgimento e una grande immediatezza.”   In occasione della seconda mostra dopo l’apertura degli spazi milanesi, la Galleria Fumagalli ripropone parte dell’installazione ideata da Jannis Kounellis per il Piccolo Teatro d’Europa accogliendo al suo interno la proiezione inedita del video della performance. Kounellis ha pensato a un Amleto “con la schiena rivolta verso le rovine dell'Europa” per un’installazione allo stesso tempo personale e sociale, contro la corruzione e il potere. Per quest’inedita performance Terzopoulos ha scelto alcuni brani di Die Hamletmaschine che prendono forma attraverso la voce femminile dell’attrice Sofia Hill, la musica elettronica live di Panagiotis Velianitis e la voce maschile elaborata dal regista.
Jannis Kounellis nasce a Pireo (Grecia), nel 1936. Arriva in Italia a nel 1956 e si stabilisce a Roma. Dagli anni Sessanta la pittura, la scultura, le ambientazioni, le installazioni e le performance di Kounellis con la loro materialità poverista, testimoni di un preciso impegno culturale ed etico, hanno modificato il modello arcaico della rappresentazione sulla tela fornendo all’opera d’arte un’ampiezza infinita e iniziando un nuovo processo di fruizione di quest’”opera aperta” in grado di coinvolgere totalmente lo spettatore. Tale lavoro si è imposto rompendo i confini ancorati alle molteplici identità storiche e ridefinendo una nuova esigenza compositiva. Si è proposto come interazione spaziale fra immagini e oggetti, al fine di ricondurre lo spettatore a una sola e inequivocabile visione, immagine in quanto visione. Oltre alle numerose partecipazioni a rassegne nazionali e internazionali con il gruppo dell’Arte Povera, tra le sue più importanti esposizioni personali si ricordano la partecipazione, nel 1972, alla XXV Biennale di Venezia, nel 1974 al Sonnabend di New York, nel 1975 allo Studio d’Arte Contemporanea di Roma, nel 1980 e poi nel 1983 al Sonnabend di New York e l’antologica allestita al Museum of Contemporary Art di Chicago nel 1986. Nel 1996, a Napoli, appende dei mobili alla volta del porticato di Piazza Plebiscito. Nel 2002 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma allestisce un’imponente labirinto di lamiera. Nel 2003 sotto il patronato del United Nations Department of Public Information e della città di Venezia presenta all’interno del progetto Art of the word una serie di opere concepite per il Monastero Armeno sull’isola San Lazzaro a Venezia. Nel 2004 propone nove grandi installazioni nella Biblioteca Nazionale di Sarajevo ed espone il suo ultimo lavoro negli spazi del museo Nazionale di Arte Contemporanea di Atene. Nel 2007 lavora alla realizzazione del 383° festino di Santa Rosalia a Palermo disegnando il carro trionfale della Santa, inaugura a Roma la Porta dell’Orto Monastico della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, ed espone alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Nel 2011 è al National Centre for Contemporary Art di Mosca e al Today Art Museum di Pechino; nel 2012 al MIMA, Middlesbrough Institute of Modern art, al Parasol Unit, Foundation for Contemporary Art di Londra e al Museum of Cycladic Art di Atene. Nel 2014, al Musée d’Art Moderne di Saint-Etienne e nel 2016 alla Monnaie de Paris.   Theodoros Terzopoulos, nasce a Makrygialos (Grecia), ed è tra i maggiori esponenti della regia teatrale greca e europea. Ha studiato presso la Scuola di Teatro K. Michailidis (1965-1967) e lavorato come aiuto regista al Berliner Ensemble (Berlino, 1972-1976). Nel 1985 ha fondato il Teatro Attis in Delphi, col quale ha presentato 2000 spettacoli in tutto il mondo da allora, dirigendo tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide e, commedie contemporanee di scrittori contemporanei europei, come Brecht, Lorca, Müller, Beckett. Ha diretto molti teatri internazionali, tra i quali il Teatro Olimpico di Vicenza e il Teatro Taganka di Mosca. Ha partecipato a numerosi festival internazionali e collaborato con attori di spicco provenienti da tutto il mondo. Tra le sue produzioni più importanti si ricordano Baccanti (1986, 2001), Medea Material (1988, 1995, 1996, 2002), Quartet (1989, 1993), Persiani (1990, 2003, 2006), La liberazione di Prometeo (1991), Fedra (1991), Antigone (1994), Prometeo Incatenato (1995, 2008, 2010), Ercole (1997), Filottete (2003), Aiace (2004), Edipo Re (2006), Cassandra (2007), La signorina Julie (2008), Mauser (2009), Alarm (2010), Antigone (2011). Il metodo di Theodoros Terzopoulos e l'approccio all’antica tragedia greca è insegnato nelle Accademie di Teatro, negli Istituti e Dipartimenti di Studi Classici di tutto il mondo. Tiene regolarmente workshop e conferenze, ha ricevuto molti premi teatrali in Grecia e all'estero. Sono stati pubblicati e tradotti in greco, inglese, tedesco, turco, russo, cinese e polacco, numerosi testi sul suo lavoro. In qualità di direttore artistico degli International Meetings of Ancient Drama in Delphi (1985-1988), ha invitato prestigiosi personalità teatrali internazionali e artisti, tra le quali Heiner Müller, Tadashi Suzuki, Min Tanaka, Anatoly Vassiliev, Robert Wilson, Andrzej Wajda. È presidente dell’International Committee Theatre Olympics in Delfi (1995), Shizuoka, Giappone (1999), Mosca (2001), Istanbul (2006), Seoul (2010), Pechino (2014), e Wroclaw, Polonia (2016).   Inaugurazione Mercoledì 12 Ottobre 18-21

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