Roy Lichtenstein. Multiple Visions
Roy Lichtenstein, Sunrise, 1965
Dal 1 May 2019 al 8 September 2019
Milano
Luogo: MUDEC - Museo delle Culture di Milano
Indirizzo: via Tortona 56
Curatori: Gianni Mercurio
Enti promotori:
- Comune di Milano-Cultura
- 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE
Costo del biglietto: Intero € 14, Ridotto € 12
Telefono per prevendita: +39 02 54917
Telefono per informazioni: +39 02 88463724
Sito ufficiale: http://www.mudec.it
Il MUDEC presenta un grande maestro americano e una delle figure più importanti nell’arte del ventesimo secolo: Roy Lichtenstein approda al Museo delle Culture di Milano con la mostra Roy Lichtenstein. Multiple Visions, dal primo maggio fino all’8 settembre 2019.
La sua arte sofisticata, riconoscibile al primo sguardo e apparentemente facile da comprendere, ha affascinato fin dai primi anni eroici della pop art generazioni di creativi, dalla pittura alla pubblicità, dalla fotografia al design e alla moda e il potere seduttivo che essa esercita sulla cultura visiva contemporanea è ancora molto forte.
In mostra circa 100 opere tra prints anche di grande formato, sculture, arazzi, un’ampia selezione dieditionsprovenienti da prestigiosi musei, istituzioni e collezioni private europee e americane (la Roy Lichtenstein Foundation, la National Gallery of Art di Washington, il Walker Art Center di Minneapolis, la Fondation Carmignac e Ryobi Foundation, Gemini G.E.L. Collection), oltre a video e fotografie.
Roy Lichtenstein. Multiple Visionsè curata da Gianni Mercurio e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, per l’ideazione di MADEINART.
La mostra - che è stata pensata anche per essere ospitata in un museo come il Museo delle Culture, da sempre attento per vocazione ai diversi linguaggi artistici - evidenzia, attraverso una panoramica sui temi e i generi dell’arte di Roy Lichtenstein, come gli elementi di diverse culture confluiscano nel suo lavoro di decostruzione e ricostruzione dell’immagine, e quindi elaborate in chiave pop con il suo linguaggio personalissimo: dalla storia della nascita degli Stati Uniti all’epopea del Far West, dai vernacoli e le espressioni artistiche etnografiche degli indiani d’America alla cultura pop esplosa in seguito all’espansione dell’economia mondiale del secondo dopoguerra, dalla cultura artistica europea delle avanguardie allo spirito contemplativo dei paesaggi orientali.
La fascinazione per la “forma stampata”, cioè la riproduzione meccanica come fonte di ispirazione, che è alla base del lavoro di Roy Lichtenstein e che nella sua pittura viene attuata in un percorso che parte da una copia che viene trasformata in un originale, viene presentata in questa mostra nel suo processo inverso: da un’idea originale a una copia moltiplicata.
Una ricerca che l’artista condusse nel corso di tutta la sua carriera attraverso la stampa e la manifattura, realizzando lavori pensati ad hoc (la realizzazione di una stampa o di una scultura partiva da disegni e studi preparatori, come per i dipinti) e impiegando tecniche e materiali innovativi; una pratica che diventa una forma di espressione artistica e un’estensione della sua visione estetica, costruita metodicamente da Lichtenstein in parallelo alla pittura e di cui la mostra presenta l’evoluzione a partire dai primi lavori degli anni Cinquanta.
La mostra è organizzata in un percorso tematico, evidenziando l’evoluzione nel lavoro di Lichtenstein rispetto alla riproducibilità meccanica dell’opera d’arte, di cui è stato forse il più sofisticato interprete, ma illustrandone allo stesso tempo le sue diverse interpretazioni e rappresentazioni formali rispetto ai soggetti trattati: visioniche procedono concostanti riferimenti trans-storici aimutamenti dei linguaggi artistici.
Roy Lichtenstein. Multiple Visions è curata da Gianni Mercurio, studioso di Lichtenstein da oltre vent’anni. Mercurio ha curato, tra l’altro, la mostra e il relativo volume “Roy Lichtenstein. Meditations on Art”, Milano, Fondazione La Triennale, 2010, e poi (col titolo “Kunst als Motiv”) Colonia, Museum Ludwig, 2011.
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