Troilo. The Breach. Il muro rompe il silenzio

Paolo Troilo, Il Corpo di Giove

 

Dal 18 Giugno 2026 al 13 Settembre 2026

Luogo: Palazzo Reale

Indirizzo: Piazza del Duomo 12

Orari: Martedì – mercoledì – venerdì – sabato – domenica 10:00 – 19:00 Giovedì 10:00 – 22:30 L’ingresso alla mostra è consentito fino a 30 minuti prima della chiusura Lunedì chiuso

Curatori: Marco Meneguzzo

Enti promotori:

  • Comune di Milano-Cultura

Costo del biglietto: Ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://palazzorealemilano.it


La storia del Palazzo Reale di Milano diventa fonte d’ispirazione per una mostra site-specific che porta le suggestive opere del pittore Paolo Troilo - inventore del finger painting iperrealista - nelle stanze dell’Appartamento dei Principi, dal 18 giugno al 13 settembre 2026.

Promosso da Comune di Milano-Cultura, prodotto e organizzato da Palazzo Reale e Nobile Agency, con la curatela del critico Marco Meneguzzo e il contributo scientifico di Domenico Piraina, Direttore di Palazzo Reale, e Simone Percacciolo, Responsabile della Valorizzazione, “The Breach. Il muro rompe il silenzio” è un progetto inedito in cui Troilo dialoga con la storia e l’architettura del Palazzo utilizzando le dita come pennelli.

“Con questa mostra Paolo Troilo entra nelle stanze di Palazzo Reale e ne raccoglie le storie, trasformandole in immagini capaci di parlare al presente. The Breach è un progetto che mette in dialogo arte contemporanea, memoria e identità, invitando il pubblico a guardare questi spazi con occhi nuovi.”
Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano

Reinterpretando le tappezzerie di Palazzo Reale, firmate dalla stessa antica tessitura Rubelli che realizzò gli originali, Troilo crea opere ispirate ai protagonisti della storia del luogo che diventano brecce, varchi temporali che connettono passato e presente.

“È nell’Appartamento dei Principi del Palazzo Reale di Milano che Troilo “fa breccia”. Un’emozione costantemente riproposta in ogni stanza, ammantata di riferimenti colti, storici, critici e morali derivati dal luogo precipuo in cui ha agito. Ha scelto per ciascuna delle stanze un tema, un soggetto, un motivo, ora dirompente, ora più riflessivo, ora addirittura intimistico mescolando sapientemente spettacolarità e retorica, significante e significato e raggiungendo un risultato di grande equilibrio tra le varie componenti. Le brecce di Paolo Troilo per un attimo hanno svelato ciò che sta dietro l’apparenza, oltre la parete.”

Marco Meneguzzo

Attraverso le opere in mostra a parlare sono infatti la storia dell’edificio e i protagonisti che ne hanno abitato le stanze. Da Leonardo da Vinci a Margherita di Savoia e Maria José, prima e ultima regina consorte d’Italia; dai Visconti, che fecero dell’antico palazzo medievale la sede della loro Signoria, fino a Napoleone Bonaparte, che qui volle la Reggia del suo Regno d’Italia: un coro polifonico di voci che evocano le glorie passate e insieme sollevano interrogativi sulla complessità del nostro mondo.
 
“Gli hanno cambiato il colore, li hanno vestiti, rivestiti, colpiti con pugni e martelli, alcuni perfino con la testa” commenta l’artista osservando i muri delle stanze del Palazzo. “Li hanno accarezzati e magari, mentre lo facevano, gli hanno confidato pensieri troppo personali per farlo con altri. Davanti a loro hanno mangiato, litigato, creato, hanno fatto l’amore, hanno deciso tra pace o guerra. Perché si fidavano della loro integrità, del loro silenzio. Ed è proprio immaginando di poter rompere quel loro silenzio che ho lavorato a THE
BREACH, un progetto dedicato alle stanze dell’Appartamento dei Principi del Palazzo Reale di Milano.”
Paolo Troilo

La prima stanza del percorso espositivo introduce i visitatori alla mostra con l’opera “MY VITRUVIAN”, una rivisitazione dell’Uomo Vitruviano in acrilico steso su tela con le dita, realizzata in occasione del 500esimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci come tributo al genio che qui visse e stabilì la sua bottega, quando il complesso era ancora il Palazzo Ducale degli Sforza. Unico lavoro non pensato espressamente per il palazzo, è anche una dichiarazione poetica di Troilo sulla contemporaneità: l’uomo che nell’originale è “misura di tutte le cose”, si trova qui “invischiato” nel cerchio e nel quadrato che si deformano sotto l’azione del corpo che cerca invano di uscirne. Il tentativo di liberarsi proietta l’individuo in un vuoto in cui le dimensioni, le misure, non esistono più.

Da qui si accede alla Sala della Manica Strappata, che allude alla demolizione della Manica Lunga del Palazzo, voluta dal Regime negli anni Trenta, ma anche all’idea che da una lacerazione - simboleggiata qui dal tessuto “strappato” – possa emergere una nuova narrazione. Lo spazio presenta, infatti, tre brecce in acrilico su tessuto Rubelli che hanno come protagonista un’umanità anonima e dolente, travolta dalla Storia, che reclama il suo diritto all’esistenza.

La Sala Maria Josè del Belgio - intitolata all’ultima Regina d’Italia, nota per le sue idee liberali e per i contatti, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, con esponenti della Resistenza - svela un’opera unica che la ritrae mentre, simbolicamente, solleva un lembo della tappezzeria (riprodotta e tessuta esattamente come l’originale) per scoprire una folla di mani che spezzano i fucili.

La successiva Sala Napoleone ospita due arazzi ispirati all’incoronazione di Bonaparte a Re d’Italia nel
1805. Le opere esplorano il complesso rapporto tra leader e popolo attraverso la raffigurazione di un Napoleone cinto d’alloro, la cui regalità contrasta con un’evidente decadenza fisica. Ridotto al fantasma di se stesso, il sovrano è impresso su un prezioso tessuto con stelle ricamate in rilievo; il motivo riprende le tappezzerie originali della Sala del Trono di Palazzo Reale, eseguite nel 1808 quando il complesso divenne sede del Regno d’Italia napoleonico. Alla base di uno dei due arazzi, che ritrae Bonaparte nudo e inerme, un’iscrizione in latino recita: «Non esiste il numero uno se non esistono tutti gli altri numeri». È un monito su come la Storia sia fatta tanto di esistenze rimaste senza volto, quanto di uomini consegnati all’immortalità dalla celebrazione iconografica.

La Sala dei Visconti, dedicata alle radici storiche del Palazzo Reale, mostra una rielaborazione dell’antico stemma della Casata che diede origine al palazzo, raffigurante un serpente, o drago, che divora un “moro”, antico nemico dell’età delle Crociate. Il serpente è qui costruito “in negativo”: è il vuoto a definirne la forma minacciosa.

Dopo un contributo video che restituisce il backstage del lavoro in studio di Troilo, il percorso espositivo prosegue nella Sala Margherita di Savoia, dove tre brecce rendono omaggio alla Regina, celebre per essere stata un modello d’eleganza per l’Italia dell’epoca. Uno scarto infinitesimale separa la definizione di “modello” da quella, più attuale, di “influencer”: nella prima breccia la regina appare al centro di un fiore, circondata da damigelle che le fanno corona, come followers prive di tratti somatici e di un’identità propria. Le due brecce laterali mostrano due mani, ciascuna con 6 dita - come accadeva nelle immagini generate dalle prime AI - mentre compiono due gesti opposti: uno di “pace” o “vittoria” e, speculare al primo, un gesto di sfida o insulto, quasi che il mondo dell’AI abbia inglobato in sé le contraddizioni dell’essere umano.

La Sala Madre conclude il percorso con l’opera “IN THE NAME OF THE MOTHERs”, un polittico di 8 arazzi, sempre acrilici su tessuto Rubelli stesi con le dita, che raccontano la storia della madre dell’artista, come storia di tutte le madri.
THE BREACH è stata realizzata grazie a Rubelli Group e con il sostegno di JAKIN, Ferrari Trento - in mostra una bottiglia del brand dipinta da Troilo - e Banca Intesa Sanpaolo, che insieme ad Allemandi ha curato il catalogo.

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