Alberto Michelon. INANIMUS. Un bestiario contemporaneo
Alberto Michelon, INANIMUS. Un bestiario contemporaneo
Dal 3 September 2017 al 5 November 2017
Padova
Luogo: Cattedrale Ex Macello
Indirizzo: via Cornaro 1
Orari: da martedì a venerdì ore 16-20; sabato e domenica ore 10-12 / 16-22
Enti promotori:
- Comune di Padova - Assessorato alla Cultura
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 8204523-4547
E-Mail info: calores@comune.padova.it
Sito ufficiale: http://www.animalfactorstudio.it
La mostra INANIMUS. Un bestiario contemporaneo propone una serie di opere di tassidermia artistica: un cavallo rampante, una tigre in salto attraverso degli specchi, una donna serpente accanto ad un albero intenta a cogliere una banana. Alcune di grandi dimensioni, altre più piccole poste su espositori e altre ancora appese alle pareti: un quadro con duemila duecento farfalle, un cristo in croce fatto di sole ossa triturate.
Ci sono i crani di una mucca, di un maiale e di un cavallo recuperati al mattatoio dove gli animali vengono abbattuti per uso alimentare.
Artefice di questo particolare percorso artistico è Alberto Michelon, il tassidermista.
Particolare è anche l'evento che fa nascere in Michelon la passione per la tassidermia: nel 2004, ancora studente di scienze naturali all’Università di Padova, durante l’attività di volontariato presso il museo universitario di zoologia, Michelon trova le ossa di un vecchio elefante dimenticate in un magazzino. Quelle ossa, la ricostruzione delle vicende che raccontavano, il loro restauro e il successivo montaggio sono state l’argomento della sua tesi di laurea e contemporaneamente l’inizio di tutta la mia storia professionale.
Inizialmente Michelon si è trasferito in Toscana da un maestro ad imparare l’arte. Trascorsi soli due anni l'artista comprende che la tassidermia e il restauro sarebbero stati il suo mestiere.
Sin dall’inizio della sua carriera di tassidermista, Alberto Michelonha visto nel suo mestiere più che la mera capacità di imbalsamare animali, una forma d’arte vera e propria. La sua fantasia, i suoi pensieri più segreti e reconditi trasformati in animali fantastici, appesi alle pareti come quadri, diventati sculture tassidermiche misteriose, buie e lumi-nose allo stesso tempo, creature che raccontano storie e diventano sogni. O incubi. Oggetti belli e spaventosi, utili e inutili, chimere dagli insperati significati: il laboratorio di un tassidermista è un’arca che ragionevolmente si fa bastare un solo esemplare per ciascun animale, grazie alla sua tecnica ogni singolo animale ha l’eternità senza affaticarsi a trovare un partner per procreare, afferma lo scrittore Gabriele Di Fronzo su Rivista Studio in “Incontro con l’imbalsamatore".
Inanimus, sottende a inanimato e senza vita. Ma è un'espressione ingannevole perché in esposizione c’è vita a volte cruda e crudele, sempre grandiosa.
La tassidermia è la tecnica di preparare, a scopo scientifico, le pelli degli animali in modo da renderne possibile la conservazione, e di imbottirle dando loro l’aspetto e l’atteggiamento degli animali vivi. Talvolta il termine viene esteso anche alla preparazione degli invertebrati, le cui spoglie vanno trattate diversamente da quelle dei Vertebrati.
La tassidermia è nata e si è sviluppata con i grandi musei di scienze naturali.
Inaugurazione: Sabato 2 settembre 2017 ore 18.30
Orario: da martedì a venerdì ore 16-20; sabato e domenica ore 10-12 / 16-22
Eventi collaterali
Inizio incontri: ore 18.30
12 settembre
TASSIDERMIA ED EVOLUZIONE: STORIA DI UN LEGAME PROFONDO
Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, docente di Filosofia delle Scienze Biologiche
Paola Nicolosi, biologa e conservatrice al Museo di Zoologia dell’Università di Padova
29 settembre
IM-MORT-ALARE. FOTO E TASSIDERMIA A CONFRONTO: DUE FORME D’ARTE CHE IMMORTALANO UN ISTANTE
Luca Norbiato, fotografo
Denis Ziliotto, fotografo
Daniela Manzolli, artista
7 ottobre
Presentazione del backstage del film La pelle dell’orso
Proiezione finale di 20 minuti di montaggio del film
Marco Segato, regista
Matteo Righetto, scrittore
Massimo Calabria Matarweh, fotografo di scena
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