Ligabue e Vitaloni. Dare voce alla natura

Antonio Ligabue, Cortile, 1930, Olio su tela, 77 x 102 cm | Courtesy Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma

 

Dal 19 Settembre 2020 al 20 Maggio 2021

Parma

Luogo: Palazzo Tarasconi

Indirizzo: strada Farini 37

Orari: martedì-domenica 10.00-19.30. La biglietteria chiude un’ora prima. Lunedì aperta solo su prenotazione per i gruppi

Enti promotori:

  • Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma

Costo del biglietto: Intero €10, Ridotto € 8 under 26 e over 65, gruppi di almeno 15 persone, Ridotto speciale € 5 per scuole. Gratuito bambini fino a 6 anni

Telefono per informazioni: +39 0521.242703

E-Mail info: info@fondazionearchivioligabue.it

Sito ufficiale: http://www.fondazionearchivioligabue.it



Parma si riappropria di un nuovo spazio espositivo, nel cuore della città ducale, all’interno del cinquecentesco Palazzo Tarasconi, con una grande mostra dedicata ad Antonio Ligabue (1899-1965), uno degli autori più geniali e originali del Novecento italiano.
 
A causa dell’emergenza Coronavirus, la rassegna inizialmente prevista tra aprile e dicembre di quest’anno, è stata riprogrammata dal 19 settembre 2020 al 30 maggio 2021.
 
L’esposizione, ideata e realizzata da Augusto Agosta Tota, Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, organizzata dal Centro Studi e Archivio Antonio Ligabue di Parma, promossa dalla Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma, inserita nel calendario d’iniziative di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, presenta 83 dipinti e 4 sculture di Ligabue, capaci di analizzare i temi che più hanno caratterizzato la sua parabola artistica, dagli autoritratti, ai paesaggi, agli animali selvaggi e domestici.
Il percorso prevede, inoltre, una sezione con 15 opere plastiche di Michele Vitaloni (Milano, 1967) che condivide con Ligabue una particolare empatia verso il mondo naturale e animale.
 
“Torneremo a guardare il mondo attraverso gli occhi di Antonio Ligabue - afferma Augusto Agosta Tota, presidente della Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma -. Come il grande pittore della Bassa, in questi mesi d’isolamento, abbiamo imparato a provare nel nostro profondo un sentimento di angoscia, di dolore e d’impotenza, mischiato a quello di speranza e di attesa di una normalità che sentivamo di poter raggiungere”.
“E ora che abbiamo una data di apertura della mostra – sabato 19 settembre – e la segreta fiducia che il peggio di questa terribile pandemia è ormai alle spalle, possiamo finalmente allenare le nostre anime ad accogliere le emozioni che solo le opere di Ligabue possono infondere. Per un sottile gioco del destino, l’esposizione si apre alle porte dell’autunno, la stagione che più si trova in sintonia con il linguaggio espressionista di Ligabue”.
“La rassegna - conclude Augusto Agosta Tota - presenta i capolavori di Ligabue, affiancati dalle sculture di Michele Vitaloni, suo epigono contemporaneo, entrambi attratti dal mondo della natura, degli animali selvatici e della loro forza vitale. Una mostra insieme affascinante e ricca di spunti di riflessione molto attuali che, oltre a essere una delle iniziative inserite nel calendario di Parma capitale italiana della cultura 2020+21, darà modo al pubblico di scoprire un nuovo e suggestivo spazio espositivo, nel cinquecentesco Palazzo Tarasconi, nel cuore della città ducale”.
 
L’allestimento, di grande impatto visivo e teatrale, appositamente progettato da Cesare Inzerillo per creare un’atmosfera di fusione fra pittura e scultura, condurrà il visitatore all’interno dell’immaginario creativo di Ligabue, analizzando gli argomenti più frequentati dall’artista.
 
A partire dagli autoritratti, che costituiscono una perenne e costante condizione umana di angoscia, di desolazione e di smarrimento; il suo volto esprime dolore, fatica, male di vivere; ogni relazione con il mondo pare essere stata per sempre recisa, quasi che l’artista potesse ormai solo raccontare, per un’ultima volta, la tragedia di un volto e di uno sguardo, che non si cura di vedere le cose intorno a sé, ma che chiede di essere guardato, anche solo fugacemente.
“C'è il mondo interiore che si esibisce nei suoi autoritratti – afferma Vittorio Sgarbi – Ligabue parla con se stesso, si chiede e ci chiede qualcosa. Anche in questo caso è evidente il disagio. Ligabue si batte la testa con un sasso, cerca di scacciare gli spiriti maligni. L'autoritratto non è una forma di narcisismo, esprime la necessità di capirsi meglio, in un processo di autoanalisi. L'autoritratto è l'immagine del malessere, e Ligabue ci tiene a farlo conoscere”.
 
Un nucleo importante di opere è dedicato al mondo naturale, in particolare al regno animale; sia a quello della bassa padana, ambientato in una quotidianità di duro lavoro nei campi (come nella tela Aratura del 1961), o di semplice vita agreste (come nel dipinto Cortile del 1930), ma anche e soprattutto a quello selvatico, dove protagonisti sono tigri, leoni, leopardi, iene, che Ligabue prima studiava sulle pagine dei libri e poi dipingeva, identificandosi con loro a tal punto da assumerne gli atteggiamenti: Ligabue, infatti, ruggiva spaventosamente e imitava le movenze nell’atto di azzannare la preda. Esemplari a tal proposito sono alcune opere esposte a Parma, come Leopardo con bufalo e iena (1928),  Tigre assalita dal serpente (1953), Re della foresta (1959), Vedova nera (1951).
“Gli animali che Ligabue vede nella foresta – dichiara ancora Vittorio Sgarbi – sono simboli di forza, di energia, emblemi di un desiderio di libertà, di riscatto. Ligabue, uomo umiliato ed emarginato, come pittore si afferma e vince attraverso la potenza gloriosa dell'animale. La tigre domina la foresta, la sua aggressività è vincente, ma la sua vittoria è pericolo, è la dimensione bellicosa dell'umanità. Ligabue parla di sé, definisce il suo mondo, visto e immaginato, e comunque reale. E se parla di se stesso, non parla con se stesso perché non deve comunicarsi niente”.
 
L’eredità di Ligabue si spinge fino alla contemporaneità. L’esposizione, infatti, dà conto di un gruppo di lavori di Michele Vitaloni, rappresentante di spicco della Wildlife Art e dell’iperrealismo scultoreo. Come il Toni, Vitaloni è attratto dal fascino della figura animale selvaggia, dall’eleganza dei loro corpi che riflettono la parte selvatica della natura umana. Tra le volte delle cantine di Palazzo Tarasconi, 15 sculture di grandi dimensioni si confronteranno con i capolavori di Ligabue raccontando l’urgenza di quell’energia del mondo animale che appartiene a tutti gli esseri umani.
“A Palazzo Tarasconi a Parma – scrive Sgarbi nel catalogo di mostra – si consuma lo scontro tra Antonio Ligabue, presente e vivo davanti a noi, e Michele Vitaloni. Vitaloni è nato due anni dopo la morte di Ligabue. Oggi, chi è vissuto abbastanza da averli visti entrambi attivi, Augusto Agosta Tota, li mette uno a fianco dell’altro e ne scopre affinità che non sono soltanto determinate dalla identità dei soggetti, soprattutto animali selvaggi, leoni, tigri, leopardi, ma da energia, animazione, vita. Ne consegue, nel motivato confronto,  che gli animali di Ligabue sono vivi, non dipinti. Vitaloni li riproduce per esaltarne la bellezza.”
 
In occasione della mostra di Parma, la Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma presenterà il “Catalogo generale di Antonio Ligabue. Pitture, sculture, disegni e incisioni”, in tre volumi, (edizione bilingue italiano e inglese) con testi, tra gli altri, di Augusto Agosta Tota, Vittorio Sgarbi, Flavio Caroli, Marzio Dall’Acqua.
 
L’esposizione mostra sarà accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e inglese) con la riproduzione di tutte le opere esposte e saggi dei curatori.
 
QN Quotidiano Nazionale è media partner dell’iniziativa.
 
La rassegna è dedicata alla memoria di Flavio Bucci, l’attore scomparso lo scorso 18 febbraio che, con la sua indimenticabile interpretazione, aveva dato volto ad Antonio Ligabue, nel film diretto nel 1982 da Salvatore Nocita.
 
Antonio Ligabue
Antonio Ligabue nasce il 18 dicembre 1899 a Zurigo.
La sua infanzia e la sua adolescenza sono segnate dall’emarginazione (a soli nove mesi di età fu affidato dalla madre a un’altra famiglia) e dall’insofferenza verso il mondo che lo circondava. A scuola, tuttavia, oltre che per la cattiva condotta, si distingue per la sua passione e il suo talento per il disegno.
Il 15 maggio 1919, viene espulso dalla Svizzera, su denuncia della madre adottiva che trovava il giovane indifferente e scostante nei suoi confronti. Ligabue giunge a Gualtieri nell’agosto dello stesso anno. La sua vita nella bassa reggiana appare subito segnata dalla sofferenza. Nei primi anni, per riuscire a vivere, fa lo scariolante sulle rive del Po. Inizia a dipingere alla fine degli anni venti, apprezzato da rari estimatori, tra i quali lo scultore Marino Mazzacurati. Nel 1932, viene ospitato dal flautista Licinio Ferretti. Ormai l’interesse prevalente di Ligabue è rivolto alla pittura. Vive girovago alternando soggiorni in casa di amici con ritiri nelle campagne lungo il Po. Nel 1937 inizia la sua odissea negli ospedali psichiatrici di Reggio Emilia.
Nel 1941, lo scultore Andrea Mozzali si assume la responsabilità di far uscire Ligabue dall’ospedale psichiatrico e di ospitarlo nella propria casa a Guastalla; nello stesso anno, Luigi Bartolini s’interessa alla sua opera pittorica. Nel 1948, dopo il terzo internamento nell’ospedale di Reggio Emilia, viene dimesso e trova rifugio nel ricovero di mendicità di Gualtieri. Continua a dipingere e lentamente la sua fama si diffonde. Vince premi, vende quadri, trova amici, spesso interessati, che lo ospitano; su di lui si girano documentari e film.
Nel 1955 tiene la prima mostra personale a Gonzaga, in occasione della Fiera millenaria, organizzata da Cesare Parmiggiani; nel 1961 un’esposizione a Roma, alla Galleria La Barcaccia, ne segna la consacrazione nazionale (“il caso Ligabue”), dopo un’intensa attività artistica, spesso incompresa e addirittura derisa, che nel tempo susciterà tuttavia l’ammirazione e l’interesse di collezionisti, critici e storici dell’arte.
Ligabue muore a Gualtieri, il 27 maggio 1965.
 
Michele Vitaloni
Nato nel 1967 a Milano, Michele Vitaloni vive a Barzanò (LC).
La sensibilità artistica di Vitaloni era riconoscibile fin da bambino. Da sempre affascinato dalla varietà delle forme, incuriosito dalla procreazione e dall'istinto di protezione negli animali, Vitaloni ha inteso rappresentarli con sapiente virtuosismo, esaltando la figura animale nella condizione selvaggia.
Oggi Vitaloni è il rappresentante di spicco della Wildlife Art e dell'iperrealismo scultoreo. Una concezione unica sia per la scelta dei soggetti, sia per la tecnica originale con cui si esprime.
Ma il lavoro di Vitaloni non si limita alla ricerca artistica. La sua curiosità si muove anche in campo naturalista: è infatti impegnato attivamente nella salvaguardia degli animali che sono sua fonte d’ispirazione. Dare voce alla natura è il suo scopo. Infatti molte delle sue mostre hanno come obbiettivo il sostegno di progetti di conservazione, quali il Leopard Conservation Project e Trust The Forest.
Michele Vitaloni vanta più di 50 mostre in attivo, fra le quali si ricorda quella alla Royal Geographical Society di Londra del 2010, la partecipazione alla 45^ Biennale d’Arte di Venezia del 2011 e la personale alla Barclays Bank di Montecarlo.

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