Dario Fo pittore: le macchine teatrali
Opera di Dario Fo, Rocca Albornoz, Spoleto
Dal 28 Giugno 2026 al 25 Aprile 2027
Spoleto | Perugia | Visualizza tutte le mostre a Perugia
Luogo: Rocca Albornoz
Indirizzo: Piazza Campello 1
Orari: ore 9.30 – 19.20 con ultimo ingresso alle ore 18.45
Curatori: Stefano Bertea e Mattea Fo
Enti promotori:
- Musei Nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria
Telefono per informazioni: +39 0743 223055
E-Mail info: drm-umb.muducatospoleto@cultura.gov.it
Sito ufficiale: http://www.musei.umbria.beniculturali.it
Il 28 giugno 2026 è stata inaugurata al Museo Nazionale del Ducato di Spoleto la mostra Dario Fo pittore: le macchine teatrali, a cura di Stefano Bertea e Mattea Fo.
L’esposizione è organizzata e prodotta dalla Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali e dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, dai Musei Nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali dell’Umbria, dalla Regione Umbria, dal Festival dei Due Mondi di Spoleto, dalla Fondazione Dario Fo e Franca Rame ETS, in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Veneto e del Trentino Alto-Adige e l’Archivio di Stato di Verona.
L’evento, il primo dei quattro previsti nel corso del 2026 in Umbria, si inserisce nel calendario delle Celebrazioni per il Centenario di Dario Fo e nel programma del Festival dei Due Mondi: proprio a Spoleto, infatti, nel 1999, Fo debuttò con Lu Santo Jullare Francesco, il cui fondale torna a essere esposto dopo 27 anni nelle grandi sale del Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.
La pittura di Dario Fo non ha mai vissuto separata dalla scena. Fondali dipinti, sagome carrellate, arazzi scenografici, bozzetti e opere pittoriche. Tutto prende vita insieme al testo, dentro lo stesso processo creativo. Questa mostra racconta proprio quel processo: la "macchina teatrale" di Fo - il sistema di immagini, materiali e invenzioni visive che trasforma un'idea in spettacolo, filo conduttore dell'intero percorso.
Le opere esposte appartengono a quattro grandi produzioni teatrali: Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963), Mamma! I Sanculotti! (1993), Lu Santo Jullare Francesco (1999) e La figlia del Papa (2014). Attraverso questi lavori, che coprono oltre cinquant'anni di attività, la mostra restituisce l'evoluzione di Fo nell’uso delle macchine teatrali come espedienti narrativi: dagli arazzi scenografici degli anni Sessanta ai grandi fondali dipinti prendendo ispirazione dai canovacci illustrati dei cantastorie del medioevo, fino alle sagome carrellate degli ultimi spettacoli.
Per Fo la macchina che precede tutto è il disegno, un sistema in cui pittura e regia non sono due momenti separati ma un unico atto progettuale. Il fondale non è progettato come sfondo, ma è co-protagonista. Le sagome non decorano ma definiscono lo spazio dell'azione e danno volto e forma ai personaggi. Le opere in mostra non sono illustrazioni di spettacoli passati. Sono le macchine stesse: congegni visivi ancora capaci di mettere in moto l'immaginazione dello spettatore.
Dario Fo (1926–2016) è stato uno dei più importanti protagonisti della cultura italiana del Novecento: attore, autore, regista, scenografo, pittore e intellettuale capace di rinnovare profondamente il linguaggio teatrale contemporaneo. Accanto alla produzione teatrale, Fo ha coltivato per tutta la vita una intensa attività artistica e pittorica, considerandola parte integrante del proprio processo creativo. A cento anni dalla nascita, il suo lascito continua a rappresentare un punto di riferimento internazionale per il teatro, le arti visive e la riflessione culturale contemporanea.
L’esposizione è organizzata e prodotta dalla Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali e dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, dai Musei Nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali dell’Umbria, dalla Regione Umbria, dal Festival dei Due Mondi di Spoleto, dalla Fondazione Dario Fo e Franca Rame ETS, in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Veneto e del Trentino Alto-Adige e l’Archivio di Stato di Verona.
L’evento, il primo dei quattro previsti nel corso del 2026 in Umbria, si inserisce nel calendario delle Celebrazioni per il Centenario di Dario Fo e nel programma del Festival dei Due Mondi: proprio a Spoleto, infatti, nel 1999, Fo debuttò con Lu Santo Jullare Francesco, il cui fondale torna a essere esposto dopo 27 anni nelle grandi sale del Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.
La pittura di Dario Fo non ha mai vissuto separata dalla scena. Fondali dipinti, sagome carrellate, arazzi scenografici, bozzetti e opere pittoriche. Tutto prende vita insieme al testo, dentro lo stesso processo creativo. Questa mostra racconta proprio quel processo: la "macchina teatrale" di Fo - il sistema di immagini, materiali e invenzioni visive che trasforma un'idea in spettacolo, filo conduttore dell'intero percorso.
Le opere esposte appartengono a quattro grandi produzioni teatrali: Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963), Mamma! I Sanculotti! (1993), Lu Santo Jullare Francesco (1999) e La figlia del Papa (2014). Attraverso questi lavori, che coprono oltre cinquant'anni di attività, la mostra restituisce l'evoluzione di Fo nell’uso delle macchine teatrali come espedienti narrativi: dagli arazzi scenografici degli anni Sessanta ai grandi fondali dipinti prendendo ispirazione dai canovacci illustrati dei cantastorie del medioevo, fino alle sagome carrellate degli ultimi spettacoli.
Per Fo la macchina che precede tutto è il disegno, un sistema in cui pittura e regia non sono due momenti separati ma un unico atto progettuale. Il fondale non è progettato come sfondo, ma è co-protagonista. Le sagome non decorano ma definiscono lo spazio dell'azione e danno volto e forma ai personaggi. Le opere in mostra non sono illustrazioni di spettacoli passati. Sono le macchine stesse: congegni visivi ancora capaci di mettere in moto l'immaginazione dello spettatore.
Dario Fo (1926–2016) è stato uno dei più importanti protagonisti della cultura italiana del Novecento: attore, autore, regista, scenografo, pittore e intellettuale capace di rinnovare profondamente il linguaggio teatrale contemporaneo. Accanto alla produzione teatrale, Fo ha coltivato per tutta la vita una intensa attività artistica e pittorica, considerandola parte integrante del proprio processo creativo. A cento anni dalla nascita, il suo lascito continua a rappresentare un punto di riferimento internazionale per il teatro, le arti visive e la riflessione culturale contemporanea.
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