Lello Torchia. Rebirth
Lello Torchia. Rebirth
Dal 29 Ottobre 2015 al 10 Gennaio 2016
Assisi | Perugia | Visualizza tutte le mostre a Perugia
Luogo: Fonte di San Nicolò
Indirizzo: via Portica
Orari: visibile 24h al giorno
Curatori: Minigallery
Enti promotori:
- Città di Assisi
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 333 2946260
E-Mail info: stefano.frascarelli@gmail.com
Sito ufficiale: http://www.minigallery.it
Per la seconda istallazione presso la trecentesca Fonte di San Nicolò è stato scelto l'artista partenopeo Lello Torchia che, dopo essere stato preceduto lo scorso anno dalla scultore romano Alberto Timossi, si confronta con l'architettura antica e con l'elemento che caratterizza lo spazio: l'acqua. Torchia ha già esposto nel 2014 alla Minigallery di Assisi che in questa occasione lo propone con un singolo lavoro – Rebirth - assolutamente fedele alla sua poetica e calato in modo particolare in uno dei temi più intensi dell'attualità. La manifestazione Unto per la seconda volta crea l'occasione per restituire alla Città un luogo particolarmente intenso, la Fonte appunto, e per proporre una riflessione grazie all'Arte Contemporanea.
Testi Critici
Rebirth
Per ogni essere vivente l'acqua è da sempre elemento fondamentale, biologicamente indispensabile allo sviluppo e alla crescita della vita. Trasposta in altri contesti l'acqua non perde la peculiarità di essere fattore determinante: se nelle dinamiche “originarie” della vita svolge le sue funzioni in modo indubbiamente positivo, univoco e autonomo, nelle fasi successive del rapporto con l'essere vivente, con l'uomo, l'acqua diventa materia oggettiva se riferita a se stessa e mutevole in base alla circostanza in cui sia coinvolta.
Lello Torchia, che è cresciuto davanti all'acqua del Golfo di Napoli, con la sua istallazione – Rebirth - trasforma l'antica vasca della Fonte di San Nicolò in un pezzo di mare, una delle poche bellezze ed esperienze mancanti alla terra umbra. L'opera, una scultura in gesso attorniato da quattro boe galleggianti, è una testa sofferente che affiora dall'acqua e che resta faticosamente a galla. L'immagine è emblematica delle vicende drammatiche che da tempo increspano le coste del Mediterraneo e dimostra come il Mare, l'acqua genitrice, non garantisce la vita dei suoi figli, che più crescono e più hanno bisogno di essere sostenuti. I quattro bianchi baluardi sono la speranza che scongiura la morte, sono quattro punti di riferimento che, per quanto instabili, rimangono inaffondabili e accompagnano l'essere in tutte le sue fasi, sono le stagioni che scandiscono l'alterno fluire della vita e che tra loro si avvicendano senza un inizio e senza un termine. Finchè c'è la loro alternanza la nascita si rigenera, l'essere rimane a galla, la vita continua il suo percorso, tra i flutti.
Stefano Frascarelli
Lello Torchia, tra fragile ed eterno
Frammenti di corpi fusi in bronzo, mani tese con le palme rivolte verso l’alto e teste dai lineamenti fortemente erosi. E’ vivo un forte riferimento alle vestigia greco-romane e ai criteri originari della civiltà occidentale.
Lello Torchia indaga innanzitutto i significati latenti delle immagini, quelli che resistono alla
prova del tempo e permettono di comporre palinsesti segnici contemporanei che riflettono codici culturali millenari.
Sottopone icone universali, come crocifissi o silhouette ritagliate nell'oro, a un processo di astrazione che ne intralcia l'identificazione, consentendone la libera riscrittura. Priva i segni dell’accezione designata.
Il contesto napoletano, le sue origini, caratterizzano il suo fare artistico. Nel rispetto per la tradizione, nella ricerca costante di un linguaggio proprio e attuale "dall’orlo estremo di una qualche età sepolto" (per parafrasare Pasolini), ci sembra di percepire la vicinanza e la forza di Pompei, di una cultura congelata nel tempo da una patina di cenere vulcanica, che si concretizza nella fresca visione di un inquietante accordo tra la fragilità e l'eterno.
Le figure e le forme appena riconoscibili nei dipinti di Torchia, come sepolte sotto veli, ci ricordano il potere della natura di preservare in modo permanente la caducità umana.
Anna Adell
Testi Critici
Rebirth
Per ogni essere vivente l'acqua è da sempre elemento fondamentale, biologicamente indispensabile allo sviluppo e alla crescita della vita. Trasposta in altri contesti l'acqua non perde la peculiarità di essere fattore determinante: se nelle dinamiche “originarie” della vita svolge le sue funzioni in modo indubbiamente positivo, univoco e autonomo, nelle fasi successive del rapporto con l'essere vivente, con l'uomo, l'acqua diventa materia oggettiva se riferita a se stessa e mutevole in base alla circostanza in cui sia coinvolta.
Lello Torchia, che è cresciuto davanti all'acqua del Golfo di Napoli, con la sua istallazione – Rebirth - trasforma l'antica vasca della Fonte di San Nicolò in un pezzo di mare, una delle poche bellezze ed esperienze mancanti alla terra umbra. L'opera, una scultura in gesso attorniato da quattro boe galleggianti, è una testa sofferente che affiora dall'acqua e che resta faticosamente a galla. L'immagine è emblematica delle vicende drammatiche che da tempo increspano le coste del Mediterraneo e dimostra come il Mare, l'acqua genitrice, non garantisce la vita dei suoi figli, che più crescono e più hanno bisogno di essere sostenuti. I quattro bianchi baluardi sono la speranza che scongiura la morte, sono quattro punti di riferimento che, per quanto instabili, rimangono inaffondabili e accompagnano l'essere in tutte le sue fasi, sono le stagioni che scandiscono l'alterno fluire della vita e che tra loro si avvicendano senza un inizio e senza un termine. Finchè c'è la loro alternanza la nascita si rigenera, l'essere rimane a galla, la vita continua il suo percorso, tra i flutti.
Stefano Frascarelli
Lello Torchia, tra fragile ed eterno
Frammenti di corpi fusi in bronzo, mani tese con le palme rivolte verso l’alto e teste dai lineamenti fortemente erosi. E’ vivo un forte riferimento alle vestigia greco-romane e ai criteri originari della civiltà occidentale.
Lello Torchia indaga innanzitutto i significati latenti delle immagini, quelli che resistono alla
prova del tempo e permettono di comporre palinsesti segnici contemporanei che riflettono codici culturali millenari.
Sottopone icone universali, come crocifissi o silhouette ritagliate nell'oro, a un processo di astrazione che ne intralcia l'identificazione, consentendone la libera riscrittura. Priva i segni dell’accezione designata.
Il contesto napoletano, le sue origini, caratterizzano il suo fare artistico. Nel rispetto per la tradizione, nella ricerca costante di un linguaggio proprio e attuale "dall’orlo estremo di una qualche età sepolto" (per parafrasare Pasolini), ci sembra di percepire la vicinanza e la forza di Pompei, di una cultura congelata nel tempo da una patina di cenere vulcanica, che si concretizza nella fresca visione di un inquietante accordo tra la fragilità e l'eterno.
Le figure e le forme appena riconoscibili nei dipinti di Torchia, come sepolte sotto veli, ci ricordano il potere della natura di preservare in modo permanente la caducità umana.
Anna Adell
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