Dante Ferretti e Oliviero Rainaldi. Nada y Todo. Omaggio a San Juan de la Cruz
Dante Ferretti e Oliviero Rainaldi. Nada y Todo. Omaggio a San Juan de la Cruz
Dal 3 Luglio 2014 al 30 Settembre 2014
Luogo: Reale Accademia di Spagna
Indirizzo: San Pietro in Montorio 3
Orari: da lunedì a venerdì 9.30-12.30 / 14-16.30
Curatori: Otello Lottini
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 06 5812806
E-Mail info: ufficio.stampa@uniroma3.it
Sito ufficiale: http://www.raer.it/folders/inicio/inicio.php
La mostra Nada y Todo. Omaggio a San Juan de la Cruz costituisce un evento speciale e unico; per la prima volta e in via del tutto eccezionale, l’Ambasciata di Spagna in Italia ha consentito a due grandi artisti italiani, Dante Ferretti e Oliviero Rainaldi, di presentare, all’interno nello straordinario scenario espositivo nel Tempietto del Bramante (adiacente all’Accademia di Spagna a Roma) una mostra - evento, curata da Otello Lottini. La mostra, ideata e realizzata con il supporto scientifico e culturale dell’Università Roma Tre e, in particolare con l’apporto del Rettore – architetto, Mario Panizza, si compone di tre grandi sculture di Rainaldi (rispettivamente, in piombo, in vetro e in marmo), e di tre opere luminose di Ferretti. Esse sono ispirate alla poesia e al pensiero di San Giovanni della Croce (1542-1591), uno dei più grandi mistici e poeti di tutti i tempi, di cui si è pensato di riproporre una rilettura della sua esperienza spirituale, nella convinzione che possa avere una grande forza e un grande impatto culturale, spirituale e morale ancora oggi. Le opere sono pensate in modo da delineare, in una straordinaria contaminazione artistica, la dottrina mistica di San Giovanni della Croce.
Rainaldi sintetizza, idealmente e simbolicamente, la proposta del cammino di purificazione spirituale dell’uomo, che passa per tre fasi o vie: purgativa, illuminativa e unitiva. Il suo lavoro artistico è esaltato dal contributo creativo di Dante Ferretti (celebre scenografo e vincitore di tre premi Oscar) che, con felice intuizione, ha realizzato tre diverse “opere di luce”, che potenziano il senso delle sculture, in una dinamica luminosa, che accompagna, con fraterna correlazione artistica, le costruzioni simboliche dello scultore. I due artisti partono dalle specificità del loro linguaggio, che si alimenta delle tensioni problematiche di oggi. La creatività tecnologica e poetica di Dante Ferretti, integra e approfondisce, dialetticamente, le sculture di Rainaldi, nella loro correlazione spaziale con l’architettura rinascimentale.
Il Tempietto, realizzato da Bramante nel 1505-1506, è una delle opere più significative del Rinascimento italiano e venne costruito (su incarico dei sovrani spagnoli) per ricordare il luogo dove, per tradizione, si pensava fosse stato crocifisso San Pietro, l’Apostolo e primo papa, fondatore della Chiesa di Roma. Il progetto espositivo si sviluppa tra lo spazio esterno al Tempietto, il colonnato e l’interno della Cappella. Le opere sono disposte in modo da tracciare il percorso mistico, diviso in tre tappe o vie. La prima tappa (via purgativa), simboleggia la dimensione mondana, la fase intermedia è caratterizzata dalla dinamica della vita spirituale (via illuminativa) la terza, nella purificazione dell’Unione trasformante con Dio (via unitiva).La prima scultura è realizzata in piombo: è una lastra di 200 x 500 cm., su sui sono impressi dei fiori a bassorilievo: un’allusione a uno stagno o palude, da cui, appunto, possono nascere i fiori. Ciò significa che dalla materialità e dalle oscurità del mondo e della vita, può rifiorire la speranza. Su un lato della lastra, è collocata una testa a grandezza naturale, reclinata su se stessa: con essa, l’artista allude al narcisismo mondano dell’uomo, ripiegato nel proprio egoismo e nel proprio “particulare”, ma anche al ripiegamento pensieroso e meditativo su se stesso, come prodromi per imboccare un cammino diverso dal passato.
La seconda scultura è una figura umana verticale in vetro, alta 240 cm.: simboleggia la depurazione della materia umana nel suo approfondimento della dimensione morale e religiosa, e quindi, la sua trasformazione. La scultura è collocata dinanzi alla porta di ingresso della Cappella: è il simbolo dell’uomo, che si trova in una fase di confine, tra un fuori e un dentro e tra un prima e un poi. Con un’altra felice intuizione, Ferretti la illumina dal basso verso l’alto, trasformandola in una sorta di fiamma. La terza scultura, infine, è collocata dentro la Cappella. L’opera misura 120 x 180 cm. ed è costituita da un rettangolo di marmo retroilluminato, su cui sono scolpite a bassorilievo due figure profilate, in una spirituale nudità: esse simboleggiano l’unione mistica con il divino. Qui Ferretti ha oscurato la Cappella e l’opera (come lo spazio intorno), è illuminata da un forte fascio di luce, proveniente da un faro, collocato nel piano sottostante (esattamente, nel luogo del sacrificio dell’Apostolo Pietro).
Rainaldi sintetizza, idealmente e simbolicamente, la proposta del cammino di purificazione spirituale dell’uomo, che passa per tre fasi o vie: purgativa, illuminativa e unitiva. Il suo lavoro artistico è esaltato dal contributo creativo di Dante Ferretti (celebre scenografo e vincitore di tre premi Oscar) che, con felice intuizione, ha realizzato tre diverse “opere di luce”, che potenziano il senso delle sculture, in una dinamica luminosa, che accompagna, con fraterna correlazione artistica, le costruzioni simboliche dello scultore. I due artisti partono dalle specificità del loro linguaggio, che si alimenta delle tensioni problematiche di oggi. La creatività tecnologica e poetica di Dante Ferretti, integra e approfondisce, dialetticamente, le sculture di Rainaldi, nella loro correlazione spaziale con l’architettura rinascimentale.
Il Tempietto, realizzato da Bramante nel 1505-1506, è una delle opere più significative del Rinascimento italiano e venne costruito (su incarico dei sovrani spagnoli) per ricordare il luogo dove, per tradizione, si pensava fosse stato crocifisso San Pietro, l’Apostolo e primo papa, fondatore della Chiesa di Roma. Il progetto espositivo si sviluppa tra lo spazio esterno al Tempietto, il colonnato e l’interno della Cappella. Le opere sono disposte in modo da tracciare il percorso mistico, diviso in tre tappe o vie. La prima tappa (via purgativa), simboleggia la dimensione mondana, la fase intermedia è caratterizzata dalla dinamica della vita spirituale (via illuminativa) la terza, nella purificazione dell’Unione trasformante con Dio (via unitiva).La prima scultura è realizzata in piombo: è una lastra di 200 x 500 cm., su sui sono impressi dei fiori a bassorilievo: un’allusione a uno stagno o palude, da cui, appunto, possono nascere i fiori. Ciò significa che dalla materialità e dalle oscurità del mondo e della vita, può rifiorire la speranza. Su un lato della lastra, è collocata una testa a grandezza naturale, reclinata su se stessa: con essa, l’artista allude al narcisismo mondano dell’uomo, ripiegato nel proprio egoismo e nel proprio “particulare”, ma anche al ripiegamento pensieroso e meditativo su se stesso, come prodromi per imboccare un cammino diverso dal passato.
La seconda scultura è una figura umana verticale in vetro, alta 240 cm.: simboleggia la depurazione della materia umana nel suo approfondimento della dimensione morale e religiosa, e quindi, la sua trasformazione. La scultura è collocata dinanzi alla porta di ingresso della Cappella: è il simbolo dell’uomo, che si trova in una fase di confine, tra un fuori e un dentro e tra un prima e un poi. Con un’altra felice intuizione, Ferretti la illumina dal basso verso l’alto, trasformandola in una sorta di fiamma. La terza scultura, infine, è collocata dentro la Cappella. L’opera misura 120 x 180 cm. ed è costituita da un rettangolo di marmo retroilluminato, su cui sono scolpite a bassorilievo due figure profilate, in una spirituale nudità: esse simboleggiano l’unione mistica con il divino. Qui Ferretti ha oscurato la Cappella e l’opera (come lo spazio intorno), è illuminata da un forte fascio di luce, proveniente da un faro, collocato nel piano sottostante (esattamente, nel luogo del sacrificio dell’Apostolo Pietro).
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