SAVERIO UNGHERI. 100 Anni di futuro

SAVERIO UNGHERI. 100 Anni di futuro, Mattatoio di Roma

 

Dal 11 Settembre 2026 al 11 Ottobre 2026

Luogo: Mattatoio di Roma

Indirizzo: Piazza Orazio Giustiniani 4

Curatori: Andrea Romoli Barberini

Enti promotori:

  • Assessorato alla Cultura di Roma Capitale
  • Azienda Speciale Palaexpo
  • Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti

Sito ufficiale: http://www.mattatoioroma.it


Dall’11 settembre all’11 ottobre 2026 il Mattatoio di Roma presenta nel Padiglione 9b la mostra SAVERIO UNGHERI. 100 Anni di futuro a cura di Andrea Romoli Barberini, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti. La mostra è realizzata da Azienda Speciale Palaexpo e nasce da un’idea di Ivana Della Portella, Vicepresidente Azienda Speciale Palaexpo con delega al Mattatoio di Roma.

La mostra, con sessantacinque opere tra dipinti e sculture e divisa in otto sezioni in successione cronologica, documenta — a cento anni dalla nascita dell’artista— le varie fasi di ricerca di Saverio Ungheri, dagli esordi all’Arte bionika, senza escludere alcuni progetti su commissione di arte sacra, e l’attività di animatore culturale condotta sin dagli anni Settanta, prima nello studio di Via Nomentana a Roma e, successivamente, in quello di Salita del grillo (studio denominato “Polmone Pulsante”).

Nato a Rizziconi, Reggio Calabria, Saverio Ungheri (1926-2013) si era stabilito a Roma alla fine del 1947, mentre il dibattito artistico si incentrava su istanze di allineamento con l’avanguardia europea. Qui, conseguito il diploma al liceo artistico, si iscrive al corso di Scenografia tenuto da Sante Monachesi all’Accademia di Belle Arti. Un contatto amicale, questo con il maestro futurista, che sommato alle suggestioni mutuate anche da realtà lontane dalla capitale (lo Spazialismo a Milano), e da alcune figure della scena romana - quali Giulio Turcato, Alberto Burri, Ettore Colla - favorì quell’approccio sperimentale che sostanzia la parte più significativa dell’esperienza di Ungheri, dalla fine degli anni Cinquanta sino alla sua scomparsa.
Dal 1959 infatti l’artista calabrese è tra i firmatari, con Monachesi e altri, del manifesto di fondazione dell’Astralismo (ispirato, nello stesso anno, dal programma di esplorazione lunare Lunik dell’URSS) avviando il filone di indagine più autenticamente personale: filone che sancirà anche il passaggio dalla bidimensionalità del quadro a una tridimensionalità scultorea connotata da un’ironia vagamente macabra e inquietante. Risultato, quest’ultimo, ottenuto dall’assemblaggio di oggetti della quotidianità, cui andranno a sommarsi parti sagomate in gommapiuma, a imitazione di animali, creature fantastiche e organi anatomici, non di rado inseriti all’interno di conchiglie, pissidi sacre, elmetti, animati da motorini elettrici.

Tali manufatti, che documentano il contributo più originale dell’attività di Ungheri - che includeva anche opere su commissione di arte sacra - si possono cautamente collocare nell’eterogeneo macrocontesto internazionale delle sperimentazioni cinetiche.
La sua visione, tuttavia, si differenziava profondamente dalla coeva Arte cinetica e Programmata che si andavano affermando tra Europa e continente Nordamericano, frutto di pura progettualità che ambiva alla serialità, alla democratizzazione dell’opera e al ridimensionamento della figura dell’artista.

“Quello proposto da Ungheri, infatti, è stato un cinetismo ‘caldo’, a suo modo profetico e funzionale all’idea di vitalità espressa dal movimento delle sue creazioni che, in modo romanticamente delirante, ambiva non già all’azzeramento dell’artista demiurgo ma alla sua sostanziale esaltazione” (Andrea Romoli Barberini).

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