Mario Schifano. Trasposizioni della natura

Opera di Mario Schifano (part.)

 

Dal 13 Aprile 2019 al 02 Giugno 2019

Albissola Marina | Savona

Luogo: balestrini - Centro Cultura Arte Contemporanea

Indirizzo: via Ferdinando Isola 40

Orari: giovedì 17.30-19.30; sabato 10.30-12.30 / 17.30-19,30; domenica 10.30-12.30

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39.347.5570706

E-Mail info: balestriniarte@gmail.com

Sito ufficiale: http://https://balestrini-centro-cultura-arte-contemporanea.business.site


Comunicato Stampa:
Aprile 1979, Franco Balestrini inaugura il Suo Spazio d’Arte e l'attività espositiva, con una mostra personale (la sua prima mostra d’arte) del Maestro Carlos Carlé. Sono trascorsi 40 anni......e sono stati 221 gli eventi che ad oggi si sono svolti nei locali di via Ferdinando Isola al n. 40.

La mostra personale di Mario Schifano, la n.222 organizzata da “balestrini - Centro Cultura Arte Contemporanea”, vuole essere un omaggio a Mario Schifano artista, pittore, fotografo e regista italiano. (Homs, 20 settembre 1934 – Roma, 26 gennaio 1998) nell’appena avvenuta ricorrenza del ventennale della morte. Le opere che saranno presentate, sono già state esposte nella Galleria Voena+Robilant a St.Moritz a dicembre 2018 e al Nomad Circle, la Fiera dell’Arte Nomade, dall’8 all’11 febbraio 2019, nell’antica Chesa Planta del XVI secolo a St.Moritz, Fiera che raccoglie le migliori Gallerie di design e arte contemporanea che, dopo l’edizione 2018, svoltasi a Villa la Vigie del Montecarlo Beach Club, quest’anno ha avuto luogo nella nota località sciistica dell’Engadina.

Queste manifestazioni hanno accompagnato altri eventi e mostre dedicate al Maestro in tutta Italia e all’estero. Crediamo non possa esserci miglior evento per Celebrare “QUARANT’ANNI” di arte e cultura con un artista - Mario Schifano - in cui Franco Balestrini aveva fortemente creduto. L’evento/mostra ha lo scopo di consentire la più ampia conoscenza possibile del significato del lavoro di Mario Schifano, anche ai pochi che meno lo conoscono, attraverso una puntuale e significativa rassegna di opere, in particolare “I Giardini” (con tele di grandi dimensioni) che l’artista ha dedicato alla “dimensione naturale” lungo tutto il suo itinerario creativo. Sono opere che testimoniano un momento particolarmente felice del lavoro di Schifano: dagli Alberi ai Paesaggi anemici, dai Giardini alle Indicazioni, passando attraverso le raffigurazioni di Oasi e di Palme. e attingono al grande deposito immaginifico di questo artista complesso, tormentato, eccentrico. “Una testa di ponte della pittura sul continente Natura”: così Dario Micacchi, in un articolo pubblicato su l’Unità del 28 novembre 1964, definisce l’opera di Mario Schifano. Negli anni Sessanta Schifano guarda alla natura non come a una dimensione assoluta, ma come a un ambito relativo alla propria condizione di artista urbano, partecipe, a tratti entusiasta di una modernità che ha nella città il suo punto di riferimento. Se negli anni Settanta l’interesse preponderante di Schifano sembra spostarsi dalla natura alla cultura – la cultura artistica in primo luogo, con il suo bagaglio di omaggi e citazioni – ecco che alla fine del decennio e durante tutti gli anni Ottanta la dimensione organica ridiventa protagonista di importanti cicli di lavori, come “Al mare” e “Orto botanico”, e di mostre come Naturale sconosciuto, presso le Prigioni Vecchie di Venezia nel 1984, e Indicazioni, presso il Palazzo Guasco di Alessandria. Si tratta questa volta di una natura che tende a farsi assoluta, di una condizione non referenziale che Alain Cueff definisce “natura della natura”: qualcosa di simile all’evocazione di un principio generativo, di una vitalità primordiale che trascende qualsiasi forma e materia. È lo stesso artista a suggerire questa ipotesi interpretativa chiosando il titolo della sua mostra dell’84 a Venezia: “’Naturale sconosciuto’ perché nessun segno, nessuno di quei segni che possono essere fiori, erbe, alberi, che potrebbero essere qualsiasi cosa vegetale, ha una somiglianza con ciò che esiste in natura”. Questa “natura ignota” ai sensi dell’uomo può tuttavia essere rivelata attraverso la pittura. Le opere degli anni Ottanta di Schifano rappresentano quindi una riflessione non soltanto sulla dimensione organica, ma anche sulla capacità della pittura di addentrarsi nelle pieghe più nascoste della realtà.

Figlio di un archeologo responsabile degli scavi a Leptis Magna in Libia, dopo un apprendistato al Museo Etrusco di Villa Giulia esordisce nel 1960 con una mostra alla Galleria La Salita di Roma presentata da Pierre Restany: “Cinque pittori romani: Angeli, Festa, Lo Savio, Schifano, Uncini.” Attira subito l'interesse della critica realizzando quadri monocromi che offrono l'idea di uno schermo fotografico che in seguito accoglierà numeri, lettere, segnali stradali, i marchi della Esso e della Coca Cola. Firma un contratto in esclusiva con la gallerista americana Ileana Sonnabend. Sue mostre personali vengono allestite a Roma, Parigi e Milano. Riceve i primi riconoscimenti: il Premio Lissone 1961, il premio Fiorino e La Nuova Figurazione, Firenze1963. Nel 1962 espone alla Sidney Janis Gallery di New York nella mostra The New Realists. Interrompe il sodalizio con Ileana Sonnabend. Nel 1963 compie il primo viaggio negli Stati Uniti dove frequenta Frank O'Hara, Jasper Johns, Andy Warhol. Nelle sue opere iniziano ad apparire citazioni dalla storia dell'arte italiana e dal Futurismo. Dipinge i primi Paesaggi anemici che presenta alla Biennale di Venezia nel 1964. Risalgono a questo periodo i suoi primi lavori cinematografici, cortometraggi 16mm. in bianco e nero. Inizia una collaborazione in esclusiva con il gallerista milanese Giorgio Marconi che durerà fino al 1970. Partecipa a collettive internazionali, al Carnegie Institute di Pittsburgh nel 1964, nel 1965 alle Biennali di San Marino e di San Paolo del Brasile e al National Museum of Modern Art di Tokio. Nel 1966 -1967 inizia le serie Ossigeno ossigeno, Tuttestelle, Oasi, Compagni, compagni. Nel 1967 presenta allo Studio Marconi di Milano il lungometraggio 16 mm. Anna Carini vista in agosto dalle farfalle. Collabora con un gruppo di rock psichedelico: Le stelle di Mario Schifano. Uno dei loro concerti d'esordio, il 28 Dicembre 1967 al Piper Club di Roma, diventa il primo liveshow multimediale italiano. Realizza tre film sperimentali in 35 mm.: Satellite, Umano non umano, Trapianto, e consunzione e morte di Franco Brocani. Partecipa a una collettiva alla Galleria La Salita di Roma dove non espone dipinti ma proietta fotogrammi sulla guerra del Vietnam. Ed è proprio l'interesse per la storia contemporanea e il suo impegno civile che lo porta a una crisi ideologica e d'identità tale da dichiarare di voler abbandonare la pittura. Nel 1970 insieme allo scrittore Tonino Guerra si reca in America per i sopraluoghi del film Laboratorio umano, poi mai realizzato. Tornato in Italia, spazientito dai tempi lunghi delle produzioni cinematografiche, inizia la serie dei Paesaggi TV dove trasferisce su tela le immagini televisive con la tecnica dell'emulsione fotografica. Inizialmente sono i fotogrammi scattati negli Stati Uniti con le sale di trapianto cardiaco a Houston, i laboratori della Nasa, di Alamogordo e di Los Alamos, a essere oggetto di rielaborazione (daranno vita a opere come Pentagono, Medal of Honor, Era Nucleare). Poi inizia a rivisitare pittoricamente le immagini trasmesse dalla RAI e da altre emittenti televisive. Nell'elaborazione di queste opere utilizza nuovi smalti industriali di grande brillantezza e trasparenza, capaci di asciugare con grande rapidità, consentendogli così anche una produzione molto più estesa. Nel 1971 espone alla mostra Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960-70, curata da Achille Bonito Oliva; sue personali si inaugurano a Roma, Parma, Torino e Napoli. Nel 1973 partecipa alla X Quadriennale di Roma e a Contemporanea, curata da Achille Bonito Oliva. Nel 1974 il Palazzo della Pilotta (Salone delle Scuderie) di Parma ospita la sua prima importante retrospettiva, curata da Arturo Carlo Quintavalle. Una crisi ideologica ed esistenziale lo costringe a periodi di isolamento nel suo studio dove realizza dei lavori reinterpretando Magritte, De Chirico, Boccioni, Cézanne, Picabia. Rifà le proprie opere degli anni sessanta nel ciclo Sintetico dall'Inventario. balestrini - Centro Cultura Arte Contemporanea Via Isola 40, 17012 Albissola Marina (SV) ✆+39.347.5570706 balestriniarte@icloud.com – balestriniarte@gmail.com Nel 1976 è presente alla mostra Europa/America, l'astrazione determinata 1960-76 allestita presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Bologna. Nel 1978 torna alla Biennale di Venezia con le serie Al mare e Quadri equestri, opere dipinte con estrema grazia e leggerezza che costituiscono l'esempio di una ritrovata freschezza creativa. Viene invitato a Arte e critica 1980, al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1981 partecipa all'esposizione Identité italienne al Centre Georges Pompidou di Parigi. Sono di questo periodo i cicli Architetture, Cosmesi, Biplani e Orti botanici. Nel 1982 le sue opere partecipano alla rassegna Avanguardia/Transavanguardia alle Mura Aureliane di Roma. Marco Meneguzzo cura una sua personale alla Loggia Lombardesca di Ravenna. Concepisce una sequenza di dipinti di grandi dimensioni tra cui Biciclette e Ballerini. In quest'anno lo ritroviamo alla XL Biennale Internazionale d'Arte di Venezia. Nel 1984 è invitato nuovamente alla Biennale di Venezia. In contemporanea Alain Cueff presenta ai Piombi il ciclo Naturale sconosciuto, dove emerge la sua particolare attenzione nei confronti della natura. Nascono così i Gigli d'acqua, i Campi di grano, le Onde e una serie di quadri realizzati con la sabbia per una mostra sui deserti in Giordania. Anche le tele donate a Gibellina per la ricostruzione artistica dopo il terremoto scaturiscono da questo nuovo impulso pittorico. Nel 1985 a Firenze, in Piazza Santissima Annunziata, dipinge davanti a seimila persone la Chimera, un'opera monumentale di quattro metri per dieci che inaugura una rassegna sugli Etruschi. Si sposa con Monica De Bei da cui ha il figlio Marco, e la sua pittura si fa più densa e ricca di suggestioni. Nel 1988 la Galleria Adrien Maeght di Parigi inaugura la mostra Le secret de la jeunesse éternelle, un Faust dionysiaque. Grande appassionato di ciclismo, è l'unico italiano che per due volte disegna la maglia gialla del Tour de France. Nel 1989 è tra i protagonisti della rassegna Arte italiana del XX secolo, organizzata dalla Royal Academy di Londra. Sue personali sono allestite al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e al Padiglione d'Arte Contemporanea di Ferrara. Nel 1990, dopo un decennio di pittura intensa dove ha prodotto molti tra i suoi lavori più emozionanti, inaugura la riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma con Divulgare, una rassegna di opere di dimensioni eccezionali elaborate con le prime tecnologie digitali. Le immagini riprodotte uniscono alla dimensione dell'inconscio la realtà filtrata dalla televisione. I grandi quadri rappresentano le nuove visioni satellitari, le urgenze ambientali, la guerra. Il suo impegno civile si estende realizzando dei lavori a sostegno delle campagne di Greenpeace, Acnur e di molte altre associazioni di volontariato. Nel 1991 realizza la mostra Estroverso alla Galleria Mazzoli di Modena. Crea i bozzetti per la scenografia della Norma di Vincenzo Bellini per il Teatro Petruzzelli di Bari. La Biennale di Venezia del 1993, curata da Achille Bonito Oliva, gli offre una sala personale nella sezione Slittamenti. Nel 1994 partecipa alla rassegna The Italian Metamorphosis, 1943-1968, organizzata al Solomon R. Guggenheim Museum di New York; nel 1996 espone in Spagna e in America Latina con la mostra Musa ausiliaria, un omaggio nei confronti della televisione. Le opere di questi anni testimoniano il suo rinnovato interesse per la tecnologia. Nel 1996 la Stet-Telecom gli commissiona una nuova immagine della società in occasione della presentazione della rete internet sul territorio italiano. Schifano coglie immediatamente le possibilità del web che con il suo accesso illimitato estende le possibilità delle arti visive e la novità delle fibre ottiche che velocizzano la comunicazione, tanto da dedicargli un'opera che ne diventa il simbolo. Si dedica alla fotografia ed espande e moltiplica la produzione di quadri seriali utilizzando la televisione come medium commerciale. Nel 1997 partecipa a Minimalia, a Palazzo Querini Dubois di Venezia. Muore a 63 anni il 26 gennaio 1998 dopo un infarto cardiaco nel suo studio di via delle Mantellate a Trastevere. La sua ampia a smisurata produzione pittorica è rappresentata dall'Archivio Mario Schifano, fondato nel 2003 dagli eredi. (Da: "Archivio Mario Schifano", 2019)

Opening: 13 aprile 2019 ore 18

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